Fedro ha scritto: ↑19/06/2026, 8:32
ma perché portare sino a qui, le proprie opinioni pure sull'asparsa, come se nascondesse una promessa di felicità (per quale soggetto)?
Il mondo di Cesare, d'altronde, continua ad esserci per tutti, indifferentemente: e in questo le valutazioni si fanno, rivestendo ciascuno, una responsabilità di esistenza relativa o karmica.
Concordo, nulla si può dire sull'asparsa proprio perchè non è un oggetto della conoscenza, non è pensabile, traducibile con parola, eppure se ne parla, si dibatte, si concettualizza, si scelgono antichissimi sutra per poi poterli commentare secondo propria, individuale (duale) visione.
La pasta continua a lievitare: libri, articoli, e arguti dialoghi con l'IA AI. Certe visioni (espresse dai sutra e dalle chiose dei commentatori) sono oltre il tempo, spazio, causalità, sono quel punto fermo che prima o poi calamita tutte le menti pensanti e filosofeggianti. Sono l'Essere conoscenza, brahmavidya, nel per sempre. Conoscenza istantanea, contemporanea in ogni esistente che esiste ancora nel qui e là, nel prima o nel poi, ma che c'è solo nel qui e ora, lo schermo dove scorre il film.
L’advaita, l’asparsa, sono oltre la possibilità della mente empirica. Cercare di concettualizzarli vuol dire atterrarli, vuol dire tradire quella stessa testimonianza che la tradizione tramanda e di cui ci sentiamo onorati di raccoglierne qualche briciola di polvere dei suoi piedi e spargerla nel vento.
Un po' come quel vento che in questi giorni si invoca e si ringrazia quando attenua per qualche minuto la calura estiva che ha un solo pregio: svuota la mente, troppo caldo per tenerla in carburazione.
In un forum dove si dialoga tra noi però, secondo me, si può offrire qualcosa della propria visione personale, del percorso (non percorso) che si sta conducendo. La testimonianza ci è stata lasciata di indicazione, di direzione, ma come facevi notare giustamente (puntando il dito su di me, tapina) non se ne può parlare, nessun Conoscitore-Testimone (autorevole) può o potrebbe descrivere in termini concettuali, comprensibili alla mente sensoriale, cosa sia l’asparsa, cosa sia la realizzazione metafisica. Creerebbe ulteriori sostegni a cui il ricercatore si aggrapperebbe immediatamente.
Figurati se ne parliamo noi. Come ci diceva Bo esiste una tradizione che si porge a sostegno di coloro che pur non potendo praticare (la via asparsa, che atterrisce anche i più grandi degli yogi) credono di praticarla, e trovano nella dedizione alla via, al maestro, alla tradizione stessa quel sostegno che li conduce sino a dove possono veramente imboccare quella via non duale che qui né là esiste.
Come si dice nel famoso detto che il nostro Autista utilizzava come firma, ai tempi, qualcuno ha da sempre indicato un percorso, una via, (Plotino docet: Il magistero non va oltre questo limite, di additare cioè, la via e il viaggio) ma ci tocca restare consapevoli che realizzare non è, e non coincide affatto, con concettualizzare perchè “la visione è già tutta un'opera personale di colui che ha voluto contemplare".
In questo senso dicevo che non ci sono problemi, ognuno porta la propria visione, se ritiene, il resto rientra, proprio come dici tu, nella sfera della responsabilità di esistenza relativa o karmica, che comprende, secondo me, anche la capacità di entrare in relazione, di dialogare, di interfacciarsi con la visione dell'altro senza creare contrapposizione o solo per definire etichettando: questo è new age, questo non è new age.
Tutta fuffa, mentale, manasica.
Non c'è nessuna tecnica di meditazione consigliata, l'invito è restare a contemplare, che è sinonimo di realizzare e non di pensare, credere, capire, opinare.