Il gruppo che cura Vedanta.it inizia ad incontrarsi sul web a metà degli anni 90. Dopo aver dialogato su mailing list e forum per vent'anni, ha optato per questo forum semplificato e indirizzato alla visione di Shankara.
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Grazie

Quale tecnica di meditazione mi consigli?

La via senza sostegno, nella pura presenza.
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cielo
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Quale tecnica di meditazione mi consigli?

Messaggio da cielo » 15/06/2026, 19:21

Allego un brano tratto da un articolo sul sito che condensa "l'istruzione asparsa" a cui però preferisco non aggiungere parole. Dico a me stessa che se la mente smette di lucidare l'argenteria forse la comprensione sboccerà e illuminerà la stanza, si spera vuota.

L'articolo completo lo trovate qui



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D - Quale tecnica di meditazione mi consigli?

R - Nessuna. Una volta acquisita la capacità di concentrarsi, è opportuno iniziare a vivere in consapevolezza: essere presenti a se stessi sempre. Questa è la meditazione o meglio, questo significa essere se stessi.
In ogni istante bisogna essere presenti, ossia non pensare al passato o al futuro (tranne dove queste valutazioni siano parte dell'azione che si compie: progettazione, studio storico, educazione, etc. etc.), senza aderire alle azioni, lasciandone i frutti a chi li voglia cogliere (karma yoga). Oppure vedendo come tutto espressione del Divino e quindi non appartenente a noi (bhakti yoga) oppure come espressione del movimento che discriminiamo nel distacco (jnana yoga).
Quando si giunge alla consapevolezza che l'ente è la Pura Realtà che si manifesta su diversi piani che sostiene Esso stesso, allora c'è il cammino senza sostegni, ossia cade ogni relazione con maya (pur assistendovi, pur vedendola (Asparsa Yoga), ossia l'ente colta la propria Pura Realtà si riconosce come Realtà Assoluta o Brahman.
Non c'è una azione o un insieme di azioni che ci possa condurre alla realizzazione, per il semplice fatto che noi siamo già ciò che siamo, quindi qualsiasi azione può solo allontanarci dalla nostra natura di Pura Realtà.

Bodhananda - Dialogo sulla ML SB - 13/09/02

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Re: Quale tecnica di meditazione mi consigli?

Messaggio da Fedro » 15/06/2026, 20:01

cielo ha scritto:
15/06/2026, 19:21
Dico a me stessa che se la mente smette di lucidare l'argenteria forse la comprensione sboccerà e illuminerà la stanza, si spera vuota
Consigli una pratica, smentendola già nei presupposti...

cielo
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Re: Quale tecnica di meditazione mi consigli?

Messaggio da cielo » 16/06/2026, 8:23

Fedro ha scritto:
15/06/2026, 20:01
cielo ha scritto:
15/06/2026, 19:21
Dico a me stessa che se la mente smette di lucidare l'argenteria forse la comprensione sboccerà e illuminerà la stanza, si spera vuota
Consigli una pratica, smentendola già nei presupposti...
Non ho capito cosa intendi, quale pratica avrei consigliato postando un brano in cui si afferma che: "Non c'è una azione o un insieme di azioni che ci possa condurre alla realizzazione, per il semplice fatto che noi siamo già ciò che siamo, quindi qualsiasi azione può solo allontanarci dalla nostra natura di Pura Realtà."? La non pratica?
Tuttalpiù ho consigliato a me stessa di smettere di lucidare l'argenteria con la mente che vuole sempre agire, organizzare, programmare e ci tiene molto allo "splendore" delle proprie idee considerandole di valore quando invece sono solo apparenze che come sono venute se ne possono anche andare, così non creando ingombro.

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Re: Quale tecnica di meditazione mi consigli?

Messaggio da Fedro » 16/06/2026, 9:52

cielo ha scritto:
16/06/2026, 8:23
Fedro ha scritto:
15/06/2026, 20:01
cielo ha scritto:
15/06/2026, 19:21
Dico a me stessa che se la mente smette di lucidare l'argenteria forse la comprensione sboccerà e illuminerà la stanza, si spera vuota
Consigli una pratica, smentendola già nei presupposti...
Non ho capito cosa intendi, quale pratica avrei consigliato postando un brano in cui si afferma che: "Non c'è una azione o un insieme di azioni che ci possa condurre alla realizzazione, per il semplice fatto che noi siamo già ciò che siamo, quindi qualsiasi azione può solo allontanarci dalla nostra natura di Pura Realtà."? La non pratica?
Tuttalpiù ho consigliato a me stessa di smettere di lucidare l'argenteria con la mente che vuole sempre agire, organizzare, programmare e ci tiene molto allo "splendore" delle proprie idee considerandole di valore quando invece sono solo apparenze che come sono venute se ne possono anche andare, così non creando ingombro.
Intanto direi che, Bodhananda, indicando:
In ogni istante bisogna essere presenti, ossia non pensare al passato o al futuro
non propone un fare, per ottenere un obiettivo (in questo senso quindi, non è una meditazione nel senso comune e stretto del termine) essendo in essenza, già ciò che si è (da cui il riconoscimento, se vi è)
ma la pura contemplazione di sè H24, nella non adesione e nel distacco.
Dunque sin qui, il proporselo, sarebbe soltanto una "buona intenzione" da come tu stessa dici:
Dico a me stessa che se la mente smette di lucidare l'argenteria forse la comprensione sboccerà e illuminerà la stanza, si spera vuota
ho consigliato a me stessa di smettere di lucidare l'argenteria con la mente che vuole sempre agire, organizzare, programmare e ci tiene molto allo "splendore" delle proprie idee considerandole di valore quando invece sono solo apparenze che come sono venute se ne possono anche andare, così non creando ingombro.
Ora, perchè ho detto che ciò che dici contravviene l'indicazione di Bodhananda?
Se egli indica la presenza di sè in ogni istante, senza aderire ai pensieri sul passato e futuro
(se non per questioni pratiche)
significa che non c'è più alcuno spazio per il desiderio di un obiettivo da raggiungere
(la comprensione che illumina la stanza, la speranza che la stanza sia vuota, dici?
E non sono pensieri a cui la tua mente aderisce desiderando un obiettivo migliore, rispetto ad un presente più carente che valuti?)
Quindi, mi chiedo: che c'entrano i buoni propositi, i desideri e aspirazioni della mente, se tale pratica ne indica proprio l'azzeramento, accettando ciò che c'è?
Ora, ciò non significa ovviamente, che possiamo/dobbiamo sbarrare l'ingresso ai pensieri proiettivi, desideri e bei ricordi (mi sembra tral'altro impossibile o pericoloso... ) quanto semplicemente accoglierli, riconoscerli dal subconscio nel quale risiedono, e lasciarli andare così come sono arrivati (non aderenza, dice).
Per questo dicevo che, presentare questa indicazione di Bodhananda con presupposti che la contraddicono, mi hanno lasciato perplesso: è come dire che offri un gelato di cui ti hanno detto che è buono, e a cui vuoi credere, perchè così è tutto più bello, e non perchè lo hai assaggiato.

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Re: Quale tecnica di meditazione mi consigli?

Messaggio da cielo » 17/06/2026, 7:46

cielo ha scritto:
16/06/2026, 8:23
ho consigliato a me stessa di smettere di lucidare l'argenteria con la mente che vuole sempre agire, organizzare, programmare e ci tiene molto allo "splendore" delle proprie idee considerandole di valore quando invece sono solo apparenze che come sono venute se ne possono anche andare, così non creando ingombro.
Fedro ha scritto:
16/06/2026, 9:52

Ora, perchè ho detto che ciò che dici contravviene l'indicazione di Bodhananda?
Se egli indica la presenza di sè in ogni istante, senza aderire ai pensieri sul passato e futuro
(se non per questioni pratiche)
significa che non c'è più alcuno spazio per il desiderio di un obiettivo da raggiungere
(la comprensione che illumina la stanza, la speranza che la stanza sia vuota, dici?
E non sono pensieri a cui la tua mente aderisce desiderando un obiettivo migliore, rispetto ad un presente più carente che valuti?)
Quindi, mi chiedo: che c'entrano i buoni propositi, i desideri e aspirazioni della mente, se tale pratica ne indica proprio l'azzeramento, accettando ciò che c'è?
Ora, ciò non significa ovviamente, che possiamo/dobbiamo sbarrare l'ingresso ai pensieri proiettivi, desideri e bei ricordi (mi sembra tral'altro impossibile o pericoloso... ) quanto semplicemente accoglierli, riconoscerli dal subconscio nel quale risiedono, e lasciarli andare così come sono arrivati (non aderenza, dice).
Per questo dicevo che, presentare questa indicazione di Bodhananda con presupposti che la contraddicono, mi hanno lasciato perplesso: è come dire che offri un gelato di cui ti hanno detto che è buono, e a cui vuoi credere, perchè così è tutto più bello, e non perchè lo hai assaggiato.
La mia mente aderisce a un sacco di cose, è come l'argento vivo che si infila nelle fessure cambiando forma, proponendo soluzioni, obiettivi, desiderando e immaginando (non so la tua cosa fa, dimmelo tu). Troppo facile dire che la possiamo usare "per questioni pratiche", potenzialmente essendo che la pratica è vivere, la usiamo quando siamo consci di vivere e ci muoviamo col corpo fisico, ma anche quando sogniamo che si prende tutto lo spazio che nella veglia non riesce a riempire con le sue fantasticherie immaginifiche. La usiamo in ogni relazione con l'altro, essendo che la mente vive e si alimenta nel duale, abbiamo altri tutt'attorno a noi. Fa parte delle questioni pratiche? Direi di sì, chi scrive a chi? Io scrivo a te e tu rispondi a me, mentre entrambi sogniamo che l'Uno è Tutto e il Tutto l'Uno.

Mi viene in mente quella storiella indiana in cui un guru chiede all'aspirante discepolo, mostrandogli un contadino che tiene una mucca alla catena: "Chi è che tiene l'altro alla catena, è l'uomo che tiene la mucca o è la mucca che tiene l'uomo?".
Che trasposto sarebbe, è la buddhi (la facoltà discriminante e distaccata che valuta il mondo esterno senza più coinvolgimenti emotivi e sensoriali) che tiene legato il manas (la mente sensoriale che si lascia attirare dal divenire e dal movimento delle cose, sotto l'egida dei cinque cavalli dei sensi, e che vive per lo più nel passato, nella memoria di citta (il tessuto della mente con tutti i fili dei ricordi e dei buoni propositi)?

Prosegue la storia...
L'aspirante discepolo, molto sicuro di sè, risponde: "Ma è l'uomo che tiene la mucca!"
In quel momento, tira tira, si spezza la catena e l'uomo a correre dietro la mucca in fuga...".

Per quello che mi riguarda, se ancora i residui del desiderio agiscono e mi trascinano verso l'esterno, smetto di correre dietro alla mucca, tanto quella, quando è ben sazia, stremata e ancora affamata, nonostante abbia brucato qua e là, torna nella stalla.

Comunque, qualche leccata di gelato l'ho data e certi gelati restano così buoni che sarebbe disdicevole non offrirli, magari qualcuno riesce ad afferrare tutto il cono. Chi lo sa.

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Re: Quale tecnica di meditazione mi consigli?

Messaggio da Fedro » 17/06/2026, 9:19

cielo ha scritto:
17/06/2026, 7:46
qualche leccata di gelato l'ho data e certi gelati restano così buoni che sarebbe disdicevole non offrirli, magari qualcuno riesce ad afferrare tutto il cono. Chi lo sa.
Puoi pure mettere l'indirizzo delle migliori gelaterie, se lo ritieni opportuno, figurati.
Anzi, essendo ormai il forum soltanto una stanza disabitata, la si può popolare di gelaterie, magari entra qualcuno e,
come dici: "riesce ad afferrare tutto il cono".
Non mi sarebbe mai venuto in mente di presentare così l'asparsa, con un respiro dolce più del dolce di un cono (la mia era ovviamente una battuta, riguardo il gelato) come ogni attrazione new age che si rispetti.
(Ammetto che continua a sembrarmi un messaggio contraddittorio, ma sarà sicuramente un mio limite.)

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Re: Quale tecnica di meditazione mi consigli?

Messaggio da cielo » 17/06/2026, 9:26

Fedro ha scritto:
17/06/2026, 9:19
cielo ha scritto:
17/06/2026, 7:46
qualche leccata di gelato l'ho data e certi gelati restano così buoni che sarebbe disdicevole non offrirli, magari qualcuno riesce ad afferrare tutto il cono. Chi lo sa.
Puoi pure mettere l'indirizzo delle migliori gelaterie, se lo ritieni opportuno, figurati.
Anzi, essendo ormai il forum soltanto una stanza disabitata, la si può popolare di gelaterie, magari entra qualcuno e,
come dici: "riesce ad afferrare tutto il cono".
Non mi sarebbe mai venuto in mente di presentare così l'asparsa, con un respiro dolce più del dolce di un cono (la mia era ovviamente una battuta, riguardo il gelato) come ogni attrazione new age che si rispetti.
(Ammetto che continua a sembrarmi un messaggio contraddittorio, ma sarà sicuramente un mio limite.)
non creiamoci problemi dove non ci sono, l'asparsa è anche (secondo me) quello sguardo che "vede senza vedere", gusta senza gustare e lascia andare ogni valutazione (sul forum, sui gelati, sugli utenti...)
Qui e ora siamo qua, a scambiare, va bene così.

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Re: Quale tecnica di meditazione mi consigli?

Messaggio da Fedro » 19/06/2026, 8:32

cielo ha scritto:
17/06/2026, 9:26

non creiamoci problemi dove non ci sono, l'asparsa è anche (secondo me) quello sguardo che "vede senza vedere", gusta senza gustare e lascia andare ogni valutazione (sul forum, sui gelati, sugli utenti...)
Qui e ora siamo qua, a scambiare, va bene così.
ma perché portare sino a qui, le proprie opinioni pure sull'asparsa, come se nascondesse una promessa di felicità (per quale soggetto)?
Il mondo di Cesare, d'altronde, continua ad esserci per tutti, indifferentemente: e in questo le valutazioni si fanno, rivestendo ciascuno, una responsabilità di esistenza relativa o karmica.

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Re: Quale tecnica di meditazione mi consigli?

Messaggio da cielo » 23/06/2026, 8:20

Fedro ha scritto:
19/06/2026, 8:32

ma perché portare sino a qui, le proprie opinioni pure sull'asparsa, come se nascondesse una promessa di felicità (per quale soggetto)?
Il mondo di Cesare, d'altronde, continua ad esserci per tutti, indifferentemente: e in questo le valutazioni si fanno, rivestendo ciascuno, una responsabilità di esistenza relativa o karmica.
Concordo, nulla si può dire sull'asparsa proprio perchè non è un oggetto della conoscenza, non è pensabile, traducibile con parola, eppure se ne parla, si dibatte, si concettualizza, si scelgono antichissimi sutra per poi poterli commentare secondo propria, individuale (duale) visione.
La pasta continua a lievitare: libri, articoli, e arguti dialoghi con l'IA AI. Certe visioni (espresse dai sutra e dalle chiose dei commentatori) sono oltre il tempo, spazio, causalità, sono quel punto fermo che prima o poi calamita tutte le menti pensanti e filosofeggianti. Sono l'Essere conoscenza, brahmavidya, nel per sempre. Conoscenza istantanea, contemporanea in ogni esistente che esiste ancora nel qui e là, nel prima o nel poi, ma che c'è solo nel qui e ora, lo schermo dove scorre il film.

L’advaita, l’asparsa, sono oltre la possibilità della mente empirica. Cercare di concettualizzarli vuol dire atterrarli, vuol dire tradire quella stessa testimonianza che la tradizione tramanda e di cui ci sentiamo onorati di raccoglierne qualche briciola di polvere dei suoi piedi e spargerla nel vento.
Un po' come quel vento che in questi giorni si invoca e si ringrazia quando attenua per qualche minuto la calura estiva che ha un solo pregio: svuota la mente, troppo caldo per tenerla in carburazione.

In un forum dove si dialoga tra noi però, secondo me, si può offrire qualcosa della propria visione personale, del percorso (non percorso) che si sta conducendo. La testimonianza ci è stata lasciata di indicazione, di direzione, ma come facevi notare giustamente (puntando il dito su di me, tapina) non se ne può parlare, nessun Conoscitore-Testimone (autorevole) può o potrebbe descrivere in termini concettuali, comprensibili alla mente sensoriale, cosa sia l’asparsa, cosa sia la realizzazione metafisica. Creerebbe ulteriori sostegni a cui il ricercatore si aggrapperebbe immediatamente.
Figurati se ne parliamo noi. Come ci diceva Bo esiste una tradizione che si porge a sostegno di coloro che pur non potendo praticare (la via asparsa, che atterrisce anche i più grandi degli yogi) credono di praticarla, e trovano nella dedizione alla via, al maestro, alla tradizione stessa quel sostegno che li conduce sino a dove possono veramente imboccare quella via non duale che qui né là esiste.

Come si dice nel famoso detto che il nostro Autista utilizzava come firma, ai tempi, qualcuno ha da sempre indicato un percorso, una via, (Plotino docet: Il magistero non va oltre questo limite, di additare cioè, la via e il viaggio) ma ci tocca restare consapevoli che realizzare non è, e non coincide affatto, con concettualizzare perchè “la visione è già tutta un'opera personale di colui che ha voluto contemplare".

In questo senso dicevo che non ci sono problemi, ognuno porta la propria visione, se ritiene, il resto rientra, proprio come dici tu, nella sfera della responsabilità di esistenza relativa o karmica, che comprende, secondo me, anche la capacità di entrare in relazione, di dialogare, di interfacciarsi con la visione dell'altro senza creare contrapposizione o solo per definire etichettando: questo è new age, questo non è new age.
Tutta fuffa, mentale, manasica.

Non c'è nessuna tecnica di meditazione consigliata, l'invito è restare a contemplare, che è sinonimo di realizzare e non di pensare, credere, capire, opinare.

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Re: Quale tecnica di meditazione mi consigli?

Messaggio da cielo » oggi, 10:00

Dopo l'applicazione del metodo del neti neti per mostrare all'aspirante ricercatore spirituale che nessuna tecnica di meditazione, potrà dargli "la realizzazione del Sè", che nessun fare condurrà all'Essere, che nessuna conoscenza pur se acquisita con sforzo e dedizione, sarà la brahmavidya, che è Puro Silenzio, scorrimento nel flusso, pur immobile nella sua eternità e contemporaneità di Presenza autorisplendente, l'istruttore dà anche qualche indicazione su un possibile fare (iti iti?) che favorisca il rallentamento del flusso mentale e una certa stabilità interiore per non interferire con l'onda che arriva e possibilmente non affogarci dentro.

A volte accostando certe crudezze (iniziare a vivere in consapevolezza: essere presenti a se stessi sempre, in ogni istante) l'aspirante può cominciare a credere che il non fare sia la soluzione, che smettere di fare sia di per sè stesso la chiave giusta per la "realizzazione" e ne fa verbo di Verità a sè stesso e magari pure agli altri. Con qualche rischio di restare intrappolato nella propria bolla di sapone, fatta di meravigliose idee e convinzioni, inebriato e separato, a contemplare le iridescenze della superficie del mondo cangiante.

Ugualmente chi pratica con convinzione e devozione su uno specifico percorso, spesso afferma di averne benefici e riscontri e condivide con entusiasmo le conclusioni a cui è giunto, ma poi, col tempo, potrebbe nuovamente provare quel senso di mancanza interiore, quella sofferenza di desideri irrisolti che impulsano a un altro fare, che creano un altro oggetto a cui tendere, da avere per sentirsi meglio e più convinto a rimanere sul percorso. Quale percorso? Solo Essere.

E la ricerca così non smette mai, si salta da un percorso all'altro, si sale e si scende la montagna da tutte le "otto direzioni dello spazio" senza mai arrivare in cima, solo sforzi per non rotolare giù dai pendii. Purtroppo c'è ancora la convinzione che ci sia una montagna da scalare, una cima da raggiungere, sangue da spargere lungo il viaggio, sacrifici e rinunce da fare, da noi stessi imposti per "migliorare" ciò che siamo.
Ma poi si comprende che anche il desiderio di raggiungere il Brahman è da dissolvere. La trave che tiene tutto.
Mi consolo a pensare che il bocciolo del fiore si apre quando è il suo momento, a cercare di aprirlo con le mani si guasta il calice.

Così su questa altalena di fare e non fare, di agire e non agire (ognuno sul proprio binario di dharma-karma, a guidare il suo carro con più o meno consapevolezza e fortuna) qualcosa sul "fare" e sul "meditare" viene detto, nei testi tradizionali in cui si tratta di asparsa e di non generazione ulteriore di movimento e pensiero (ajati).
Prima per marcare che qualsiasi rituale: "stimola il processo di identificazione e differenziazione, invece di favorirne la dissoluzione. Infatti per poter invitare o evocare il Divino, anche nell’identità, occorre prima immaginarlo altro da sé, affermando la differenziazione dell’essere individuato dall’Essere in sé: invece di favorire un processo di integrazione, inizialmente si consolida la scissura".

Così a un certo punto ci si può rendere conto che tutti questi percorsi formali al Divino (giaculatorie, mantra, la lettura di brani sacri, l'offerta di forme sacrificali, fiori, foglie, latte, pane, vino, etc., il seva e la meditazione stessa) nulla attengono al Sè, e sono comunque un praticare all'interno del contingente, del sensibile, del dominio dei sensi, della mente immaginifica e della volontà dell'io (sono questo e quello, io e mio) che ancora cerca la "trasformazione" utilizzando le categorie, che sono comunque desunte dal sensibile.
Non c'è un da questo a Quello, c'è solo Quello.

Ecco che la compassione dell'istruttore ci indica la finalità della meditazione "vera", anche se a parlare è un avadhuta (un vestito di cielo) che in tutto il testo marca la non distinzione e l'unicità del tutto, la globalità della conoscenza che è come il Cielo, esistenza omogenea e continua a prescindere dalla colorazione che possiamo vedere con i nostri occhi fisici e mentali nello scorrere del tempo, in uno spazio che si è aperto per consentirci la venuta alla Luce per un pugno di anni che non si sa quanti saranno.
Mi piace pensare che se si indossa il cielo si è invisibili, impalpabili, senza più forma separata: "la mia forma è svanita e sono libero da ogni male".


"Condurre il Divino nel proprio mondo non è certo la via diretta per un aspirante che ambisca alla realizzazione non duale. Vediamo come alcuni aspiranti meditino per anni senza il risultato sperato se non un progressivo miglioramento e innalzamento della posizione coscienziale, spesso perché si sono erroneamente convinti che esistano delle pratiche che possano determinare la realizzazione.
Il miglioramento che alcuni aspiranti possono notare, non è una conseguenza diretta della meditazione, è conseguenza del rallentamento dell’attività mentale durante la pratica meditativa.
La vera pratica meditativa è quella che consiste nella non-interferenza col flusso mentale e interiore, nella sua non alimentazione, nel non intervenire in processi di valutazione. E' il processo di discriminazione (viveka), non fra bene e male, ma fra ciò che è reale e ciò che non lo è. E forse reale una emozione, un pensiero, una aspettativa?"
(Avadhutagita, Capitolo IV, commento di Bodhananda, pag. 159)
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