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Fermi quale punto al centro

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cannaminor
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Fermi quale punto al centro

Messaggio da cannaminor » 23/10/2016, 11:07

« Sarebbe bene, studiando e meditando l'Advaita Vedānta, tener presente queste considerazioni e, nel fare la sādhanā, saper rimanere fermi quale punto al centro del proprio sistema psico-fisico, ed essere temprati per affrontare tutti gli ostacoli dell'avidyā a livello individuale, e della maya a livello universale. »

Sono alcune note tratte dal più ampio commento di Raphael al sutra 46 del Dṛgdṛśyaviveka postato sul sito vedanta it.
Notavo per l'ennesima volta come venga rimarcato il "saper rimanere fermi quale punto al centro", o almeno il tendere all'attuarlo, attenzionarlo, meditarlo, di identica proposizione dell'atmavichara di Ramana.

« Chiedersi "Chi sono io ?" in realtà significa cercare di scoprire la sorgente dell'ego o del pensiero "io" che è la sorgente di tutti gli altri pensieri. Significa che devi scoprire dove sorge in te il pensiero "io", che è la sorgente di tutti gli altri pensieri.
Scopri la sorgente. Devi raggiungere la sorgente senza fallire. Il falso "io" sparirà e l'"io" reale verrà realizzato. Il primo non può esistere separato dal secondo. Ora c'è un'erronea identificazione del Sè col corpo, i sensi, eccetera. Tu procedi a scartarli, e questo è neti. Ciò si può fare solo trattenendo ciò che non si può scartare. Quello è iti, quello che è. » (Pag 90 "Sii ciò che sei" a cura di David Godman)

Il "punto al centro" c'è, è, siamo, noi tutti (siamo) quel punto al centro, lo stesso identico centro di tutti per tutti.
Non posso non domandarmi, e me lo sono domandato spesso, ma perchè dirigere la nostra ricerca, la nostra sadhana per infinite strade alterne nel mondo, nel fenomenico, nel mentale e pensiero, e non parlo di mondo in senso deteriore e profano, parlo del mondo proprio in senso sacrale e sacro. Perchè cercare nel fenomenico, in tutte le sue sfumature, grossolane, sottili, persino causali e principiali quando il centro è lì, sempre lì, fermo lì in noi, presente in noi ad aspettarci?

Chi ce lo impedisce di direzionarci-si? Chi impedisce alla nostra volontà, di cercarlo, attenzionarlo, mirarlo, fissarlo? È sempre lì, non manca mai, è più presente del presente, del nostro presente quotidiano, di sogno, di sonno, quindi cosa ci imedisce di dirigerci-si? Perchè cercare delle strade, alterne, diverse e percorrerle, quando la strada (diretta) per giungervi è già lì davanti a noi in bella vista?

Perchè il giro "lungo" quando la Presenza è già presente in noi e c'è solo da "toccarla"?

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