LA SORGENTE
La sorgente è Una, ma quando la Sorgente divenne la manifestazione e la vita come la conosciamo, la base per
poter funzionare doveva essere la dualità.
L’Uno, il Brahman, doveva diventare due, Ishvara, ed i due i molti, Jiva, in manifestazione.
Le onde in movimento sono espressione del mare, ed il mare in quanto causa del movimento apparente,
espressione dell’acqua in assenza di moto.
L’individuo (jiva) non è altro che un riflesso della Totalità (Ishvara) il quale non è altro che un riflesso
dell’Assoluto (Brahman), e i tre non sono altro che un’unità coscienziale che opera a diverse dimensioni
esistenziali sebbene il generato è meno del generante.
In termini realizzativi il riflesso indica l’errata concezione, dovuta all’ignoranza, di ciò che lo precede e
l’estinzione del riflesso procede seguendo un’unica direzione:
Jiva ----------------> Entità separata
I
I
I
V
Ishvara ------------> Unico agente universale > esperienza (karma)
I
I
I
V
Brahman ----------> Principio Immobile > conoscenza (jnana)
Ciò che distingue l’entità separata dall’ Unico agente universale della manifestazione è la convinzione di
essere l’artefice personale dell’azione mentre in realtà è ciò che lo precede a determinare l’azione. Pertanto
nell’arrendersi a questo fatto il riflesso si riassorbe in ciò che lo ha generato.
Il Jiva è la conseguenza dell’identificazione di Ishvara con nome e forma in quanto entità separata, il quale
erroneamente si attribuisce la paternità dell’azione e la facoltà di scelta. Il conflitto nasce pertanto tra “ciò che
è”, le contingenze quotidiane prestabilite dalla Totalità, e “ciò che vorremmo fosse” dalla prospettiva
individuale. Ritenersi l’artefice personale dell’azione comporta inoltre il fardello dell’odio e del rancore nei
confronti delle cattive azioni commesse da altri, orgoglio e arroganza per le proprie buone azioni, e vergogna
e senso di colpa per le cattive azioni commesse nei confronti degli altri.
Il reintegro del riflesso individuale nella Totalità avviene come resa incondizionata alla volontà di quest’ultimo
che come presa di coscienza corrisponde all’assenza di aspettative per il futuro, lamentele nel presente e
rimpianti per il passato.
Il riassorbimento definitivo dell’Agente universale al Principio immobile avviene invece con l’estinzione del
concetto “Io sono”, il quale fungendo da punto di riferimento, genera il movimento apparente della dualità
“io” e “non io”, tra il testimone (purusa) e la sua espressione dinamica (prakriti). Pertanto nel comprendere
questo fatto il riflesso ishvarico che concerne l’esperienza fornita da questi due fattori, una volta esaurito il
suo compito si riassorbe nella conoscenza dell’unità brahmanica della consapevolezza onnipervadente in
assenza di moto.
Il Fuoco deve divorare il fuoco.