attraverso lʼamore possiamo fare nostre le esperienze degli altri,
ampliando così lʼazione vitale.
Porto innanzitutto la mia riflessione a questo passaggio a cui ci pone Bodhananda, e mi chiedo: cos'è l'amore per me?
Qualcosa che do, che ricevo, o che altrimenti può solo fluire oltre me stesso, e quindi che non mi appartiene?
So allora esserne, farmi strumento, e se esso risuona, viene percepito o suona vuoto inutilmente?
Altrimenti, forse non è... mi dico.
Di sicuro non ne dispongo, quindi posso solo cercare di pormi in ascolto di me e dell'esperienza degli altri quando si porgono in dialogo,
ampliando tale esperienza nell'azione vitale, come dice Bodhananda stesso.
In ultimo, so cosa mi sta chiedendo Bodhananda (pur non offrendo a me queste parole, in modo diretto, ma che colgo tutti possano disporne in amore?)
D'altronde se fosse un messaggio esclusivo, ovvero diretto a pochi, qui non avrebbe nemmeno luogo, che altri non è, di condivisione e testimonianza personale, come dalle sue stesse parole di presentazione di questo forum:
Considerate anche l'idea che questo sia un luogo di incontro e di lavoro interiore, non una platea su cui esibirsi o insegnare: liberi di portare le proprie esperienze e confrontarle con quelle di altri, così come liberi di studiare i brani presentati sui siti o sui periodici.
e quindi:
Presenza, presenza, presenza.
E quando cessa per lʼadesione ad altro dalla presenza,
ancora e comunque presenza.
Questo è il cammino.
Queste parole tuonano in me, più che risuonare, essendo il fulcro centrale di ciò che mi ha impresso a fuoco, come insegnamento, Bodhananda.
La presenza di sè, la consapevolezza, e che non ha argini, agenti, scopi, interessi o spazio per sè, ma che nasce innanzitutto come certezza che non vi è Conoscenza che possa appartenermi, quindi da poter o dover mostrare o convincersi di tutelare, conservare o detenere.
Ma se non ci poniamo qui, nello spazio della condivisione di questo luogo, in questa nullità in cui svanisce l'affermazione di idee sapute o credute, a che serve questo luogo?
Presenza, presenza, presenza...
nelle incertezze e mancanze, oltre le immagini personali da conservare, difendere o mostrare, in questa estrema e potente esortazione, colgo piuttosto il mostrarsi per come si è, nella consapevolezza che si offre oltre la mai abbandonata identità in cui spesso ci trincerariamo impauriti, la presenza che si offre nello svestirsi di ciò che non ci appartiene, nella nudità dalle maschere spirituali che tanto ci hanno accompagnato e di cui adornarsi per nasconderci.
Questo il mio augurio, come rinnovato auspicio di incontro oltre le maschere, steccati, posizioni, indicazione secondo cui è stato aperto (a tutti) questo luogo.