Il gruppo che cura Vedanta.it inizia ad incontrarsi sul web a metà degli anni 90. Dopo aver dialogato su mailing list e forum per vent'anni, ha optato per questo forum semplificato e indirizzato alla visione di Shankara.
Si raccomanda di tenere il forum libero da conflittualità e oscurità di ogni genere.
Grazie
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Riflessioni dal silenzio
Re: Riflessioni dal silenzio
dinamiche del branco e citazionismo
invalidano qualunque possibilità di scambio
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Re: Riflessioni dal silenzio
Dovresti fare un esempio pratico, per lasciar comprendere cosa intendi.latriplice ha scritto: ↑18/07/2017, 23:51Concentrati a realizzarsi come non agenti in quanto agenti? Che contraddizione tipica delle persone mondane agghindate in abiti spirituali. Mi dispiace, tu del Vedanta non hai capito un fico secco. L'hai solo interpretato ad uso e consumo personale. E non sei l'unico del resto. Ignorante. E poi si lamentano che questo forum è defunto.
Non so...un Realizzato che va a consumare una granita (evidentemente anche questo "fa".(uso le virgolette per non bloccarci su questo..)
Gli vien chiesto dal barista: che gusto sceglie?
Lui che risponde? Per caso:" qui non vi è scelta, ma accade che questo corpo mente intenda appagarsi di una granita, e emerge (per carità, non usare il verbo scegliere ndr) l'idea del gusto mandorla"...?
Cerchiamo di non diventare pallosi e irrealisti, insomma... Oppure, magari spiega con parole tue cosa intendi dire, grazie
Re: Riflessioni dal silenzio
Io la vedo come un'analisi sintetica e centrata sulla modalità forumistica/ social in generale e non necessariamente su qualche caso particolare
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latriplice
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Re: Riflessioni dal silenzio
Fedro ha scritto: ↑19/07/2017, 8:41Dovresti fare un esempio pratico, per lasciar comprendere cosa intendi.latriplice ha scritto: ↑18/07/2017, 23:51Concentrati a realizzarsi come non agenti in quanto agenti? Che contraddizione tipica delle persone mondane agghindate in abiti spirituali. Mi dispiace, tu del Vedanta non hai capito un fico secco. L'hai solo interpretato ad uso e consumo personale. E non sei l'unico del resto. Ignorante. E poi si lamentano che questo forum è defunto.
Non so...un Realizzato che va a consumare una granita (evidentemente anche questo "fa".(uso le virgolette per non bloccarci su questo..)
Gli vien chiesto dal barista: che gusto sceglie?
Lui che risponde? Per caso:" qui non vi è scelta, ma accade che questo corpo mente intenda appagarsi di una granita, e emerge (per carità, non usare il verbo scegliere ndr) l'idea del gusto mandorla"...?
Cerchiamo di non diventare pallosi e irrealisti, insomma... Oppure, magari spiega con parole tue cosa intendi dire, grazie
Ti posso consigliare la lettura della Bhagavad Gita che ho studiato e approfondito, fornendomi innumerevoli spunti di riflessione. E' un testo sul tema della realizzazione del Sé che è la comprensione indubitabile che esiste un solo Sé e che è privo del senso di limitazione imposta da una mente condizionata a credere nella propria incompletezza, separazione ed inadeguatezza. Un "individuo" che è fermamente stabilito in questa visione non duale non è toccato dalla sofferenza esistenziale dovuta all'identificazione con un corpo ed una mente soggetti a mutazione costante in un mondo in continua evoluzione.
La Gita è uno dei tre testi sorgenti del Vedanta assieme le Upanishad ed il Brahma Sutra. Il Vedanta è uno strumento consolidato dall'osservazione basato sull'auto-conoscenza, un corpo sistematico di insegnamenti che fornisce una mappa dettagliata attraverso il percorso ben rodato e definito alla liberazione (moksha), rimuovendo pazientemente ogni dubbio sulla natura del Sé. Essa spiega la distinzione che c'è tra il Sé (atma) ed il non-sé (anatma), la relazione che c'è tra la sorgente dell'azione (Ishvara), l'agente (jiva) che appartengono al non-sé, e la relazione apparente con il Sé non agente (atman).
Anche se è apparso dopo l'età vedica ha lo status di una Upanishad. Le Upanishad sono testi apposti a ciascun Veda che sono i documenti più antichi dell'umanità riguardo la natura non duale della realtà. Nelle Upanishad il Sé (atman) viene presentato nella sua natura essenziale di consapevolezza priva di nome e forma. Nella Gita viene personificato e appare come una persona con una visione non duale che è disposta a rivelarla ad Arjuna, la quintessenza dell'uomo comune che si considera l'agente artefice dell'azione, il cui bisogno di auto-conoscenza si impone durante una crisi esistenziale.
In risposta alla tua domanda di un realizzato (che ha una visione non duale) che va a consumare una granita, si esprime in prima persona esattamente come fa un non realizzato (che ha una visione duale) con l'unica differenza che sa che l'azione e colui che la sta compiendo è solo apparente e che quella apparenza è dovuta all'ignorare la natura del Sé (maya o non sé).
Splendidamente sintetizzato in questo verso:
18.Colui che vede il non-agire nell'agire e l'agire nel non-agire, quegli è il più savio fra gli uomini, è uno che ha realizzato lo yoga, che tutto ha compiuto.
Che significa che l'ente che intravede la consapevolezza (il non agire) sottostante le apparenze (l'agire) e viceversa, ha indiscutibilmente una visione non-duale (che ha realizzato lo yoga, che tutto ha compiuto).
Evidentemente tu non hai avuto una crisi esistenziale tale da sollecitare il desiderio ardente per l'auto-conoscenza.
Re: Riflessioni dal silenzio
Scusa, ma sono interessato soltanto alla tua esperienza, e non piu alla comprensione dai libri, grazie
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latriplice
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Re: Riflessioni dal silenzio
In termini esperienziali:Latriplice ha scritto:
In risposta alla tua domanda di un realizzato (che ha una visione non duale) che va a consumare una granita, si esprime in prima persona esattamente come fa un non realizzato (che ha una visione duale) con l'unica differenza che sa che l'azione e colui che la sta compiendo è solo apparente e che quella apparenza è dovuta all'ignorare la natura del Sé (maya o non sé).
A me succede quando sono in vacanza al mare dopo una giornata a cuocermi sotto il sole, il bisogno di recarmi ad un venditore ambulante di gelati che sovente passa ad intervalli regolari sulla spiaggia di consumare una granita: "Mi scusi, mi farebbe una granita alla menta? Grazie, quanto le devo? Buongiorno".
Tutto questo ben sapendo (jnana) che sono il testimone distaccato di questo evento apparente (karma) che ha luogo nel corpo sottile sede dell'esperienza che io non sono, ed estremizzando in conformità alla visione non duale, che questo evento apparente non è altro che me stesso.
Comunque dovresti studiare più a fondo i testi piuttosto che interessarti delle esperienze altrui e paragonarle alle tue.
Buona giornata.
Re: Riflessioni dal silenzio
Evidentemente continui ad inferire sulla sofferenza altrui, giudicando, sproloquiando e sentenziando a destra e manca senza offrire un oncia della tua esperienza di sofferenza.Evidentemente tu non hai avuto una crisi esistenziale tale da sollecitare il desiderio ardente per l'auto-conoscenza.
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latriplice
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Re: Riflessioni dal silenzio
L'esperienza di sofferenza è mia fintantoché mi reputo l'agente personale dell'azione. Se questa credenza viene a cadere non c'è alcun karma che mi appartiene, pertanto alcuna sofferenza che mi riguardi. Questa è l'essenza di moksha, liberazione. Questo non significa che la sofferenza cessi completamente, semplicemente smetti di associarti con qualcosa che non sei.Mauro ha scritto: ↑20/07/2017, 11:24Evidentemente continui ad inferire sulla sofferenza altrui, giudicando, sproloquiando e sentenziando a destra e manca senza offrire un oncia della tua esperienza di sofferenza.Evidentemente tu non hai avuto una crisi esistenziale tale da sollecitare il desiderio ardente per l'auto-conoscenza.
Studia invece di riempire il forum delle tue esperienze da samsarin.
Re: Riflessioni dal silenzio
No nessun paragone, non c'era questo intento/competizione; piuttosto a me non sembra serva molto che mi applichi a comprendere i testi tramite le mie inferenze, ma laddove mi ritrovo senza il dover comprendere.latriplice ha scritto: ↑20/07/2017, 11:23
Comunque dovresti studiare più a fondo i testi piuttosto che interessarti delle esperienze altrui e paragonarle alle tue.
Buona giornata.
Stesso motivo per cui preferisco che il mio interlocutore esponga il laddove si ritrovi
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latriplice
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Re: Riflessioni dal silenzio
Beata ignoranza.Fedro ha scritto: ↑20/07/2017, 11:49No nessun paragone, non c'era questo intento/competizione; piuttosto a me non sembra serva molto che mi applichi a comprendere i testi tramite le mie inferenze, ma laddove mi ritrovo senza il dover comprenderelatriplice ha scritto: ↑20/07/2017, 11:23
Comunque dovresti studiare più a fondo i testi piuttosto che interessarti delle esperienze altrui e paragonarle alle tue.
Buona giornata.
"...piuttosto a me non sembra serva molto che mi applichi a comprendere i testi tramite le mie inferenze..."
Si vede che non hai studiato il Vedanta con il metodo che prescrive:
L’auto-indagine, il Vedanta, ha tre fasi. Il primo si chiama shravana, ascolto. Questa fase consiste nel sospendere temporaneamente le idee che hai riguardo te stesso e ascoltare cosa ha da dire l’insegnante con una mente aperta. Solo dopo aver ascoltato attentamente senza critica o giudizio puoi riprendere le tue idee ed esaminarle alla luce del Vedanta, ma non viceversa. Se valuti il Vedanta sulla base di quello che pensi o senti (inferenze), non funzionerà per il semplice motivo che se quello che pensi fosse stato totalmente in linea con il Vedanta, non saresti alla ricerca della libertà attraverso il Vedanta in primo luogo. Pertanto è importante esaminare le tue vedute secondo la logica del Vedanta, mantenere quelle che sono in armonia con la verità di ciò che sei, e scartare il resto.
Questo processo è la seconda fase dell’auto-indagine denominata manana, riflessione.
Una volta che ti sei sbarazzato delle false idee che hai di te stesso dovute all’abitudine, i modelli di pensiero negativi che hai precedentemente sviluppato da loro possono continuare a sorgere. Quando ciò accade è necessario riportare la tua mente alla conoscenza di chi sei di continuo fino a che le tendenze negative cessano o perlomeno sono attenuate.
Questa fase si chiama nididhyasana, assimilazione, che consiste nel conformare il tuo pensiero coerentemente con ciò che sei veramente, anche se ai fini di moksha, shravana, l'ascolto è sufficiente e se non dovesse bastare manana, la contemplazione di ciò che si è udito.
E questo è tutto ciò che concerne in Vedanta, nulla di fantasioso o mistico. È solo un mezzo diretto e pratico di conoscenza che ti aiuta a rivalutare le supposizioni non esaminate che fai riguardo alla tua esperienza quotidiana, vale a dire, che sei una limitata mente che vive all’interno un corpo, una persona soggetta alla morte, decadimento e sofferenza. La tua esperienza quotidiana in realtà ti sta dicendo tutto quello che c’è da sapere riguardo il tuo vero Sé, solo che hai bisogno di un mezzo come il Vedanta per esaminare e comprendere quella informazione.
Dal momento che è già stato detto che il Vedanta è un mezzo di conoscenza basato sui testi, il modo migliore per impararla è di studiare i testi stessi, cioè le Upanishad.
Quindi studia.
Re: Riflessioni dal silenzio
Ritrovarsi, nell'essere ciò che si è, per come si è, senza nulla togliere o aggiungere con credenze e comprensioni mentali, attenersi solo a questo è ignoranza?latriplice ha scritto: ↑20/07/2017, 11:52Beata ignoranza.Fedro ha scritto: ↑20/07/2017, 11:49No nessun paragone, non c'era questo intento/competizione; piuttosto a me non sembra serva molto che mi applichi a comprendere i testi tramite le mie inferenze, ma laddove mi ritrovo senza il dover comprenderelatriplice ha scritto: ↑20/07/2017, 11:23
Comunque dovresti studiare più a fondo i testi piuttosto che interessarti delle esperienze altrui e paragonarle alle tue.
Buona giornata.
Vabbe...punti di vista
Re: Riflessioni dal silenzio
Da samnyasin vorrai dire...Studia invece di riempire il forum delle tue esperienze da samsarin.
Leggendo tutto quello che scrivi, che si riduce alla ripetizione ossessiva di una decina di stessi sloka, convengo che ho studiato mooolto più di te, carissimo.
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latriplice
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Re: Riflessioni dal silenzio
SAMSARIN, colui che ritenendosi l'agente artefice dell'azione attraversa l'oceano del samsara.
Dal dizionario sanscrito: attaccato alle esperienze mondane.
Ignorante.
Re: Riflessioni dal silenzio
La beata ignoranza, Fedro, è la stessa ignoranza socratica. Siine fiero.Ritrovarsi, nell'essere ciò che si è, per come si è, senza nulla togliere o aggiungere con credenze e comprensioni mentali, attenersi solo a questo è ignoranza?
".. disponiti ad attendere in questa oscurità per quanto ti è possibile, sempre invocando colui che ami: chè semmai lo vedrai o sentirai in questa vita, sempre sarà in questa nube e questa oscurità".
Da "La nube della non conoscenza"
Re: Riflessioni dal silenzio
SAMSARIN, colui che ritenendosi l'agente artefice dell'azione attraversa l'oceano del samsara.
Dal dizionario sanscrito: attaccato alle esperienze mondane.
Ignorante.
So benissimo cosa significhi samsarin e da cosa derivi.
Tu, invero, dimostri non conoscere affatto il samsara.
Io sono un samnyasin, spiacente per te che ci sformi pure.
Re: Riflessioni dal silenzio
Si, stavo aggiungendo.. se in effetti ignorante sta come opposto di sapienza...Mauro ha scritto: ↑20/07/2017, 12:09La beata ignoranza, Fedro, è la stessa ignoranza socratica. Siine fiero.Ritrovarsi, nell'essere ciò che si è, per come si è, senza nulla togliere o aggiungere con credenze e comprensioni mentali, attenersi solo a questo è ignoranza?
".. disponiti ad attendere in questa oscurità per quanto ti è possibile, sempre invocando colui che ami: chè semmai lo vedrai o sentirai in questa vita, sempre sarà in questa nube e questa oscurità".
Da "La nube della non conoscenza"
allora evviva la nube di non conoscenza o ignoranza
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latriplice
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Re: Riflessioni dal silenzio
Evidentemente non hai letto ciò che ho aggiunto al mio intervento sul metodo di studio del Vedanta. Dagli una sbirciatina.Fedro ha scritto: ↑20/07/2017, 12:17Si, stavo aggiungendo.. se in effetti ignorante sta come opposto di sapienza...Mauro ha scritto: ↑20/07/2017, 12:09La beata ignoranza, Fedro, è la stessa ignoranza socratica. Siine fiero.Ritrovarsi, nell'essere ciò che si è, per come si è, senza nulla togliere o aggiungere con credenze e comprensioni mentali, attenersi solo a questo è ignoranza?
".. disponiti ad attendere in questa oscurità per quanto ti è possibile, sempre invocando colui che ami: chè semmai lo vedrai o sentirai in questa vita, sempre sarà in questa nube e questa oscurità".
Da "La nube della non conoscenza"
allora evviva la nube di non conoscenza o ignoranza
Moksha, liberazione, non è esperienza, ma la discriminazione tra il Sé (atma) ed il non-sé (anatma). E' solo conoscenza (jnana). Se è soggetta a dubbi è solo mera conoscenza intellettuale, una delle tante inferenze da aggiungere a quelle che hai già che assommate equivalgono all'ignoranza. Se è indubitabile, allora hai trovato la pietra filosofale che conclude l'Opera.
Re: Riflessioni dal silenzio
Scusami ma non ho nessun interessi che mi si spieghi cos'è la liberazione, proprio perché discriminare non mi porta a questo tipo di domanda/risposta o deduzione/conclusione.latriplice ha scritto: ↑20/07/2017, 12:30Evidentemente non hai letto ciò che ho aggiunto al mio intervento sul metodo di studio del Vedanta. Dagli una sbirciatina.Fedro ha scritto: ↑20/07/2017, 12:17Si, stavo aggiungendo.. se in effetti ignorante sta come opposto di sapienza...Mauro ha scritto: ↑20/07/2017, 12:09La beata ignoranza, Fedro, è la stessa ignoranza socratica. Siine fiero.Ritrovarsi, nell'essere ciò che si è, per come si è, senza nulla togliere o aggiungere con credenze e comprensioni mentali, attenersi solo a questo è ignoranza?
".. disponiti ad attendere in questa oscurità per quanto ti è possibile, sempre invocando colui che ami: chè semmai lo vedrai o sentirai in questa vita, sempre sarà in questa nube e questa oscurità".
Da "La nube della non conoscenza"
allora evviva la nube di non conoscenza o ignoranza
Moksha, liberazione, non è esperienza, ma la discriminazione tra il Sé (atma) ed il non-sé (anatma). E' solo conoscenza (jnana). Se è soggetta a dubbi è solo mera conoscenza intellettuale, una delle tante inferenze da aggiungere a quelle che hai già che assommate equivalgono all'ignoranza. Se è indubitabile, allora hai trovato la pietra filosofale che conclude l'Opera.
Dici che non vi è esperienza, e difatti finisci col fornire sempre non esperienza...
Come ti pare, se è il tuo modo, ma devo dirti che non mi è utile ai fini di un dialogo costruttivo