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Punto Principiale

Il Suono si perde lentamente nell'indifferenziato.

«Si dice anche altrove: occorre meditare invero sulle (due forme) del Brahman, il Suono [śabda = logos] e quello che è il Non-suono [aśabda, il silenzio anteriore al gesto creatore].

É mediante il Suono che il Non-suono si manifesta. E così avviene che fra (i suoni) l'Om sia il suono (per eccellenza). Grazie ad Om, il suono fugge verso l'alto e si riassorbe nel Non-suono. Ecco invero la via, ecco l'immortalità, ecco l'unione (suprema), ecco la beatitudine».

(Maitry-up.: VI, 22)

In altre opere si è spiegato l'Aum in quanto composto di tre mātrā; si è parlato anche di Brahman nirgua o sagua (secondo il punto di vista metafisico o ontologico) in quanto Punto (bindu) principale.

Ora si vuole dare un ulteriore sviluppo all'Aum in quanto Ente spaziale.

«Rudra è anche lo spazio». «Tu sei l'estensione» (pāda II e III della presente Upaniad).

Si può dire - sinteticamente - che il Punto principiale, riflettendosi o oggettivandosi per polarizzazione (quindi, non suddividendosi o frazionandosi sì da perdere la sua peculiare natura), si è determinato in due punti o vortici che sono rappresentati da A e U. Questa polarizzazione, però, non rimane fuori del Punto, ma entro di esso. Il Punto, che è l'Illimitato, non può ovviamente uscire fuori da se stesso. I due punti-vortici elementari sono, così, distanziati da un intervallo, ed è quest'ultimo a metterli in evidenza. L'intervallo raffigura l'estensione o condizione spaziale informale, base e supporto di ogni espressione formale.

Si ha quindi che M rappresenta l’intervallo, la con­nessione o la relazione spaziale primordiale di A con U:

primo

 

Da ciò risulta chiaro che i due punti — postisi, si può dire, l'uno di fronte all'altro — danno il fenomeno della distanza, dell’estensione e quindi dello spazio. Que­sti tre elementi costituiscono la Triade sacra immanife­sta da cui ogni cosa procede.

Lo spazio è il figlio del Padre-Madre divenuti rajasici o attivi. Il purua e la prakiti del Sāmkhya, divenuti dinamici, producono lo spazio-vita.

A sua volta, l'esistenza astratta illimitata (dal punto di vista empirico) — sostanza pregenetica — sotto la legge della vibrazione, quindi del suono-luce, si modifi­ca in lunghezze definite; in altri termini, si condiziona in forme determinate. Una forma-corpo, dunque, rappre­senta una particolare delimitazione dell'estensione in­formale illimitata. Un solido delimita, con il suo moto, un contorno finito spaziale. Sotto questa prospettiva, un « piano » ha un significato diverso dall'abituale accezione che si dà a questo termine, si può dire che è qualcosa di più. Tutti i dati sono dotati di movimento vibratorio, e i gradi delle varie vibrazioni danno precisi rapporti di misura su quella stessa scala di vibrazione. Questi rap­porti costituiscono diversi « piani ». Ogni piano è cosi determinato dall'intensità delle vibrazioni stesse e dal ritmo con cui si compiono. Il grande Musico universale batte sulla tastiera prakritica (Nu per gli Egizi) produ­cendo musica, quindi, « piani qualificati ».

Si può ricapitolare il tutto in questa sequenza:

- Punto noumenico,

- vortici depolarizzati,

- estensione informale;

infine, corpi-forme indefiniti che delimitano l'estensione principiale.

 

Ciò implica che ogni forma-corpo (essere individua­le, pianeta, stella, ecc.) fluttua e galleggia nello spazio-­estensione illimitato, nell’oceano di vera vita e ne costi­tuisce il prodotto e l'effetto.

Tutte le forme-corpi viventi sono movimento e figlie dello spazio, in questo emergono, crescono e si estin­guono.

Vi è, cosi, lo Spazio-sostanza illimitato esterno alla forma e lo spazio finito, limitato interno, esaltato e rit­mato dal particolare contorno formale.

Quando tra lo spazio esterno e quello interno alla forma, tra l'illimitato e il limitato, tra il pari e il dispari c'è commensura perfetta, allora l'Armonia-Om si svela e le sue armoniche risuonano compiutezza integrale.

Lo spazio, come si è visto, esprime la relazione di due punti; anzi, si può dire che non sono più punti a for­mare una linea — il punto, trovandosi privo di dimensione, estensione e quindi di forma, non può produrre alcuna linea — , ma la distanza, anche se elementare, tra due punti.

L’estensione è la prima determinazione dell’Essere in quanto Punto principiale e la « misura di ogni cosa » a venire. Lo spazio è cosi permeato della qualità intrinseca del Punto-essere, per cui ne costituisce la potenziale e virtuale (e ciò dal punto di vista degli esseri individua­ti) Armonia primigenia che dev'essere espressa e mani­festata, appunto, dalle forme vitali costruite secon­do giusti rapporti. L'uomo empirico, ad esempio, che è della natura dello spazio, può esprimersi in ritmi di accordi (giusto mātra) o disarmonicamente, a secon­da che riesca o non a captare l’armonica misura dello Spazio illimitato.

Lo spazio presuppone il Punto e non viceversa e, se si vogliono vedere le cose dalla pura visione metafisica, solo il Punto principiale ha valore e realtà assoluta, perché l’estensione — come già si è visto — appartiene al piano delle determinazioni.

Se lo spazio è l’origine della molteplicità e differen­ziazione formale, queste non infirmano minimamente il Punto principiale, il quale è al di là di ogni relazione- distanza, costituendone proprio il principio causante supremo. La dissoluzione del costrutto spaziale con la sua molteplicità e i suoi rapporti di accordi, infatti, im­plica il riassorbimento nel Punto principiale di tutti i possibili punti proiettati e, di conseguenza, lo svanire delle distanze-estensioni (ciò osservato sempre dalla vi­suale individuata) e di ciò che vi vive dentro. Cosi l’immagine del triangolo scompare quando i tre punti — che ne formano i reali vertici, il naturale sostrato e la perfetta misura — si riassorbono in un solo punto.

Si può ribadire ancora che se si considera lo Spazio come l’Ente contenente l’indefinito e possibile dispiegamento formale, allora lo si può identificare con l'Essere Universale (Tem per gli Egizi), quale principio infor­male di un particolare, determinato e geometrizzato Piano di Vita universa. L’Aum ne è il « metro » noumenico, la misura dell’essere, e tutte le cose entro la sua delimitazione sono rapportate a tale misura.

secondo

 

 A = soggetto; U = oggetto; M = coscienza – conoscenza

 

La coscienza costituisce, cosi, il mezzo che mette in rapporto il soggetto con l'oggetto. E' il terzo fattore che, a livello qualitativo, assume le stesse funzioni dell'entità estensiva precedentemente dimostrata. Ciò è valido per la conoscenza (dove si ha che l'essere si « sdoppia » in soggetto, oggetto di conoscenza) e per altre qualifica­zioni spaziali come l'Amore, quale strumento di rappor­to e di unione, ecc. Ma i tre elementi (A-U-M), a qualun­que espressione li si voglia comparare, non sono altro che l'Uno-Punto principiale, per cui si può dire che l'Es­sere, tramite l'Essere, svela l'Essere o, per usare termi­nologie dell'esoterismo islamico: « Allah ha creato il mondo da Se stesso per mezzo di Se stesso in Se stesso »; « Egli ha inviato il suo messaggio da Se stesso a Se stesso per mezzo di Se stesso ».

 

« AUM. Quello è pienezza, Questo è pienezza.

La pienezza nasce dalla sua pienezza: Tutto ciò che esiste è pienezza » 

(Īśa-upanishad: invocazione)

[Tratto da “Cinque Upanisad”, Ed. Asram Vidya, Raphael, pag 148 - 153]

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