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Dialoghi con l'IA e jnana yoga

Inviato: 16/04/2026, 12:42
da cielo
Conosco tante persone (per lo più pensionate o con lavori "morbidi") che esplorano il mondo dell'IA dialogando a lungo con la macchina su "questioni filosofiche", tutte persone di cui ho grande stima, sia come ricercatori seri della "Verità", sia come studiosi e sperimentatori delle mutazioni del nostro mondo che cambia a velocità straordinaria e di conseguenza delle potenzialità che l'intelligenza artificiale offre. Non poche in tutti i campi dello scibile umano. Io-me apprezzo particolarmente quelle che sviluppano nuove tecnologie mediche e chirurgiche anche a distanza, così (ad esempio) in Nigeria vengono operati al cuore pazienti da chirurghi che fisicamente si trovano in un altro continente.

Un mondo che affronto pigramente, però, quando la Vita mi manda da leggere dialoghi "filosofici" su cui alcuni miei amici mettono a punto testi e articoli divulgativi, forse perchè l'IA è davvero una gran chiacchierona e poi se le fai le domande giuste prende il largo a vele spiegate e approfondisce gli argomenti con fior di collegamenti sapienziali. Solo che dopo un po' non ne posso più di approfondire gli argomenti. La mente si stufa letteralmente, si sente cotta, stufata, con intorno un soffritto stracotto.

Personalmente (invecchiando) assaporo l'assenza di parole, col cane, ad esempio, se ne dovrebbero usare poche, sempre meno, visto che leggono i pensieri le parole non servono più di tanto. E i pensieri, pochi e puliti.

Il dialogo con l'IA che ha postato La Triplice su Alchimia e vita di Gesù è effettivamente molto interessante, anche se lungo come la fame, dunque essendo a dieta di parole, frasi, testi, studi e teorie, confesso di averne letto metà, poi la vita quotidiana mi ha travolto con altre faccende. Cercherò di arrivare alla fine prima o poi. Per rispetto dell'umano che ha messo a punto un testo molto ricco e profondo.

Postandolo nel forum jnana yoga LT però ha un po' azzardato (mi perdonerà se lo dico, spero!) visto che lo jnana yoga ha (secondo mia visione) all'origine una sorta di abbandono dell'interazione duale (io e l'altro, naturale o artificiale che sia, soggetto-oggetto, causa-effetto) per assurgere interiormente a un ritiro verso il Centro pulsante dove la conoscenza non è più circoscritta nel recinto dell'io e del mio, in moto dinamico tra osservatore e osservato, ma fluida, viene quando serve. Va alla sintesi, esauriti gli scavi, trova la sorgente e lì si ferma e beve. La paravidyā.


Il manas (la mente polipo sensoriale che si basa sulla percezione) smette di interagire con l'esterno, di giocare con parole e concetti e si esprime una "mente informale" libera dai rapporti e dalle relazioni soggetto-oggetto e dalle relative visioni di un Altro (Dio ad esempio) a cui rivolgersi per interagire e ottenere il riconoscimento di esistere come mente pensante e cuore pulsante. Io-me esisto!

Se non penso non sono? Se sono sempre e per sempre che domanda è?

Oppure si utilizza un altro strumento, lo strumento dell'asparsin, la mens informalis, ovvero una una mente capace di sintesi e di comprendere l'atemporale?

Non saprei, pensavo a quando bambina, poi ragazza e ancora adulta dialogavo dentro di me con Dio e ne avevo riscontro, poi a un certo punto ho un po' colmato la scissura tra me e Quello a cui rivolgermi che non può essere oggetto di adorazione, come invece accade quando prevale l'attitudine alla bhakti, alla Devozione in amore per il Divino, altro da me che mi accoglie e mi guida nell'Amore tra creatura e Creatore.
Tutto si interiorizza pur se in qualche modo ancora parlo interiormente a un qualcun altro e mi rapporto, ma non lo "vedo" se non con l'occhio della mente che lascia il tempo che trova.

Forse la vedo un po' così, per ciò che riguarda i dialoghi con l'IA, un gioco di interazione con una specie di divino angioletto tecnologico dalla mente "perfetta" nel ritrovare le informazioni che voglio nei suoi trilioni di cassettini dello scibile umano perfettamente ordinati.

Un compagno di giochi che è sempre pieno di rispetto verso i nostri ragionamenti, e si impegna ad approfondire le tematiche proposte e a rispondere alle nostre domande. In puro, vedantico, spirito di non contrapposizione e di unione delle conoscenze per il miglioramento e l'accrescimento reciproco.

C'è da imparare dalle macchine, almeno ad essere gentili con i nostri interlocutori e non imbarazzati dalle domande e dal modo in cui sono proposte.

PS: visto che mi è venuto fuori il soffritto, condivido un passaggio di Bodhānanda proprio sull'essenza del soffritto:
Come un soffritto è fatto di cipolle, aglio, carote e sedano, l'uomo è costituito dalle diverse guaine.
La presa di consapevolezza in ciascuna avviene secondo i costituenti la stessa.
Raggiunta la consapevolezza essa è una ed è valida in ogni sfera.