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AHAM BRAHMASMI

Inviato: 02/12/2025, 16:09
da latriplice
IO SONO IL BRAHMAN (QUELLO)


Il Brahman è la reale natura del Sé. Conoscere il proprio Sé consiste nel mantenere la mente nel Brahman finché in esso si dissolve.


Il Brahman è esistenza (sat), coscienza (cit) ed illimitatezza (ananda) che corrisponde alla liberazione (moksha). La mente è espressione del Brahman quando ignora la propria natura, la quale immagina di essere ciò che in realtà non è dando vita ad una apparenza distinta in soggetto ed oggetto e le sue limitazioni alla quale crede. Come vedi il problema della realizzazione concerne la mente e la sua modalità espressiva che è il pensiero, che consiste inizialmente nel sostituire una credenza, io sono questo, con un’altra, io sono Quello, rafforzare quest’ultima nella presenza consapevole finchè non sia più mera credenza ma realtà vivente. Non c’è altro mezzo che non sia l’asparsa yoga, un porsi immediato da parte della mente, nel Sé.



Si diventa ciò che si pensa, questo è l'eterno mistero.
Maitry Upanishad

Re: AHAM BRAHMASMI

Inviato: 06/12/2025, 18:18
da Fedro
latriplice ha scritto:
02/12/2025, 16:09

il problema della realizzazione concerne la mente e la sua modalità espressiva che è il pensiero, che consiste inizialmente nel sostituire una credenza, io sono questo, con un’altra, io sono Quello, rafforzare quest’ultima nella presenza consapevole finchè non sia più mera credenza ma realtà vivente.
Non mi pare che ciò corrisponda a quello che dice, ad esempio, Nisargadatta (da: Io Sono Quello):

Non puoi assolutamente dire che sei ciò che pensi di essere.
L’immagine che hai di te è la più mutevole di tutte.
Per sapere cosa sei, devi prima indagare e sapere cosa non sei
.

Dunque, poichè non sei mai ciò che pensi di essere, piuttosto che sostituire una credenza con un'altra, ovvero l’oggetto o la formula adottata (quindi sostando ancora nel pensiero) non ti resta che:
indagare e sapere cosa non sei
(self inquiry, neti neti, discriminazione tra reale e non, le pratiche che conosco, e che esprimono sempre la stessa attenzione a ciò che si è nel presente)
E’ strappando il velo delle sovrapposizioni mentali, che l’essere emerge da sé ( liberamente, come vento che soffia senza direzione), ovvero fuori da qualsiasi causalità e pensiero, mente e divenire, tempo e spazio.
Si diventa ciò che si pensa, questo è l'eterno mistero.
Maitry Upanishad
Esattamente. E che c’entra tutto ciò con ciò che (già) si è?
Diventare è divenire, ovvero non essere. Come il pensiero stesso.
Dunque si è (essere) ciò che non diviene, senza alcun mistero e soggetto, nella testimonianza di ciò che si è.

Re: AHAM BRAHMASMI

Inviato: 07/12/2025, 17:00
da latriplice
Il Brahman è esistenza (sat), coscienza (cit) e beatitudine (ananda), la quale nel suo significato implicito indica l’Illimitato che corrisponde per la mente alla liberazione (moksha). La mente è espressione del Brahman quando ignora la propria natura, la quale immagina di essere ciò che in realtà non è dando vita a stati esistenziali apparenti di veglia, sogno, e sonno profondo nel rapporto distintivo di soggetto ed oggetto in opposizione e le relative limitazioni che il crederci comporta (maya). Come vedi il problema della realizzazione concerne la mente e la sua modalità espressiva che è il pensiero, che consiste inizialmente nel sostituire una credenza, io sono questo, con un’altra, io sono Quello, rafforzare quest’ultima nella presenza consapevole e beatifica (sat cit ananda) finchè non sia più mera credenza ma realtà vivente. Non c’è altro mezzo in definitiva, che non sia l’asparsa yoga, un porsi immediato senza sostegni da parte della mente, nella reale natura del Sé ed in essa riconoscersi in un’approccio d’identità in cui non sorgono più distinzioni e di conseguenza dubbi, domande o risposte da dare.
Questa è la versione definitiva del testo che ho rivisto e corretto. C'è scritto "inizialmente", in cui la mente da estrovertita sugli oggetti (percezioni, sensazioni ed ideazioni) con la quale è identificata, inverte il proprio moto e pone l'attenzione, pensandoci, al Soggetto che è costantemente presente nella sua esperienza, il Quello che fa riferimento il testo e anche Nisargadatta il quale diceva di rimanere nell' "Io Sono", il senso della presenza conscia. Per lui, dimorare nel Sé significava prendere preliminarmente familiarità con un principio, "Quello" , non attenzionato per coloro che si ritenevano "questo", uscire dai limiti imposti dalla concettualità che riduceva il "Quello" ad una credenza e trasformarla in esperienza innegabile quando successivamente l' "Io sono" veniva mantenuto senza distrazioni al punto che la mente riassorbendosi completamente in esso si realizzava come QUELLO.

Che in effetti è, essendo una sua espressione, Il ritorno del figliol prodigo.

Non è necessario comunque che tu attraversi questa fase concettuale, puoi sempre tuffarti in Quello senza passare attraverso la mediazione del pensiero come descritto successivamente a proposito dell'asparsa yoga:

Il Brahman è la reale natura del Sé. Conoscere il proprio Sé consiste nel mantenere la mente nel Brahman finché in esso si dissolve.