FARE DI DUE UNO QUI E ORA
Inviato: 13/10/2025, 11:47
Quello che segue è una esposizione riassuntiva degli insegnamenti di diversi autori che ho raccolto e condensato in una forma coerente e coincisa che riflettesse la visione conclusiva a cui sono giunto dopo anni di ricerca spirituale. Concetti come Brahman, Ishvara, maya e jiva per esempio, vengono qui definiti nella loro funzione e significato essenziale e personalmente sperimentabili fino a rendere palese nella sua implicazione logica la visione prospettata da Gaudapada.
“I desti hanno un mondo unico e comune,
ma ciascuno dei dormienti si ritira in un mondo proprio”.
Eraclito
ma ciascuno dei dormienti si ritira in un mondo proprio”.
Eraclito
Il mondo unico e comune dei desti è quello della realtà, mentre quello dei dormienti è immaginario e particolare per ciascuno. Risvegliarsi da questo mondo chimerico di propria invenzione è ciò che si definisce come illuminazione. È il “ciò che dovrebbe essere” contrapposto a “ciò che è”, la verità.
Nella metafora della corda scambiata per il serpente a causa dell’imbrunire che è un simbolo dell’ignoranza, il serpente sovrapposto alla corda rappresenta “ciò che dovrebbe essere” che differisce per ciascuno per qualità e prospettiva. È il mondo di nostra concezione ed interpretazione, ideato secondo le modalità di Isvara nel suo triplice aspetto di creatore (brahma), preservatore (visnu) e distruttore (siva), ed in veste di jiva quando lo utilizziamo come criterio di riferimento previlegiato per valutare e giudicare il mondo reale.
Quando le aspettative del mondo immaginario vengono disattese dal mondo reale, si generano dei conflitti e tensioni che si manifestano come alterazioni emotive quali stati di ansia, panico, rabbia e disperazione, in altre parole sofferenza.
Essendo poi il nostro dato di riferimento nel valutare il mondo reale, il differenziale che emerge dalla comparazione è ciò che porta in esistenza apparente l’aspetto oggettivo della manifestazione contemporaneamente al suo aspetto soggettivo. Da questa prospettiva l’aspetto fenomenico e relativo della manifestazione è la porta d’accesso all’assoluto, il mondo reale ovverossia il Brahman.
Il mondo reale emerge palesemente quando il mondo immaginario sovrapposto, viene rimosso tramite la comprensione della distorsione della verità che essa produce, spogliato dei suoi aspetti dialettici di soggetto ed oggetto in contrapposizione.
L’esistenza ordinaria di un essere umano avviene nella dualità, come se vivesse due esistenze nello stesso tempo. La natura della mente, questa mente chiamata a scomparire, è quella di creare un secondo e farvi vivere in due mondi. Se riconducete il due a uno vivrete in un unico mondo, il mondo reale. La mente non smette mai di fabbricare un mondo parallelo al mondo reale, di paragonare il mondo reale a quello di sua invenzione, e in seguito di accettare o rifiutare il mondo reale a seconda che sia conforme o meno al mondo illusorio di sua creazione.
Sarete salvi quando avreste visto, con tutto il vostro essere, in primo luogo che questo è vero e in secondo luogo che è una stupidaggine che niente può giustificare, eppure è la norma dell’esistenza umana. È questa la causa di tutte le tragedie, di tutte le sofferenze e di tutti i fallimenti. È anche la causa del sonno e della cecità, e della perenne impossibilità di comprendere il Brahman, il mondo reale.
La mente crea un secondo. Dovete rendervi conto, dal mattino alla sera, nelle piccole cose prima ancora che nelle grandi, di essere vittime di questo meccanismo aberrante che ci conduce a vivere in due mondi, due mondi sovrapposti: il mondo reale, che appare attimo per attimo, e il mondo continuamente inventato dalla mente.
La mente fa così: crea il due. Quello che dovete fare voi, dal mattino alla sera, in qualunque situazione o circostanza, senza alcuna eccezione, è ricondurre il due a uno evitando di paragonare questo mondo totalmente inventato al mondo reale, l’unico esistente.
La realtà è sempre una senza secondo, indipendentemente dalle condizioni e dalle circostanze, mentre ciò che possiamo chiamare mente, crea un secondo, l’essenza della maya. L’unica possibilità di sfuggire al conflitto, alla contraddizione, all’ignoranza, alla cecità è quella di essere più vigili della mente, di smettere di creare un secondo, oppure, nel caso sia già stato creato, di fare di due uno, cioè far scomparire il mondo illusorio a cui paragonare il mondo reale. Se non lo facciamo è esattamente come se, dopo avere creato il nostro mondo irreale, dopo avere trasformato questo niente in una realtà, condannassimo la sola e unica realtà esistente.
Come pretendete, vivendo in questo modo, che la vita non sia sofferenza? La sofferenza nasce dalla creazione di un secondo da parte della mente. Se viveste in un unico mondo, invece che in due mondi contemporaneamente, non soffrireste. La sofferenza è fatta soltanto di questa comparazione vana e menzognera, un meccanismo che si dimostra evidente quando il mondo creato da voi e il mondo reale non hanno niente in comune.
Il meccanismo dei due mondi paralleli è continuamente all’opera, anche se non ne siete consci. Questa stessa scoperta vi richiederà una vigilanza acuminata e sottile. Anche se non è evidente, anche se non provoca in voi nessuna lacerazione, questo meccanismo è continuo. Se non esistesse, non ci sarebbe la mente e non ci sarebbe più io. È qualcosa che scoprirete a poco a poco.
Se smettete di creare un secondo, la realtà vi apparirà così com’è: una senza secondo. È questa che gli induisti chiamano verità, essere o realtà (sat), ciò che è a esclusione di tutto ciò che potrebbe essere, che dovrebbe essere, che avrebbe potuto essere o che non dovrebbe essere.
Se volete non soltanto sfuggire alle emozioni che avete giorno dopo giorno da tanti anni, ma volete anche accedere a un mondo reale che è la sola porta sulla “grande realtà”, il cammino si riduce a questa semplice frase: fare di due, uno. Se raggiungete la perfezione dell’uno senza secondo qui e ora, potete comprendere il Brahman delle Upanisad; ma non lo comprenderete mai se, invece di vivere in un unico mondo, vivete in due mondi, e soprattutto se ai due mondi assegnate la stessa importanza.
La cosa più folle è che la mente considera il mondo reale quello di sua creazione, il quale non ha alcun tipo di esistenza, e si permette, attraverso questo mondo chimerico, di giudicare il mondo reale. Per la mente, la cosa più importante non è il mondo reale, a cui sovrappone un mondo irreale, ma proprio questo mondo inesistente che paragona al mondo reale. È una situazione completamente rovesciata. Dovete prendere coscienza di questo rovesciamento se volete sottrarvi a questo meccanismo. La vostra vita è fondata su un’enorme menzogna: ciò che dovrebbe essere.
Dovete scoprire in voi stessi questa aberrazione, questa follia: ognuno fabbrica il suo mondo. Il mondo reale è lo stesso per tutti, ma il mondo fabbricato è diverso per ciascuno.
Proiettate questo mondo illusorio attimo per attimo, a volte in modo palese e altre volte, come ho già detto, in modo inconscio o subconscio. Dovete essere, quindi, doppiamente vigili. In primo luogo, vigili per riportarvi all’unica realtà, sforzo che vi verrà richiesto a lungo. Ritornate dal due all’uno. Ma questo vi costringerà a un ribaltamento interiore, cioè non dare più la priorità al vostro mondo illusorio, bensì al mondo reale. Poi, con una vigilanza ancora maggiore, metterete in pratica questo principio scoprendo i lati più inconsci.
Ricordate che solo questa verità relativa vi rivelerà l’assoluto. Tutto è Brahman, tutto. La grande realtà vi si offre continuamente, ma la mente preferisce farvi vivere settanta o ottant’anni nel vostro mondo irreale privandovi di ciò che è grande, di ciò che è prezioso, di Quello (tat) che è l’unico grande e l’unico prezioso, che lo chiamiate Dio o Atman.
Ritornare da due a uno è sempre possibile, ma potete metterlo in pratica solo se la vostra convinzione è totale. Se vi richiede uno sforzo enorme significa che non avete capito quello che sto dicendo, altrimenti avreste visto in un attimo questo meccanismo potentissimo è talmente forte, talmente ingiustificato e ingiustificabile, talmente folle, che non è possibile alimentarlo oltre.
È una questione di vigilanza, che vi consente di vedere la facilità con cui la mente impone questo mondo irreale che crea e afferma in continuazione. È un’abitudine che avete sviluppato sin dall’infanzia e di cui oggi siete completamente prigionieri. Potrete liberarvene solo aderendo rigorosamente ad alcuni principi estremamente semplici, mentre la mente cercherà di proporvi qualche via così complicata che non capite nemmeno più che cosa vi chiede. La vita scorre veloce, è un flusso continuo: in ogni momento ci viene proposto qualcosa e in ogni momento la mente crea un altro a cui paragonare il reale. Di conseguenza occorre essere rapidi, molto rapidi, fulminei come un maestro di arti marziali, per tirare un colpo di spada o eseguire una proiezione di judo.
Prima o poi, tutte le nozioni e le formule dell’insegnamento dovranno essere messe da parte e ricondotte a un unico gesto, semplice, immediato, istantaneo: fare di due uno. Tutto l’insegnamento è contenuto in questa formula, i cui termini si completano a vicenda: ciò che è qui e ora.
Se vedete chiaramente questo meccanismo all’opera, capirete ciò che potete fare e, di conseguenza, ciò che vi richiede la verità. L’insegnamento serve soltanto a riportare l’attenzione sulla verità. La verità non vi chiede di creare un secondo, di paragonare ciò che è a ciò che non è. Tutto qui. In questo modo siete attimo per attimo nel mondo reale, l’unico esistente.
Ma che cosa vi viene richiesto? Unicamente di liberarvi da un’illusione, di dissolvere un’irrealtà: la creazione di un secondo da parte della mente. È l’unico sforzo assolutamente puro e in grado di condurvi direttamente alla liberazione. Tutti gli altri sforzi sono soltanto preparatori perché fanno intervenire ancora una certa tensione verso uno scopo da raggiungere, verso un risultato da ottenere.
In definitiva, che cosa fate? Annullate ciò che non esiste, il secondo che la mente non smette di creare in modo artificiale. È questo il giusto sforzo sempre a disposizione; sarete voi a farlo o a non farlo, nessuno lo può fare al vostro posto. Volete continuare ad affermare, dal mattino alla sera, un mondo illusorio e irreale, pretendendo che il mondo reale vi si adatti? O abbandonerete questa pretesa, comprendendone l’inutilità e tornando al mondo reale?
In cosa consiste la possibilità di scoprire la realtà allora? Nello scartare ciò che la nasconde. E che cosa la nasconde? Questo secondo che la mente non smette di creare. Se la mente smettesse totalmente, in modo conscio o inconscio, per un solo momento, di creare un secondo, la grande verità vi si rivelerebbe all’istante. Non occorre creare qualcosa che esiste già, siete già l’Atman, siete già la natura di Buddha. Togliete ciò che la ricopre. Ma quello che dovete capire è che siete voi che create ciò che ricopre la verità. E siete sempre voi che non smettete di crearlo, che non smettete di giustificare la vostra creazione. Voi prendete come criterio la follia della mente, che ritenete la verità e la realtà, dopo di che cercate di raggiungere una sorta di super realtà sublime che vi chiede di rinunciare eroicamente a ciò che c’è. Non si tratta affatto di questo! La realtà è già qui. Che cos’altro cercate? Invece, la coprite immediatamente con qualcos’altro!
L’aberrazione non sta nel non capire che cosa dice la verità, ma nel vivere continuamente nel meccanismo che vi ho appena descritto e accarezzare nello stesso tempo sogni metafisici del tipo “tutto questo mondo di cambiamento e molteplicità è maya…”. Come potete affermare le verità metafisiche contenute nell’insegnamento di Sankara e creare nello stesso tempo un secondo? È una totale contraddizione.
O vi tenete saldamente a questo Uno senza secondo qui e ora, mettendo così in pratica l’insegnamento in qualunque situazione, oppure lasciate che la mente intervenga e che l’insegnamento non esista più. Non che diventi difficile applicarlo: non esiste più.
Ogni forma, definizione e concetto proviene dalla mente, che funziona solo in base al paragone. Se elimino tutto ciò che sovrappongo al mondo reale, tutto ciò che penso del mondo reale, senza passare attraverso alcun funzionamento mentale, vedo scomparire tutto ciò che potrei dire del mondo reale e lo vedo infinito. Di colpo il soggetto e l’oggetto proiettato dalla mente scompare e ciò che si rivela è il Brahman, il vuoto, la realtà una senza secondo.
Se vedete realmente, e se non fate intervenire nessun paragone, andate al di là del normale meccanismo di attrazione e repulsione che conduce alla sofferenza giungendo così ad una visione equanime del saggio che vede Dio ovunque, la visione che non fa più paragoni. Questa è la visione ultima. Se la raggiungete, tutto è risolto e vedrete ovunque splendore, vedrete ovunque il Brahman, la verità.
Nella metafora della corda scambiata per il serpente a causa dell’imbrunire che è un simbolo dell’ignoranza, il serpente sovrapposto alla corda rappresenta “ciò che dovrebbe essere” che differisce per ciascuno per qualità e prospettiva. È il mondo di nostra concezione ed interpretazione, ideato secondo le modalità di Isvara nel suo triplice aspetto di creatore (brahma), preservatore (visnu) e distruttore (siva), ed in veste di jiva quando lo utilizziamo come criterio di riferimento previlegiato per valutare e giudicare il mondo reale.
Quando le aspettative del mondo immaginario vengono disattese dal mondo reale, si generano dei conflitti e tensioni che si manifestano come alterazioni emotive quali stati di ansia, panico, rabbia e disperazione, in altre parole sofferenza.
Essendo poi il nostro dato di riferimento nel valutare il mondo reale, il differenziale che emerge dalla comparazione è ciò che porta in esistenza apparente l’aspetto oggettivo della manifestazione contemporaneamente al suo aspetto soggettivo. Da questa prospettiva l’aspetto fenomenico e relativo della manifestazione è la porta d’accesso all’assoluto, il mondo reale ovverossia il Brahman.
Il mondo reale emerge palesemente quando il mondo immaginario sovrapposto, viene rimosso tramite la comprensione della distorsione della verità che essa produce, spogliato dei suoi aspetti dialettici di soggetto ed oggetto in contrapposizione.
L’esistenza ordinaria di un essere umano avviene nella dualità, come se vivesse due esistenze nello stesso tempo. La natura della mente, questa mente chiamata a scomparire, è quella di creare un secondo e farvi vivere in due mondi. Se riconducete il due a uno vivrete in un unico mondo, il mondo reale. La mente non smette mai di fabbricare un mondo parallelo al mondo reale, di paragonare il mondo reale a quello di sua invenzione, e in seguito di accettare o rifiutare il mondo reale a seconda che sia conforme o meno al mondo illusorio di sua creazione.
Sarete salvi quando avreste visto, con tutto il vostro essere, in primo luogo che questo è vero e in secondo luogo che è una stupidaggine che niente può giustificare, eppure è la norma dell’esistenza umana. È questa la causa di tutte le tragedie, di tutte le sofferenze e di tutti i fallimenti. È anche la causa del sonno e della cecità, e della perenne impossibilità di comprendere il Brahman, il mondo reale.
La mente crea un secondo. Dovete rendervi conto, dal mattino alla sera, nelle piccole cose prima ancora che nelle grandi, di essere vittime di questo meccanismo aberrante che ci conduce a vivere in due mondi, due mondi sovrapposti: il mondo reale, che appare attimo per attimo, e il mondo continuamente inventato dalla mente.
La mente fa così: crea il due. Quello che dovete fare voi, dal mattino alla sera, in qualunque situazione o circostanza, senza alcuna eccezione, è ricondurre il due a uno evitando di paragonare questo mondo totalmente inventato al mondo reale, l’unico esistente.
La realtà è sempre una senza secondo, indipendentemente dalle condizioni e dalle circostanze, mentre ciò che possiamo chiamare mente, crea un secondo, l’essenza della maya. L’unica possibilità di sfuggire al conflitto, alla contraddizione, all’ignoranza, alla cecità è quella di essere più vigili della mente, di smettere di creare un secondo, oppure, nel caso sia già stato creato, di fare di due uno, cioè far scomparire il mondo illusorio a cui paragonare il mondo reale. Se non lo facciamo è esattamente come se, dopo avere creato il nostro mondo irreale, dopo avere trasformato questo niente in una realtà, condannassimo la sola e unica realtà esistente.
Come pretendete, vivendo in questo modo, che la vita non sia sofferenza? La sofferenza nasce dalla creazione di un secondo da parte della mente. Se viveste in un unico mondo, invece che in due mondi contemporaneamente, non soffrireste. La sofferenza è fatta soltanto di questa comparazione vana e menzognera, un meccanismo che si dimostra evidente quando il mondo creato da voi e il mondo reale non hanno niente in comune.
Il meccanismo dei due mondi paralleli è continuamente all’opera, anche se non ne siete consci. Questa stessa scoperta vi richiederà una vigilanza acuminata e sottile. Anche se non è evidente, anche se non provoca in voi nessuna lacerazione, questo meccanismo è continuo. Se non esistesse, non ci sarebbe la mente e non ci sarebbe più io. È qualcosa che scoprirete a poco a poco.
Se smettete di creare un secondo, la realtà vi apparirà così com’è: una senza secondo. È questa che gli induisti chiamano verità, essere o realtà (sat), ciò che è a esclusione di tutto ciò che potrebbe essere, che dovrebbe essere, che avrebbe potuto essere o che non dovrebbe essere.
Se volete non soltanto sfuggire alle emozioni che avete giorno dopo giorno da tanti anni, ma volete anche accedere a un mondo reale che è la sola porta sulla “grande realtà”, il cammino si riduce a questa semplice frase: fare di due, uno. Se raggiungete la perfezione dell’uno senza secondo qui e ora, potete comprendere il Brahman delle Upanisad; ma non lo comprenderete mai se, invece di vivere in un unico mondo, vivete in due mondi, e soprattutto se ai due mondi assegnate la stessa importanza.
La cosa più folle è che la mente considera il mondo reale quello di sua creazione, il quale non ha alcun tipo di esistenza, e si permette, attraverso questo mondo chimerico, di giudicare il mondo reale. Per la mente, la cosa più importante non è il mondo reale, a cui sovrappone un mondo irreale, ma proprio questo mondo inesistente che paragona al mondo reale. È una situazione completamente rovesciata. Dovete prendere coscienza di questo rovesciamento se volete sottrarvi a questo meccanismo. La vostra vita è fondata su un’enorme menzogna: ciò che dovrebbe essere.
Dovete scoprire in voi stessi questa aberrazione, questa follia: ognuno fabbrica il suo mondo. Il mondo reale è lo stesso per tutti, ma il mondo fabbricato è diverso per ciascuno.
Proiettate questo mondo illusorio attimo per attimo, a volte in modo palese e altre volte, come ho già detto, in modo inconscio o subconscio. Dovete essere, quindi, doppiamente vigili. In primo luogo, vigili per riportarvi all’unica realtà, sforzo che vi verrà richiesto a lungo. Ritornate dal due all’uno. Ma questo vi costringerà a un ribaltamento interiore, cioè non dare più la priorità al vostro mondo illusorio, bensì al mondo reale. Poi, con una vigilanza ancora maggiore, metterete in pratica questo principio scoprendo i lati più inconsci.
Ricordate che solo questa verità relativa vi rivelerà l’assoluto. Tutto è Brahman, tutto. La grande realtà vi si offre continuamente, ma la mente preferisce farvi vivere settanta o ottant’anni nel vostro mondo irreale privandovi di ciò che è grande, di ciò che è prezioso, di Quello (tat) che è l’unico grande e l’unico prezioso, che lo chiamiate Dio o Atman.
Ritornare da due a uno è sempre possibile, ma potete metterlo in pratica solo se la vostra convinzione è totale. Se vi richiede uno sforzo enorme significa che non avete capito quello che sto dicendo, altrimenti avreste visto in un attimo questo meccanismo potentissimo è talmente forte, talmente ingiustificato e ingiustificabile, talmente folle, che non è possibile alimentarlo oltre.
È una questione di vigilanza, che vi consente di vedere la facilità con cui la mente impone questo mondo irreale che crea e afferma in continuazione. È un’abitudine che avete sviluppato sin dall’infanzia e di cui oggi siete completamente prigionieri. Potrete liberarvene solo aderendo rigorosamente ad alcuni principi estremamente semplici, mentre la mente cercherà di proporvi qualche via così complicata che non capite nemmeno più che cosa vi chiede. La vita scorre veloce, è un flusso continuo: in ogni momento ci viene proposto qualcosa e in ogni momento la mente crea un altro a cui paragonare il reale. Di conseguenza occorre essere rapidi, molto rapidi, fulminei come un maestro di arti marziali, per tirare un colpo di spada o eseguire una proiezione di judo.
Prima o poi, tutte le nozioni e le formule dell’insegnamento dovranno essere messe da parte e ricondotte a un unico gesto, semplice, immediato, istantaneo: fare di due uno. Tutto l’insegnamento è contenuto in questa formula, i cui termini si completano a vicenda: ciò che è qui e ora.
Se vedete chiaramente questo meccanismo all’opera, capirete ciò che potete fare e, di conseguenza, ciò che vi richiede la verità. L’insegnamento serve soltanto a riportare l’attenzione sulla verità. La verità non vi chiede di creare un secondo, di paragonare ciò che è a ciò che non è. Tutto qui. In questo modo siete attimo per attimo nel mondo reale, l’unico esistente.
Ma che cosa vi viene richiesto? Unicamente di liberarvi da un’illusione, di dissolvere un’irrealtà: la creazione di un secondo da parte della mente. È l’unico sforzo assolutamente puro e in grado di condurvi direttamente alla liberazione. Tutti gli altri sforzi sono soltanto preparatori perché fanno intervenire ancora una certa tensione verso uno scopo da raggiungere, verso un risultato da ottenere.
In definitiva, che cosa fate? Annullate ciò che non esiste, il secondo che la mente non smette di creare in modo artificiale. È questo il giusto sforzo sempre a disposizione; sarete voi a farlo o a non farlo, nessuno lo può fare al vostro posto. Volete continuare ad affermare, dal mattino alla sera, un mondo illusorio e irreale, pretendendo che il mondo reale vi si adatti? O abbandonerete questa pretesa, comprendendone l’inutilità e tornando al mondo reale?
In cosa consiste la possibilità di scoprire la realtà allora? Nello scartare ciò che la nasconde. E che cosa la nasconde? Questo secondo che la mente non smette di creare. Se la mente smettesse totalmente, in modo conscio o inconscio, per un solo momento, di creare un secondo, la grande verità vi si rivelerebbe all’istante. Non occorre creare qualcosa che esiste già, siete già l’Atman, siete già la natura di Buddha. Togliete ciò che la ricopre. Ma quello che dovete capire è che siete voi che create ciò che ricopre la verità. E siete sempre voi che non smettete di crearlo, che non smettete di giustificare la vostra creazione. Voi prendete come criterio la follia della mente, che ritenete la verità e la realtà, dopo di che cercate di raggiungere una sorta di super realtà sublime che vi chiede di rinunciare eroicamente a ciò che c’è. Non si tratta affatto di questo! La realtà è già qui. Che cos’altro cercate? Invece, la coprite immediatamente con qualcos’altro!
L’aberrazione non sta nel non capire che cosa dice la verità, ma nel vivere continuamente nel meccanismo che vi ho appena descritto e accarezzare nello stesso tempo sogni metafisici del tipo “tutto questo mondo di cambiamento e molteplicità è maya…”. Come potete affermare le verità metafisiche contenute nell’insegnamento di Sankara e creare nello stesso tempo un secondo? È una totale contraddizione.
O vi tenete saldamente a questo Uno senza secondo qui e ora, mettendo così in pratica l’insegnamento in qualunque situazione, oppure lasciate che la mente intervenga e che l’insegnamento non esista più. Non che diventi difficile applicarlo: non esiste più.
Ogni forma, definizione e concetto proviene dalla mente, che funziona solo in base al paragone. Se elimino tutto ciò che sovrappongo al mondo reale, tutto ciò che penso del mondo reale, senza passare attraverso alcun funzionamento mentale, vedo scomparire tutto ciò che potrei dire del mondo reale e lo vedo infinito. Di colpo il soggetto e l’oggetto proiettato dalla mente scompare e ciò che si rivela è il Brahman, il vuoto, la realtà una senza secondo.
Se vedete realmente, e se non fate intervenire nessun paragone, andate al di là del normale meccanismo di attrazione e repulsione che conduce alla sofferenza giungendo così ad una visione equanime del saggio che vede Dio ovunque, la visione che non fa più paragoni. Questa è la visione ultima. Se la raggiungete, tutto è risolto e vedrete ovunque splendore, vedrete ovunque il Brahman, la verità.
“La suprema verità è questa:
non vi è né nascita né dissoluzione,
né aspirante alla liberazione né liberato,
né alcuno che sia in schiavitù.”
Gaudapada
non vi è né nascita né dissoluzione,
né aspirante alla liberazione né liberato,
né alcuno che sia in schiavitù.”
Gaudapada