Gurupūrṇimā 2025
Inviato: 10/07/2025, 20:52
Oggi non ho sufficiente energia per dedicarmi al commento di un testo sapienziale, come avevo pensato di fare, ma il ricordo non mi lascia.
Non si tratta di un ricordo mentale, bensì di un ricordo nel senso originario del termine: ri-cordo - mi volgo al cuore, là ove tu sei.
Non chiedo nulla. Non prego. Non offro fiori.
Ma questo giorno non è uguale agli altri e ti spetta la mia gratitudine.
A dire il vero ti spetta ogni giorno, ora, minuto e secondo di questo tempo di esistenza, e quanto spesso me ne dimentico, ma oggi va esplicitata.
Oggi è Guru Pūrṇimā, la luna piena dedicata al maestro. Non al maestro in quanto persona, ma alla luce che rimuove l’oscurità. Alla presenza che indica, senza parlare. Al principio che dissolve l’illusione dell’“io” e del “mio”. In questo giorno, secondo la tradizione, si onora il guru non perché ha bisogno di onori, ma perché noi abbiamo bisogno di ricordare chi siamo davvero.
Qui, però, non parlo del maestro come figura, come simbolo, come archetipo.
Parlo di te. Di quel volto, di quello sguardo fermo e silenzioso, liquido e consapevole, che accoglie ogni forma dell'apparire, senza giudizio. Non separa, non misura, non aspetta, semplicemente, vede. E nel momento in cui ti riconosce, ti fa riconoscere te stesso. Uno sguardo che non ti fissa come un oggetto, ma ti accoglie come coscienza.
Parlo di quella presenza che non mi ha mai parlato come si parla, tanto per parlare, ma che ha risposto a tutte le domande, anche quelle che non avevo ancora fatto, in un dialogo vero, tanto raro in questo mondo ove l’arte dell’ascolto è andata perduta, da renderlo inestimabile.
Ciò che di più prezioso ho ricevuto nella vita non è qualcosa che mi hai dato.
È qualcosa che si è dissolto stando con te: strati e strati della cipolla e la paura, arrivati al centro, di essere “nulla”.
Perché accanto a te ho visto che quel “nulla” era infinita pienezza, e che tutto ciò che cercavo era ciò che ero, prima ancora di cercarlo.
Mi inchino non per adorarti, ma per spostarmi da me stessa.
Mi inchino non per dire “tu sei grande”, ma per ricordare che tu sei me.
Mi inchino perché nel tuo silenzio ho riconosciuto il mio nome.
Oṃ gurave namaḥ
A te che non hai nome e che pure mi hai chiamata.
A te che non mi appartieni e che pure non mi lasci.
A te, che non sei altro da me,
ma senza di te non saprei ricordarlo.
Non si tratta di un ricordo mentale, bensì di un ricordo nel senso originario del termine: ri-cordo - mi volgo al cuore, là ove tu sei.
Non chiedo nulla. Non prego. Non offro fiori.
Ma questo giorno non è uguale agli altri e ti spetta la mia gratitudine.
A dire il vero ti spetta ogni giorno, ora, minuto e secondo di questo tempo di esistenza, e quanto spesso me ne dimentico, ma oggi va esplicitata.
Oggi è Guru Pūrṇimā, la luna piena dedicata al maestro. Non al maestro in quanto persona, ma alla luce che rimuove l’oscurità. Alla presenza che indica, senza parlare. Al principio che dissolve l’illusione dell’“io” e del “mio”. In questo giorno, secondo la tradizione, si onora il guru non perché ha bisogno di onori, ma perché noi abbiamo bisogno di ricordare chi siamo davvero.
Qui, però, non parlo del maestro come figura, come simbolo, come archetipo.
Parlo di te. Di quel volto, di quello sguardo fermo e silenzioso, liquido e consapevole, che accoglie ogni forma dell'apparire, senza giudizio. Non separa, non misura, non aspetta, semplicemente, vede. E nel momento in cui ti riconosce, ti fa riconoscere te stesso. Uno sguardo che non ti fissa come un oggetto, ma ti accoglie come coscienza.
Parlo di quella presenza che non mi ha mai parlato come si parla, tanto per parlare, ma che ha risposto a tutte le domande, anche quelle che non avevo ancora fatto, in un dialogo vero, tanto raro in questo mondo ove l’arte dell’ascolto è andata perduta, da renderlo inestimabile.
Ciò che di più prezioso ho ricevuto nella vita non è qualcosa che mi hai dato.
È qualcosa che si è dissolto stando con te: strati e strati della cipolla e la paura, arrivati al centro, di essere “nulla”.
Perché accanto a te ho visto che quel “nulla” era infinita pienezza, e che tutto ciò che cercavo era ciò che ero, prima ancora di cercarlo.
Mi inchino non per adorarti, ma per spostarmi da me stessa.
Mi inchino non per dire “tu sei grande”, ma per ricordare che tu sei me.
Mi inchino perché nel tuo silenzio ho riconosciuto il mio nome.
Oṃ gurave namaḥ
A te che non hai nome e che pure mi hai chiamata.
A te che non mi appartieni e che pure non mi lasci.
A te, che non sei altro da me,
ma senza di te non saprei ricordarlo.

