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SINTESI REALIZZATIVA

Inviato: 21/08/2024, 14:48
da latriplice
Semplice punto di vista (che a costo della sintesi può sembrare incoerente) che in quanto tale va considerato:

SINTESI REALIZZATIVA

Consapevolezza (Brahman Nirguna)

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Coscienza (Brahman Saguna o Ishvara)-------------> 3 Guna ------------> Tamas -------------> Corpo (essenza dei 5 elementi)
Rajas ------------> Anima (energia vitale)
Satva -------------> Spirito (coscienza, qualità del cibo)

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Veglia -------------> conoscere (dualità) --------------> io sono (concetto) --------------> io sono questo (identificazione formale)

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Sonno profondo ---------------> ignorare (non dualità) ---------------> Sono (coscienza indifferenziata)


Nello stato di veglia sono consapevole di essere conscio, mentre nello stato di sonno profondo sono consapevole di essere inconscio. La consapevolezza pertanto è il principio costante in relazione ai due aspetti ciclici e nel complesso temporaneo della coscienza corporea. Trattandosi di una esperienza assodata nella sua palese evidenza, va semplicemente nella sua dinamica compresa.


L’esperienza della veglia è caratterizzata dal senso di esistere (sat) e dalla sua conoscenza (cit) che si esprime attraverso il concetto “io sono” in conseguenza del quale i cinque elementi traggono esistenza. Da questa dualità si sviluppa la mente tramite ideazioni di nome e forma (nama e rupa).


L’esperienza del sonno profondo invece è caratterizzata dall’oblio del senso di esistere e del concetto “io sono” che ne consegue, una coscienza informe allo stato potenziale e pertanto non duale. Essa è accessibile tramite la meditazione nella modalità “sonno vigile” in assenza del concetto fondamentale “io sono” riconoscibile dalla beatitudine (ananda) che pervade l’intera esperienza, trascesa la quale ci si riconosce nella consapevolezza indipendente che la precede.


La coscienza è una qualità che deriva dal cibo che è l’essenza dei cinque elementi da cui essa dipende. D’altro canto i cinque elementi che sono il risultato dell’interazione e combinazione dei tre “guna”, dipendono dalla presenza del concetto “io sono” per la loro esistenza. Pertanto visto la reciproca interdipendenza (purusa e prakriti) non vi è una causa effettiva per entrambi i soggetti.


La coscienza è uno stato temporaneo che è giunto spontaneamente sul sostrato immutabile non causato della consapevolezza la quale ne rende testimonianza finché il corpo fisico è disponibile. Essa è in generale il principio creativo (Ishvara) dell’intera manifestazione ed in particolare, dovuta alla sua associazione ed identificazione con la forma corporea, l’entità separata (jiva) apparentemente dotata di libero arbitrio. Questo stato temporaneo ed intermittente della coscienza nello stato di veglia è permeato dal percepire, e quando compaiono il percipiente ed il percepito diventa mente. La consapevolezza che giace a priori invece, essendone il sostegno, è ciò che rende questo fenomeno immaginario possibile (maya).


Quando osservi questo fenomeno per ciò che è in realtà, hai fatto tutto ciò che serve fare dal momento che non c’è una soluzione per un problema immaginario. Questo è realizzabile solo in presenza della luce dissolvente della pura consapevolezza in assenza del tentativo di resistere e quindi modificare l’apparenza, che la farebbe invece persistere con tutti i risvolti psicologici conseguenti all’identificazione con quest’ultima. In ciò consiste l’autentico significato di “illuminazione”. In altre parole smetti di credere al sogno conferendole la realtà che ti appartiene ben consapevole essendone il vero testimone, che il destino dell’evoluzione corporea e psicologica (karma) è di pertinenza di Ishvara e non tua.