Raphael - Non dualismo
Inviato: 05/08/2024, 11:54
Se col monismo e dualismo l'universo-oggetto è creato o emanato dalla Causa prima, col Non-dualismo l'universo-oggetto non è né una creazione, né una emanazione, ma un semplice fenomeno-māyā proiettato sullo schermo universale o individuale dalla potenza proiettiva di ciò che chiamiamo “mente”.
Così, per esempio, il nostro sogno o una nostra ideazione, notturna o diurna, non sono altro che proiezioni-māyā, che non hanno realtà assoluta e quindi possono essere risolte in ogni momento.
L'universo è un continuo- discontinuo che può essere risolto e trasceso. Non è dunque una creazione – nel senso che generalmente si dà a questo termine – perché la Realtà suprema, essendo compiuta in se stessa, non ha “necessità” di creare, né è una emanazione perché la Realtà non si esaurisce nel manifesto, né può trasformarsi per essere altro da ciò che è.
Una forma-corpo, individuale, planetaria o cosmica, è l'effetto di un movimento; se questo dovesse cessare, essa scomparirebbe.
Ciò che determina questa “parvenza” vitale, questi mondi – apparentemente solidi e immortali – è māyā.
Quando vogliamo esaminare empiricamente quel serpente che abbiamo visto al posto della corda, il serpente sparisce e troviamo la corda.
Quando vogliamo consapevolmente conoscere māyā, questa sparisce, portando via ogni tipo di dualismo e antinomia, e al suo posto scopriamo l'Essere, la Realtà, la Costante assoluta.
Māyā non può essere osservata o analizzata empiricamente perché, appunto, non è una realtà. Voler vedere o cercare la māyā significa voler cercare nell'aria le impronte di un uccello, dice Shankara.
Ma per quanto non vista, essa può essere risolta e trascesa mediante vidyā, la Conoscenza metafisica.
Brano tratto da: Raphael, Il Sentiero della Non- Dualità (Advaitavada), edizioni Aśram Vidyā

Così, per esempio, il nostro sogno o una nostra ideazione, notturna o diurna, non sono altro che proiezioni-māyā, che non hanno realtà assoluta e quindi possono essere risolte in ogni momento.
L'universo è un continuo- discontinuo che può essere risolto e trasceso. Non è dunque una creazione – nel senso che generalmente si dà a questo termine – perché la Realtà suprema, essendo compiuta in se stessa, non ha “necessità” di creare, né è una emanazione perché la Realtà non si esaurisce nel manifesto, né può trasformarsi per essere altro da ciò che è.
Una forma-corpo, individuale, planetaria o cosmica, è l'effetto di un movimento; se questo dovesse cessare, essa scomparirebbe.
Ciò che determina questa “parvenza” vitale, questi mondi – apparentemente solidi e immortali – è māyā.
Quando vogliamo esaminare empiricamente quel serpente che abbiamo visto al posto della corda, il serpente sparisce e troviamo la corda.
Quando vogliamo consapevolmente conoscere māyā, questa sparisce, portando via ogni tipo di dualismo e antinomia, e al suo posto scopriamo l'Essere, la Realtà, la Costante assoluta.
Māyā non può essere osservata o analizzata empiricamente perché, appunto, non è una realtà. Voler vedere o cercare la māyā significa voler cercare nell'aria le impronte di un uccello, dice Shankara.
Ma per quanto non vista, essa può essere risolta e trascesa mediante vidyā, la Conoscenza metafisica.
Brano tratto da: Raphael, Il Sentiero della Non- Dualità (Advaitavada), edizioni Aśram Vidyā
