Disciplina
Inviato: 06/01/2022, 12:35
DISCIPLINA
Che parola desueta, controcorrente.
Per prima cosa, come sempre, ho cercato l'etimo, l'origine della parola.
Non si può comprendere il senso di una parola senza prima scavare fino alla radice.
Almeno, non posso io.
Disciplina viene da discepolo, uno che impara.
Non s'impara senza disciplina.
Essere indisciplinato, privo di disciplina, significa sostanzialmente smettere di imparare. Il che equivale a smarrirsi.
Se la disciplina è regola, ordine, armonia, l'indisciplina è distrazione, discordia.
Dunque ho bisogno di disciplina, re-imparare la disciplina, forse ri-cordarla.
Perché, un tempo, l'ho ben praticata, costretta dagli eventi esterni, sorretta dall'abitudine e dalla necessità.
Ma così non vale.
Ora, è più difficile perché devo ritrovarla in me: rendere la disciplina un'abitudine. Necessita uno sforzo consapevole.
E, diciamocelo, pure la parola sforzo non è che piaccia troppo alla nostra pigrizia. Già il suono, con tutte quelle consonanti, non fa presagire nulla di buono per il vagabondo che mi abita.
Eppure, va fatto e il vagabondo dovrà pur tacere, ogni tanto.
Senza disciplina non c’è alcuna possibilità di attingere alla fonte della libertà.
Sembra un paradosso, ma è vero.
Se si desidera, più di ogni altra cosa, la libertà, occorre che si passi attraverso il giogo della disciplina.
Vediamo cosa riesco a fare; prima di tutto: da dove comincio?
«In verità, solo la perfetta disciplina, equivalente alla ferma devozione suprema che sorge allo scioglimento dell’ego nella luce del supremo Silenzio[Coscienza in sé] è la giusta funzione del guru. Sappilo così».
Ramana Maharshi, Guru Vachaka Kovai 269. Opera composta da Muruganar con parole di Sri Ramana, corretta e sistemata insieme a quest'ultimo. In preparazione. Edizioni I Pitagorici.
Che parola desueta, controcorrente.
Per prima cosa, come sempre, ho cercato l'etimo, l'origine della parola.
Non si può comprendere il senso di una parola senza prima scavare fino alla radice.
Almeno, non posso io.
Disciplina viene da discepolo, uno che impara.
Non s'impara senza disciplina.
Essere indisciplinato, privo di disciplina, significa sostanzialmente smettere di imparare. Il che equivale a smarrirsi.
Se la disciplina è regola, ordine, armonia, l'indisciplina è distrazione, discordia.
Dunque ho bisogno di disciplina, re-imparare la disciplina, forse ri-cordarla.
Perché, un tempo, l'ho ben praticata, costretta dagli eventi esterni, sorretta dall'abitudine e dalla necessità.
Ma così non vale.
Ora, è più difficile perché devo ritrovarla in me: rendere la disciplina un'abitudine. Necessita uno sforzo consapevole.
E, diciamocelo, pure la parola sforzo non è che piaccia troppo alla nostra pigrizia. Già il suono, con tutte quelle consonanti, non fa presagire nulla di buono per il vagabondo che mi abita.
Eppure, va fatto e il vagabondo dovrà pur tacere, ogni tanto.
Senza disciplina non c’è alcuna possibilità di attingere alla fonte della libertà.
Sembra un paradosso, ma è vero.
Se si desidera, più di ogni altra cosa, la libertà, occorre che si passi attraverso il giogo della disciplina.
Vediamo cosa riesco a fare; prima di tutto: da dove comincio?
«In verità, solo la perfetta disciplina, equivalente alla ferma devozione suprema che sorge allo scioglimento dell’ego nella luce del supremo Silenzio[Coscienza in sé] è la giusta funzione del guru. Sappilo così».
Ramana Maharshi, Guru Vachaka Kovai 269. Opera composta da Muruganar con parole di Sri Ramana, corretta e sistemata insieme a quest'ultimo. In preparazione. Edizioni I Pitagorici.
