il retto sforzo e il dono della condivisione
Inviato: 16/09/2018, 19:22
Sono da poco tornata da un breve ritiro meditativo di 10gg.
Avendo l'opportunità di vivere nella qualità del silenzio, senza distrazioni esterne, è per me più facile dedicare l'attenzione all'autosservazione continua ma c'è un ma: ovviamente, anche nelle condizioni più favorevoli, la mia piccola mente tende a volgere il timone verso "luccicanti miraggi ed acque torbide".
In passato ho sempre teso a sprofondare più del dovuto nei "miei luoghi oscuri" per di più pensando fosse funzionale e fors'anche necessario; mi illudevo che accedere a ciò che più si celava alla mia coscienza ordinaria per poterlo osservare, potesse aiutarmi ad accettarne la realtà.
Purtroppo però, per quanto mi riguarda, la conoscenza non va di pari passo con la consapevolezza e l'equanimità e senza consapevolezza ed equanimità non può esservi accettazione ed integrazione e tutto ciò che rimane è una montante onda di sofferenza e confusione.
Talvolta talmente forte da lasciarmi in balia di qs orrifici moti per giorni e giorni, aggiungendo turbamento a turbamento, orrorre a orrore, tristezza a tristezza, paura a paura, "nessuna crescita", solo mostruose informazioni in più con cui dover consapevolmente convivere perchè ormai impossibili da ignorare; un mostruoso, impietoso specchio da cui non potermi celare...
Sapete da quanto tempo cercavo di capire cosa fosse il retto sforzo?
Anni.
Ed è anche per questo che ho pensato di condividere questa esperienza con voi, come ho raccontato ad Ortica:
"sorprendentemente, il primo giorno in sala, l'attenzione si è naturalmente raccolta in una concentrazione profonda come mai mi era successo, ero estremamente sensibile, centrata, attenta, calma.
E mentre ero lì mi son tornate in mente le parole di Raphael sulla pratica, sul fatto che dovesse essere "piacevole" e mi son venute in mente le parole del Buddha sul retto sforzo, il retto pensiero e la retta azione, sul perseguire la via di mezzo e per la prima volta ho "sentito cosa volesse significare".
Ho quindi deciso che non sarei andata oltre quanto ero in grado di "osservare equanimamente", sperimentando come lo "stare al centro tramite il retto sforzo calmi la mente", ho deciso di rispettare i miei limiti.
"Prendere le misure" è stato un grande passo, persino la mia successiva mancanza di concentrazione e la mia usuale insofferenza/tristezza/insonnia da corso/rabbia è stata formativa, per la prima volta sono riuscita ad osservare tutto questo senza scivolarci dentro completamente.
Mi auguro, con il tempo, di riuscire a stabilizzare qs modalità, di riuscire a lavorare senza scivolare nell'eccesso, rimanendo al centro"
Nel post in cui mi sono presentata avevamo discusso delle qualificazioni necessarie al cammino, avevamo parlato dell'umiltà e grazie a quello che da voi è emerso ho potuto meditarne le qualità, comprendendo che arrivare alla "maturità coscienziale" grazie a cui sarò in grado di percepire, riconoscere ed accettare i miei limiti sarà un grande traguardo a cui probabilmente non presterò attenzione e vs cui non posso interferire in alcun modo se non favorendone il terreno grazie all'autosservazione e all'agire cercando di non arrecare sofferenza.
E' una strada lunghissima ma inizia pur sempre con un primo passo.
E di questo non posso che essere grata e riconoscente.
E ringrazio voi, che grazie al vostro servizio e alla vostra generosità avete permesso che le parole della Tradizione arrivassero fino a me e vi ringrazio per la disponibilità, la pazienza e la generosità con cui mi avete accolta nel forum.
Sono presente quasi giornalmente ma non mi faccio sentire perchè oltre a criticità di tempo e linea, come già vi avevo accennato, lo scoglio più grande è una certa reticenza nel farlo, cercherò di lavorare anche su questa resistenza posto che abbia qualcosa da chiedervi e/o da condividere.
Certo, la mia mente ordinaria è piena di domande di se e di perchè ma se mi soffermo un attimo ad osservarla mi rendo conto che spesso non si tratta di "vere domande" ma di un brusio di sottofondo cui non mi interessa dar peso/corda.
Certo mi piacerebbe discutere inseme a voi delle nostre personali esperienze, della pratica quotidiana e degli strumenti che utilizziamo in questo cammino, degli errori e delle sviste più grandi che abbiamo incontrato e in cui siamo caduti perchè so che a volte l'esperienza di qualcuno può esser tesoro per qualcun altro, perchè so che per me potrebbe essere tale.
"Vado sul pratico/grossolano quotidiano" perchè è quello che ad oggi mi potrebbe aiutare di più, sento di aver bisogno di riniziare, ancora una volta, dalle basi/dal quotidiano e poter accedere alle esperienze di altri viandanti potrebbe aiutarmi a percepire ciò che penso di conoscere con occhi diversi e proprio grazie a questo favorire l'espansione del mio piccolo curioso sguardo.
Vi e ci auguro ogni bene.
Avendo l'opportunità di vivere nella qualità del silenzio, senza distrazioni esterne, è per me più facile dedicare l'attenzione all'autosservazione continua ma c'è un ma: ovviamente, anche nelle condizioni più favorevoli, la mia piccola mente tende a volgere il timone verso "luccicanti miraggi ed acque torbide".
In passato ho sempre teso a sprofondare più del dovuto nei "miei luoghi oscuri" per di più pensando fosse funzionale e fors'anche necessario; mi illudevo che accedere a ciò che più si celava alla mia coscienza ordinaria per poterlo osservare, potesse aiutarmi ad accettarne la realtà.
Purtroppo però, per quanto mi riguarda, la conoscenza non va di pari passo con la consapevolezza e l'equanimità e senza consapevolezza ed equanimità non può esservi accettazione ed integrazione e tutto ciò che rimane è una montante onda di sofferenza e confusione.
Talvolta talmente forte da lasciarmi in balia di qs orrifici moti per giorni e giorni, aggiungendo turbamento a turbamento, orrorre a orrore, tristezza a tristezza, paura a paura, "nessuna crescita", solo mostruose informazioni in più con cui dover consapevolmente convivere perchè ormai impossibili da ignorare; un mostruoso, impietoso specchio da cui non potermi celare...
Sapete da quanto tempo cercavo di capire cosa fosse il retto sforzo?
Anni.
Ed è anche per questo che ho pensato di condividere questa esperienza con voi, come ho raccontato ad Ortica:
"sorprendentemente, il primo giorno in sala, l'attenzione si è naturalmente raccolta in una concentrazione profonda come mai mi era successo, ero estremamente sensibile, centrata, attenta, calma.
E mentre ero lì mi son tornate in mente le parole di Raphael sulla pratica, sul fatto che dovesse essere "piacevole" e mi son venute in mente le parole del Buddha sul retto sforzo, il retto pensiero e la retta azione, sul perseguire la via di mezzo e per la prima volta ho "sentito cosa volesse significare".
Ho quindi deciso che non sarei andata oltre quanto ero in grado di "osservare equanimamente", sperimentando come lo "stare al centro tramite il retto sforzo calmi la mente", ho deciso di rispettare i miei limiti.
"Prendere le misure" è stato un grande passo, persino la mia successiva mancanza di concentrazione e la mia usuale insofferenza/tristezza/insonnia da corso/rabbia è stata formativa, per la prima volta sono riuscita ad osservare tutto questo senza scivolarci dentro completamente.
Mi auguro, con il tempo, di riuscire a stabilizzare qs modalità, di riuscire a lavorare senza scivolare nell'eccesso, rimanendo al centro"
Nel post in cui mi sono presentata avevamo discusso delle qualificazioni necessarie al cammino, avevamo parlato dell'umiltà e grazie a quello che da voi è emerso ho potuto meditarne le qualità, comprendendo che arrivare alla "maturità coscienziale" grazie a cui sarò in grado di percepire, riconoscere ed accettare i miei limiti sarà un grande traguardo a cui probabilmente non presterò attenzione e vs cui non posso interferire in alcun modo se non favorendone il terreno grazie all'autosservazione e all'agire cercando di non arrecare sofferenza.
E' una strada lunghissima ma inizia pur sempre con un primo passo.
E di questo non posso che essere grata e riconoscente.
E ringrazio voi, che grazie al vostro servizio e alla vostra generosità avete permesso che le parole della Tradizione arrivassero fino a me e vi ringrazio per la disponibilità, la pazienza e la generosità con cui mi avete accolta nel forum.
Sono presente quasi giornalmente ma non mi faccio sentire perchè oltre a criticità di tempo e linea, come già vi avevo accennato, lo scoglio più grande è una certa reticenza nel farlo, cercherò di lavorare anche su questa resistenza posto che abbia qualcosa da chiedervi e/o da condividere.
Certo, la mia mente ordinaria è piena di domande di se e di perchè ma se mi soffermo un attimo ad osservarla mi rendo conto che spesso non si tratta di "vere domande" ma di un brusio di sottofondo cui non mi interessa dar peso/corda.
Certo mi piacerebbe discutere inseme a voi delle nostre personali esperienze, della pratica quotidiana e degli strumenti che utilizziamo in questo cammino, degli errori e delle sviste più grandi che abbiamo incontrato e in cui siamo caduti perchè so che a volte l'esperienza di qualcuno può esser tesoro per qualcun altro, perchè so che per me potrebbe essere tale.
"Vado sul pratico/grossolano quotidiano" perchè è quello che ad oggi mi potrebbe aiutare di più, sento di aver bisogno di riniziare, ancora una volta, dalle basi/dal quotidiano e poter accedere alle esperienze di altri viandanti potrebbe aiutarmi a percepire ciò che penso di conoscere con occhi diversi e proprio grazie a questo favorire l'espansione del mio piccolo curioso sguardo.
Vi e ci auguro ogni bene.