Sādhana – Asādhanā
Inviato: 21/05/2017, 17:41
Con riferimento all'articolo-capitolo Sādhana – Asādhanā tratto dal libro "Dialogo dIstruzione" e postato per intero su Vedanta it, volevo riportare in evidenza alcune frasi che mi sono sembrate più significative di altre, e di cui avrei avuto piacere di poterne condividere con voi un commento e riflessione a riguardo.
Le frasi sono le seguenti, a cominciare dalla prima che è proprio in testa al capitolo:
D - Qual è il compito di un discepolo, diffondere l’insegnamento del Maestro?
[...]
R - Compito di un discepolo è la realizzazione dell’insegnamento del Maestro. L’insegnamento di un Maestro consiste nella testimonianza della sua natura risvegliata. L’insieme delle azioni che il discepolo compie, per realizzare quell’insegnamento, viene detta sādhanā.
[...]
La stessa Verità, quando si manifesta nel mondo, non mette i cartelloni pubblicitari, non cerca proseliti e non fa conferenze ad ogni canto. È come porgere un paniere sulla via, saranno le genti che verranno a chiedere quello che è contenuto nel paniere. Compito di un aspirante nella tradizione è far sì che ci sia sempre il contenuto da mettere nel paniere. Il paniere è la tradizione, il contenuto è la testimonianza della realizzazione del discepolo.
[...]
Devono essere i devoti e la loro vita il messaggio! Chi riuscirà a crescere coscienzialmente, cambierà il mondo, non perché agirà sul mondo, ma perché il cambiamento di ogni individuo, la sua sādhanā, è la modificazione del mondo.
Credete veramente che il ripetere le parole del Divino o dei testi sacri come pappagalli, qualifichi come messaggi o messaggeri?
[...]
Tutti quei messaggeri che si sentono i depositari della Verità, sono dei neofiti entusiasti, esaltati dalla gioia e dal primo contatto con l’amore che un Maestro normalmente effonde intorno a sé. Senza essere divenuti loro stessi Amore, vorrebbero portarlo in giro, per il mondo, per attrarre più gente nei loro gruppi.
[...]
Che ognuno svolga la propria sādhanā senza disquisire quella altrui; chi critica un altro cammino realizzativo comprenda che in realtà ancora non ha nemmeno idea di quale sia il proprio, anzi forse, si sta solo perdendo, perché ancora non ha compreso l'abc spirituale.
[...]
La consapevolezza non è conseguenza di una valutazione empirica, ma di una trasformazione interiore profonda.
Queste sono le frasi e spunti scelti di riflessione che mi hanno maggiormente colpito nella loro attualità del momento. A cominciare dalla prima in cui si chiede espressamente quale sia il compito di un discepolo, forse il farsi carico e diffondere l'insegnamento del maestro?
Mi pare che la risposta di Premadharma sia lapidaria. Qual'è il compito indicato; la realizzazione dell'insegnamento del maestro. Realizzazione, non la ripetizione a pappagallo delle sue parole-insegnamento. Non la diffusione enciclopedica dei suoi scritti e articoli. Non tutto ciò ma la realizzazione del suo insegnamento. E in cosa consiste l'insegnamento del Mestro? Nella testimonianza della sua natura risvegliata.
Quindi se la sadhana così come descritta è l'insieme delle azioni che il discepolo compie per realizzare tale insegnamento, mi sembra evidente che tale sadhana sia indirizzata alla testimonianza della sua (stessa, del discepolo) natura risvegliata. Questo perchè in ultimo di ogni sadhana, la natura risvegliata del discepolo è la stessa medesima di quella del maestro, non sono due nature diverse, ma la stessa identica, che nel corso d'opera uno, il maestro, ha già realizzato mentre l'altro, il discepolo, ci sta ancora lavorando sopra.
Compito di un aspirante nella tradizione è che ci sia sempre il contenuto da mettere nel paniere-tradizione. Il contenuto che è tenuto a mettere nel paniere della tradizione è la testimonianza della (sua) realizzazione del discepolo. Il servizio che si offre alla tradizione, il contenuto che si pone nel paniere della tradizione in offerta di servizio è la testimonianza della realizzazione del discepolo. E' quella e solo quella che si ha e si può (utilmente) offrire in\di servizio alla tradizione e chi per essa. Nel paniere della tradizione c'è solo un pane e pesce, un "contenuto" che si può offrire, la testimonianza della propria realizzazione, se stessi, cos'altro?
Devono essere i devoti e la loro vita il messaggio! Il messaggio, il contenuto, sono i devoti stessi, gli aspiranti stessi, i discepoli stessi del maestro. Non è l'agire sul mondo che cambia il mondo, ma l'agire e realizzarsi dell'aspirante, la sua stessa sadhana, che cambia il mondo. È la testimonianza di sè, della propria natura e realizzazione (quale che essa sia e a qualunque grado coscienziale essa sia giunta) l'agire più qualificato e profondo che possa cambiare il mondo.
Le altre a seguire....
Le frasi sono le seguenti, a cominciare dalla prima che è proprio in testa al capitolo:
D - Qual è il compito di un discepolo, diffondere l’insegnamento del Maestro?
[...]
R - Compito di un discepolo è la realizzazione dell’insegnamento del Maestro. L’insegnamento di un Maestro consiste nella testimonianza della sua natura risvegliata. L’insieme delle azioni che il discepolo compie, per realizzare quell’insegnamento, viene detta sādhanā.
[...]
La stessa Verità, quando si manifesta nel mondo, non mette i cartelloni pubblicitari, non cerca proseliti e non fa conferenze ad ogni canto. È come porgere un paniere sulla via, saranno le genti che verranno a chiedere quello che è contenuto nel paniere. Compito di un aspirante nella tradizione è far sì che ci sia sempre il contenuto da mettere nel paniere. Il paniere è la tradizione, il contenuto è la testimonianza della realizzazione del discepolo.
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Devono essere i devoti e la loro vita il messaggio! Chi riuscirà a crescere coscienzialmente, cambierà il mondo, non perché agirà sul mondo, ma perché il cambiamento di ogni individuo, la sua sādhanā, è la modificazione del mondo.
Credete veramente che il ripetere le parole del Divino o dei testi sacri come pappagalli, qualifichi come messaggi o messaggeri?
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Tutti quei messaggeri che si sentono i depositari della Verità, sono dei neofiti entusiasti, esaltati dalla gioia e dal primo contatto con l’amore che un Maestro normalmente effonde intorno a sé. Senza essere divenuti loro stessi Amore, vorrebbero portarlo in giro, per il mondo, per attrarre più gente nei loro gruppi.
[...]
Che ognuno svolga la propria sādhanā senza disquisire quella altrui; chi critica un altro cammino realizzativo comprenda che in realtà ancora non ha nemmeno idea di quale sia il proprio, anzi forse, si sta solo perdendo, perché ancora non ha compreso l'abc spirituale.
[...]
La consapevolezza non è conseguenza di una valutazione empirica, ma di una trasformazione interiore profonda.
Queste sono le frasi e spunti scelti di riflessione che mi hanno maggiormente colpito nella loro attualità del momento. A cominciare dalla prima in cui si chiede espressamente quale sia il compito di un discepolo, forse il farsi carico e diffondere l'insegnamento del maestro?
Mi pare che la risposta di Premadharma sia lapidaria. Qual'è il compito indicato; la realizzazione dell'insegnamento del maestro. Realizzazione, non la ripetizione a pappagallo delle sue parole-insegnamento. Non la diffusione enciclopedica dei suoi scritti e articoli. Non tutto ciò ma la realizzazione del suo insegnamento. E in cosa consiste l'insegnamento del Mestro? Nella testimonianza della sua natura risvegliata.
Quindi se la sadhana così come descritta è l'insieme delle azioni che il discepolo compie per realizzare tale insegnamento, mi sembra evidente che tale sadhana sia indirizzata alla testimonianza della sua (stessa, del discepolo) natura risvegliata. Questo perchè in ultimo di ogni sadhana, la natura risvegliata del discepolo è la stessa medesima di quella del maestro, non sono due nature diverse, ma la stessa identica, che nel corso d'opera uno, il maestro, ha già realizzato mentre l'altro, il discepolo, ci sta ancora lavorando sopra.
Compito di un aspirante nella tradizione è che ci sia sempre il contenuto da mettere nel paniere-tradizione. Il contenuto che è tenuto a mettere nel paniere della tradizione è la testimonianza della (sua) realizzazione del discepolo. Il servizio che si offre alla tradizione, il contenuto che si pone nel paniere della tradizione in offerta di servizio è la testimonianza della realizzazione del discepolo. E' quella e solo quella che si ha e si può (utilmente) offrire in\di servizio alla tradizione e chi per essa. Nel paniere della tradizione c'è solo un pane e pesce, un "contenuto" che si può offrire, la testimonianza della propria realizzazione, se stessi, cos'altro?
Devono essere i devoti e la loro vita il messaggio! Il messaggio, il contenuto, sono i devoti stessi, gli aspiranti stessi, i discepoli stessi del maestro. Non è l'agire sul mondo che cambia il mondo, ma l'agire e realizzarsi dell'aspirante, la sua stessa sadhana, che cambia il mondo. È la testimonianza di sè, della propria natura e realizzazione (quale che essa sia e a qualunque grado coscienziale essa sia giunta) l'agire più qualificato e profondo che possa cambiare il mondo.
Le altre a seguire....