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Ellam Ondre: Tutto è Uno - riflessioni

Inviato: 07/04/2017, 8:15
da Mauro
Cap. 1:
A me pare non parli di Coscienza ma di Energia.
Ciò è coerente con lo shivaismo kashmiro, meno con l' idealismo Shankariano.

Re: Ellam Ondre: Tutto è Uno - riflessioni

Inviato: 07/04/2017, 8:52
da Fedro
Mauro ha scritto:
07/04/2017, 8:15
Cap. 1:
A me pare non parli di Coscienza ma di Energia.
Ciò è coerente con lo shivaismo kashmiro, meno con l' idealismo Shankariano.
Ho cercato di leggerlo adesso per capire cosa intendi, e non riesco.
A me sembra di cogliere la stessa testimonianza di Dattatreya, di Guadapada, di Ramana, di Shankara...
Per quanto riguarda l'idealismo: attribuirlo a Shankara sembra un ossimoro (o forse paradosso);
conosco l'idealismo tedesco (Hegel, Shelling, Fichte...)

Re: Ellam Ondre: Tutto è Uno - riflessioni

Inviato: 07/04/2017, 13:49
da Mauro
Il primo capitolo non parla di "Coscienza" ma di "Unità".
Questa unità potrebbe essere semplicemente "sostanziale", "ontologica" e non "metafisica".
Diffatti è scritto:
"Similmente, tutte le cose, tutti i corpi, tutti gli organismi provengono dalla stessa sorgente e vivificati da un singolo principio vitale".

Che tutto possa essere spiegato in termini di un'unica "sostanza" che è l'energia, è un dato dedotto dallo shivaismo kashmiro e la sua teoria dello "spanda", e non dall'idealismo shankariano che va oltre "il mondo", concentrandosì sulla realtà metafisica, non ontologica.
Tra parentesi: quando parlo di "idealismo shankariano" mi riferisco a quello cui Shankara ha attinto a piene mani, di derivazione buddhista.

Re: Ellam Ondre: Tutto è Uno - riflessioni

Inviato: 07/04/2017, 14:54
da Fedro
Quindi, mi par di capire, dai significato diverso a Uno rispetto a Coscienza.
inoltre, mi rimane incomprensibile l'appellativo di idealismo, riguardo tutto ciò che possa riguardare la Tradizione unica, dunque Shankara compreso.

Re: Ellam Ondre: Tutto è Uno - riflessioni

Inviato: 07/04/2017, 15:10
da cielo
Mauro ha scritto:
07/04/2017, 13:49
Il primo capitolo non parla di "Coscienza" ma di "Unità".
Questa unità potrebbe essere semplicemente "sostanziale", "ontologica" e non "metafisica".
Diffatti è scritto:
"Similmente, tutte le cose, tutti i corpi, tutti gli organismi provengono dalla stessa sorgente e vivificati da un singolo principio vitale".

Che tutto possa essere spiegato in termini di un'unica "sostanza" che è l'energia, è un dato dedotto dallo shivaismo kashmiro e la sua teoria dello "spanda", e non dall'idealismo shankariano che va oltre "il mondo", concentrandosì sulla realtà metafisica, non ontologica.
Tra parentesi: quando parlo di "idealismo shankariano" mi riferisco a quello cui Shankara ha attinto a piene mani, di derivazione buddhista.
Dire che Shankara "ha attinto" può essere accettabile in un'ottica che si basi sulla continuità temporale, sull'osservazione di un processo storico, ma la metafisica realizzativa di cui Shankara è autorevole testimone, non segue alcuna continuità temporale perchè non rappresenta un'evoluzione del pensiero nel tempo, ma è la pura esposizione, tramite diverse coordinare spazio-temporali e linguistiche, della medesima visione - realizzazione (per identità) della Realtà (Una). Il Sè o lo si realizza o non lo si realizza, non c'è una via di mezzo. Certi scritti sono di riferimento a chi si è avviato alla "scalata della Montagna", indipendentemente dalla strada che percorrerà per l'ascensione.
Le diverse visioni, al livello di un filosofo realizzato (un Buddha, un Cristo, un avadhuta o un bodhisattva) sono da considerare degli indirizzi ad una verità trascendente (una non molte), e pur vertendo sulla Realtà assoluta, Brahman o Puro Essere, inevitabilmente codificano anche delle linee etiche - operative di approccio. Forniscono istruzioni per ogni scalatore.
Non dovremmo, secondo me, vederle come opere dell'intelletto e con l'intelletto analizzarle a nostra volta, in quanto sono testimonianza dell'identità metafisica con l'Assoluto (jiva - brahma - aikya) dei Realizzati.
Quel tipo di testimonianza (che troviamo nel buddhismo, nelle scritture kashmire, negli scritti di Shankara e degli anomini come quello qui riportato) non sono opere interpretative, non il prodotto di congetture acute e intelligenti, non articolate costruzioni mentali da analizzare in tutti i loro segmenti.
La tradizione non duale è l'insieme di queste fotografie - testimonianze, nessuna delle quali contraddice le precedenti, pur nelle sfumature d'angolazione in cui la "fotografia" è stata scattata.
Noi, soggetti all'identificazione e alla differenziazione, probabilmente possiamo soltanto intuire la veridicità di un insegnamento tradizionale, ma non possiamo confermarla con "parole nostre", testimoniandola a nostra volta con nuova fotografia della medesima Realtà, adeguata alla specifica coordinata spazio temporale lungo cui ci muoviamo, o crediamo di muoverci. Non avendola realizzata ne forniremmo un'interpretazione relativa a ciò che crediamo di essere.
Certi scritti, certe frasi piene di "essenza" (Tu sei Quello, ad esempio), possono servirci come semi meditativi al risveglio e aiutarci a smettere di credere di essere ciò che non siamo (altra manifestazione, altra energia differenziata da Quell'Unica).

Re: Ellam Ondre: Tutto è Uno - riflessioni

Inviato: 07/04/2017, 15:38
da Mauro
Mi dispiace ma io la leggo in una prospettiva di "storia del pensiero umano", nel quale è accertato che Shankara fu il controriformatore dell' induismo, così come il Buddha ne fu il riformatore (con la precisazione di non confondere i termini "riforma" e "controriforma" con quelli desunti dal cristianesimo).

Le prospettive metafisico - realizzative non sono alla mia portata.

Re: Ellam Ondre: Tutto è Uno - riflessioni

Inviato: 07/04/2017, 15:44
da Mauro
Cosa c'è di così negativo nel concetto di idealismo poi me lo si spiegherà.
Per me è un concetto positivo. Shankara ha fatto bene a depurare il brahmanesimo da molte contaminazioni "secolari", ed in questo, il suo debito nei confronti del Buddhismo è enorme.
Colui che ha portato l'idealismo soggettivista in seno all' induismo, è stato proprio Shankara.

Re: Ellam Ondre: Tutto è Uno - riflessioni

Inviato: 07/04/2017, 16:05
da Fedro
Mauro ha scritto:
07/04/2017, 15:44
Cosa c'è di così negativo nel concetto di idealismo poi me lo si spiegherà.
Per me è un concetto positivo. Shankara ha fatto bene a depurare il brahmanesimo da molte contaminazioni "secolari", ed in questo, il suo debito nei confronti del Buddhismo è enorme.
Colui che ha portato l'idealismo soggettivista in seno all' induismo, è stato proprio Shankara.
Mauro, non è questione di negativo o positivo, è che proprio non vi è spazio ai concetti/speculazioni, laddove vi è una testimonianza; mi pare che l'esposizione di cielo sia molto felice, in proposito.

Re: Ellam Ondre: Tutto è Uno - riflessioni

Inviato: 07/04/2017, 16:21
da Mauro
Fedro, questo è lo spazio delle riflessioni, e quelle che ho scritto sono le mie.
Il fatto che quella di Shankara sia una testimonianza non mi impedirà di continuare a proporre il mio punto di vista sull'influenza del buddhismo per Shankara.
Non toglie nulla alla sua testimonianza ma dà spunti di riflessione su come essa è stata tramandata.
Se il brahmanesimo non fosse andato in crisi non avremmo avuto bisogno di una uttaramimansa.

Re: Ellam Ondre: Tutto è Uno - riflessioni

Inviato: 07/04/2017, 16:45
da Fedro
Mauro ha scritto:
07/04/2017, 16:21
Fedro, questo è lo spazio delle riflessioni, e quelle che ho scritto sono le mie.
Il fatto che quella di Shankara sia una testimonianza non mi impedirà di continuare a proporre il mio punto di vista sull'influenza del buddhismo per Shankara.
Non toglie nulla alla sua testimonianza ma dà spunti di riflessione su come essa è stata tramandata.
Se il brahmanesimo non fosse andato in crisi non avremmo avuto bisogno di una uttaramimansa.
Giusto per chiarire: per quanto riguarda le speculazioni, non mi riferivo a noi qui, a cui ne diamo spazio; dicevo semplicemente che, qualora vi fosse un minimo spazio di idealismo in Shankara, staremmo già dicendo che dia spazio alle speculazioni mentali.

Re: Ellam Ondre: Tutto è Uno - riflessioni

Inviato: 07/04/2017, 17:12
da Mauro
Ma certo che no. È evidente che è la lettura critica del pensiero di Shankara che riconosce il suo carattere idealista. Non è un dato ontologico. Mica gli si vuole attaccare etichette. È un modo di leggere la storia della filosofia, che non distingue -giustamente- tra realizzati e non, ma si occupa solo del pensiero umano e le sue conseguenze culturali e sociali.

Re: Ellam Ondre: Tutto è Uno - riflessioni

Inviato: 08/04/2017, 11:10
da cielo
Mauro ha scritto:
07/04/2017, 15:38
Mi dispiace ma io la leggo in una prospettiva di "storia del pensiero umano", nel quale è accertato che Shankara fu il controriformatore dell' induismo, così come il Buddha ne fu il riformatore (con la precisazione di non confondere i termini "riforma" e "controriforma" con quelli desunti dal cristianesimo).

Le prospettive metafisico - realizzative non sono alla mia portata.

Non dispiacerti, ognuno ha, correttamente, la visione che ha, l'importante, secondo me, è riuscire a esprimerla rendendola comprensibile all'altro, in modo che le visioni si coniughino e non si contrappongano. Così si scambia in armonia, com'è giusto che sia, in questa relatività di aspiranti cercatori che cercano di usufruire del tempo a disposizione senza far danni e magari imparando qualcosa attraverso l'interazione, anche perchè in questa prospettiva storica del pensiero umano attuale, si nota un pensiero collettivo spesso sovraccarico di paura, rabbia, sofferenza ed egocentrismo.

Le prospettive metafisico - realizzative non sono alla tua portata?
Nemmeno alla mia, anche perchè "adottare il punto di vista del Sè" è un paradosso nei termini, non essendo il Sè un soggetto che osserva da un punto di vista, ma la consapevolezza totale e onnicomprensiva dei vari piani di esistenza nella contingenza, nel qui ed ora.
O si realizza questa potenzialità insita in ogni essere, oppure inutile menarsela con parole e concetti.
Eppure va di moda esprimere "il punto di vista del Sè" ripetendo gli assiomi vedantici, che si trasformano in mera teoria, da stratificare insieme ad altra. Chi lo fa se ne assumerà la responsabilità.

Personalmente mi pare di aver compreso che il processo realizzativo non è acquisitivo e non consiste in azioni, pur se, dovendo svolgere comunque l'azione in quanto incarnati, aiuta se l'azione è svolta nel dharma riconosciuto come proprio di questa vita (giocare "pulito" sul campo e combattere, come fece Arjuna, anche se non hai voglia di farlo) e in modo equanime, offrendo l'agire all'Ordine cosmico e senza aspettarsi di raccogliere succosi frutti in un futuro immaginario e senza lagnarsi, rigettando gli amari in quanto non rispondenti alla propria "santità" e buona volontà. (Perchè Dio non mi grazia?).

Inoltre il processo realizzativo non è neppure un processo di azione, ma bensì di terminazione dell'azione, un "processo non processo", non codificabile nello svolgimento (anche se durante il percorso, in quanto apprendisti, ci aiuta appoggiarci a sistemi di regole autodisciplinanti), non identificabile negli eventi della vita di un individuo, anche se se ne possono trarre delle tracce generali. (Come dire: anche l'assassino di ieri ha il seme della Realizzazione nel proprio presente).
Non ci sono i punti da accumulare nel processo, come al supermercato, che ti assicurano il premio finale se completi la tessera (e poi di solito, per avere il premio, il supermercato chiede anche una parte di denaro, per avere l'oggetto desiderato e sponsorizzato nella raccolta punti).

Come diceva sempre Premadharma, è la vita stessa dell'ente il processo realizzativo o, se vogliamo o crediamo, più vite dell'ente:

"Questo tipo di liberazione perfetta è il risultato di meriti accumulati nel corso di innumerevoli nascite"
(Shankara, Vivekacūḍāmaṇi, 5).