Mauro ha scritto: ↑05/03/2017, 15:41
cielo ha scritto: ↑05/03/2017, 15:31
Perchè hai il cuore di burro?
Attento perchè poi viene chi te lo ruba.
Ho l'esistenza minata dai sensi di colpa per via di molte cavolate che faccio o dico.
Quella frase di Teano me ne ha fatto emergere uno.
I sensi di colpa dovuti ad azioni sbagliate si possono affrontare in due modi (IMHO):
1) negare l'errore ed andare caparbiamente sulla stessa strada dell'errore, inventando mille scuse per placare i sensi di colpa, ingigantendo il problema;
2) ammettere semplicemente l'errore, e cercare di reintegrare i sensi di colpa conseguenti.
Talvolta uso il primo approccio.
Stavolta ho ritenuto opportuno ammettere lo sbaglio e girare pagina.
Anche io ho l'esistenza minata dai sensi di colpa per via di molte cavolate che faccio o dico e, avendo molte interazioni (familiari e sociali) le opportunità di errare si moltiplicano in modo esponenziale, di lì il bisogno di ritrarsi, stare soli, sparire, essere dimenticati (fai almeno finta che non esisto più nella tua vita). In una parola sola: neutralizzarsi dai propri stessi effetti "egoichi".
Visto da un certo punto di vista fa ridere, prima creiamo un "io" ben solido, lo agghindiamo e lo "purifichiamo", perseguendo la nostra peculiare visione di "miglioramento", lo sosteniamo con idee "alte" e nobili ideali e poi, dopo che quest'io si è immerso nell'azione e ha creduto di poter "spingere" gli eventi con la propria volontà, si ritrova pronto per essere bastonato da una gragnuola di colpi di mazza per essere distrutto, considerate le conseguenze delle azioni.
Quell'io preparato e motivato viene fuori che ha fatto azioni che alle sera, nel consueto esame di coscienza imparato all'asilo, non passa il vaglio della maschera del censore, resuscitata alla bisogna, che massacra l'agente che ha lasciato tracce e generato karma, causando danni.
Quei brani sull'amore trovati causalmente mentre facevo tutt'altra ricerca sono capitati "a fagiuolo", a me che in quel momento stato giusto discutendo col censore perchè una buona volta si impegnasse non solo a mazzuolare quell'altro io agente, ma esprimesse sentenze definitive degne di soddisfare tutti gli agenti nei diversi ruoli. Troppo comodo generare sensi di colpa, se servissero a produrre azioni pensate come virtuose e non effetti disgreganti e sofferenza, altro karma, per dirla in altro modo, la avremmo risolta da tempo e non patiremmo continuamente le conseguenze del nostro errare, creando mondi e relazioni per poi distruggerle al primo soffio di vento insieme a quell'io fantasma che le ha create e sostenute.
E' che non siamo i registi del film, dobbiamo ammettere, se non l'errore che difficilmente vediamo in tutte le sue implicazioni, sfumature e conseguenze, almeno l'erranza, lo sbandamento dell'io che cercando di "fare il bene", fa danni, a sè stesso e al prossimo.
Emblematico e crudo il brano del dialogo sulla "madre" che proietta sui figli i propri desideri di felicità, pace, successo, onestà. Ogni volta che mi tocca rileggerlo, mi si attorcigliano le budella, ed era un po' che non lo rileggevo, essendo brani di sei anni fa.
"Cosa vuole il tuo io?"
Una domanda semplice che mi è stata fatta, ma assai efficace e diretta che ci costringe a metterci a nudo, sinceri almeno con sé stessi, anche perchè un sè stesso di referente bisogna individuarlo tra i molti rivestimenti che il fantomatico uomo ragno dell'io indossa per muoversi nel relativo in cui almeno si sente esistere.
Cosa vuole il mio io? Ahimè, di tutte le cose che vuole non ne ha nessuna, anche perchè è sfuggente nei desideri che crea e distrugge continuamente. Prima voleva una cosa, poi ne voleva un'altra, prima tendeva in una direzione, ma poi l'ha cambiata perchè andando in quella appena percorsa, vedeva che le aspettative erano mal riposte...Ma che io egoista! Sussurra il censore, agisci o no senza aspettarti nulla in cambio? Mica l'io può rispondere sì, altrimenti si prende un'altra mazzata ancora più forte. Dunque è evidente che manca la piena consapevolezza di sè, figuriamoci del Sè.
Il labirinto del Minotauro.
Il torello legato al palo con la catena di ferro. Che gira e tira la macina, ma non mangia il pane che ne verrà fatto, solo un po' di fieno, neanche erba fresca.
Vive del suo passato: erba ecca. Vede mulini a vento o serpenti in agguato nella penombra e li prende a sciabolate. Sciabolate al vento, aria senza forma.
Finchè c'è un io che si assembla intorno a un desiderio, per quanto nobile, ci si muove nel mondo e si lasciano tracce. Sarà la catena d'oro degli ideali e dei nobili principi a trattenerci al palo; ma sempre catena è.
Se il sangue si coagula e si inspessisce non scorre e il cuore ha difficoltà a pompare. Così agli "io" vengono gli ictus: si perde di colpo la funzionalità di una parte. E si prende la terapia della produzione di un po' di sensi di colpa, disinfiammatori che male non fanno...degli effetti collaterali ce ne freghiamo. Mai leggere il bugiardino.
Il fatto è che questo io che non riesce a rispondere alla fatidica domanda: "cosa vuoi?" non riesce a coagularsi intorno a un solo desiderio. E dovrebbe, invece, visto che crede di esistere in sè stesso, e non smette di interpretare i diversi copioni che freneticamente la vita gli passa uno ad uno. E l'unico desiderio davvero degno potrebbe essere quello di concentrare il desiderio della realizzazione: kama - moksha, invertendo il motore che muove il desiderio alla ricerca del benessere egoico, soggettivo (kama - artha ). Quel benessere che invece si consegue solo attraverso l'equanimità (artha-dharma).
L'io è sempre in confusione, perchè vuol credere in sè stesso, ma non si trova, neppure nei suoi stessi desideri.
Non è che il prodotto del "velamento di maya", frutto dell'ignoranza. Purtroppo dirselo non è sufficiente.
Vuole imperare, coagularsi intorno a un centro che immagina come risolutore di ogni problematica, ma è disperso continuamente in mille riflessi.
Intrappolato nella galleria degli specchi.
Non si accorge che è soltanto manas, mente empirica che esiste solo per conoscere il transitorio, non il Reale. Una mente proiettata nel relativo che ha creato, forgiandolo con "io e mio", e conseguentemente travolta da tempo-spazio-causalità.
"Cosa vuole il tuo io?"
Tentativo di risposta:
Ci è stato detto in tutte le salse che è l’ignoranza che porta l’essere individuato ad ampliare l’io, o l’idea della propria percezione, sino a sovrapporsi e dominare altri enti con le proprie idee, credo o filosofia. Di conseguenza qualsiasi cosa che questo io desidera, per quanto nobile, rischia di trasformarsi in un boomerang e abbattere quell'io desiderante. A questo punto uno potrebbe dire: e meno male che c'è l'effetto boomerang. E' vero, ma quanta sofferenza nel frattempo.
Sarebbe bello riuscire a emulare Ramana dove dice: «Non dico più “voglio” e nemmeno “non voglio”. Vivo adeguandomi alle circostanze».
Lo disse, dopo una passeggiata dopo pranzo, in cui sperava di stare solo con la natura e la montagna, durante la quale dovette mangiare altre quattro volte abbondanti pranzi per non far soffrire persone, che riconoscendolo nel viandante, volevano condividere il loro pasto con lui, o che avevano cucinato prelibatezze che stavano portando al Ramanasram per donargliele.