Mauro ha scritto: ↑19/02/2017, 23:20
Mettiamola così: lasciando perdere la storiella zen (riportata) e il titolo (riportato), tu convieni che la comunicazione tra umani avvenga per simboli o no?
Non so, per certi aspetti sì, le parole sono simboli in quanto condensano l'affiorare dei pensieri che si coagulano in parole.
Ma su altri piani, la comunicazione avviene anche con i gesti, con il linguaggio muto della storia zen, e con la decodificazione di altri messaggi che in qualche modo arrivano alla percezione.
Ma siamo nel mondo che non c'è.
A volte basta ascoltare come una persona dice "pronto" al telefono per percepire il suo umore in quel momento, ma non saprei dire come avviene, semplicemente accade. Io faccio prima, rispondo quasi sempre "pronto" da incavolata nera, poi se del caso mi ammorbidisco.
Oppure ci sono persone altamente enigmatiche che non lasciano trasparire nulla, immoti come laghi, eppure...una sensibilità molto allenata dal pericolo, all'erta, coglie anche segnali infinitesimali, usa altri mezzi.
Poi però bisognerebbe mettere in conto che ci si potrebbe sbagliare, non è detto che il "ricevitore" sia libero da proprie inferenze, davvero capace di cogliere l'altro per com'è senza farsi dei film. Coglierlo, non giudicarlo, e accettarlo, evitando di mostrare aspettative deluse. Anche se risponde pronto al telefono come se proprio gli avessi rotto le scatole a prescindere.
Lo stesso capita a volte leggendo un post, si percepisce altro da quanto scritto, uno stato d'animo, una volontà inespressa dietro le parole, ma anche qui si tratta sempre di inferenze. "Io" percepisco, decodificando e interpretando a modo mio, c'è una mente che interferisce, magari perchè le aspettative sono deluse. Da giovane si usava dire: "mi faccio il mio trip sull'altro", dove trip significa farsi un viaggio, decodificando simboli secondo la propria personale visione.
Forse siamo più uniti di quanto appare, anche se ci percepiamo separati.