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Il manuale di Epitteto

Inviato: 01/01/2017, 15:44
da Mauro
NowHere ha scritto:《Anito e Meleto mi possono pure uccidere, ma non già offendere》

Socrate in Manuale di Epitteto a cura di Claudio Buffa in http://www.riflessioni.it/testi/manuale_epitteto.htm
Posto qui perchè su "pensiero del giorno" non si può...
Bella lettura.
In alcuni passi mi ricorda davvero il Vedanta come lo conosco io.
Uno stoico coi fiocchi.
Grazie.

Re: Il manuale di Epitteto

Inviato: 01/01/2017, 18:16
da NowHere
È un testo profondo e pratico allo stesso tempo. Aiuta molto nel discernimento, a mio modesto avviso.

Re: Il manuale di Epitteto

Inviato: 01/01/2017, 21:03
da NowHere
C'è anche un'altra versione a cura di Diego Fusaro la quale non era più online, ma l'ho ritrovata tramite il sito web.archive.org, peraltro molto interessante: consente di consultare le vecchie versioni di qualsiasi sito web.

La versione a cura del Fusaro si trova qui: http://web.archive.org/web/200412170051 ... anuale.htm

Buona lettura a tutti! :)

Re: Il manuale di Epitteto

Inviato: 02/01/2017, 8:44
da Mauro
"Ricordati dunque che se reputerai per libere, quelle cose che sono per natura schiave, e per proprie quelle che sono di altri, ti capiterà di trovare ora un ostacolo, ora un altro, di essere afflitto, turbato, di dolerti degli uomini e degli Dei. Se invece stimerai tuo ciò che é tuo veramente, e capirai quali sono le cose che non sono in tuo potere, mai nessuno ti potrà forzare, nessuno impedire, non ti lamenterai di nessuno, non incolperai alcuno, non avrai nessun nemico, nessuno ti nuocerà, perché nessuno in effetti ti potrà fare del male."

(1)

Re: Il manuale di Epitteto

Inviato: 02/01/2017, 10:27
da Mauro
Mauro ha scritto:"Ricordati dunque che se reputerai per libere, quelle cose che sono per natura schiave, e per proprie quelle che sono di altri, ti capiterà di trovare ora un ostacolo, ora un altro, di essere afflitto, turbato, di dolerti degli uomini e degli Dei. Se invece stimerai tuo ciò che é tuo veramente, e capirai quali sono le cose che non sono in tuo potere, mai nessuno ti potrà forzare, nessuno impedire, non ti lamenterai di nessuno, non incolperai alcuno, non avrai nessun nemico, nessuno ti nuocerà, perché nessuno in effetti ti potrà fare del male."

(1)
Non possiamo essere privati di ciò che è nostro nell'essenza, cioè ciò che noi siamo. Se confondiamo ciò che non siamo con ciò che siamo, andremo per forza incontro a cocenti delusioni, mentre se siamo saldi nel comprendere ciò che è nostro in nuce, nessuno potrà mai farci del male. "Io sono l'Universo... se mi sfidi hai già perso" (Morihei Ueshiba)

Re: Il manuale di Epitteto

Inviato: 03/01/2017, 8:48
da Mauro
"Gli uomini sono agitati e turbati non dalle cose, ma dalle opinioni che hanno delle cose. Per esempio, la morte non é per nulla amara; altrimenti lo sarebbe stata anche per Socrate; ma l'opinione che si ha della morte, quello é l'amaro. Pertanto, quando siamo agitati, afflitti, nervosi, non dobbiamo incolparne gli altri, ma solo noi stessi, cioè‚ le nostre opinioni. Non filosofo é chi addossa sugli altri le colpe dei propri travagli, mezzo filosofo l'addossarla solo a se stesso, da filosofo il non darla né a se stesso né agli altri."

(5)

Re: Il manuale di Epitteto

Inviato: 03/01/2017, 12:17
da Mauro
Mauro ha scritto:"Gli uomini sono agitati e turbati non dalle cose, ma dalle opinioni che hanno delle cose. Per esempio, la morte non é per nulla amara; altrimenti lo sarebbe stata anche per Socrate; ma l'opinione che si ha della morte, quello é l'amaro. Pertanto, quando siamo agitati, afflitti, nervosi, non dobbiamo incolparne gli altri, ma solo noi stessi, cioè‚ le nostre opinioni. Non filosofo é chi addossa sugli altri le colpe dei propri travagli, mezzo filosofo l'addossarla solo a se stesso, da filosofo il non darla né a se stesso né agli altri."

(5)
Questo mi sembra un insegnamento semplice ma operativo: l'opinione che abbiamo delle cose non è ciò che le cose realmente sono, ed è questa discrasia che crea sofferenza. Sebbene non si possa sapere cosa sono veramente le "cose", noi però sappiamo che l'opinione che abbiamo su di esse non coincide con esse: ciò basti per non attaccarci ad esse e soffrire.

Re: Il manuale di Epitteto

Inviato: 03/01/2017, 14:41
da NowHere
Mauro ha scritto:
Mauro ha scritto:"Gli uomini sono agitati e turbati non dalle cose, ma dalle opinioni che hanno delle cose. Per esempio, la morte non é per nulla amara; altrimenti lo sarebbe stata anche per Socrate; ma l'opinione che si ha della morte, quello é l'amaro. Pertanto, quando siamo agitati, afflitti, nervosi, non dobbiamo incolparne gli altri, ma solo noi stessi, cioè‚ le nostre opinioni. Non filosofo é chi addossa sugli altri le colpe dei propri travagli, mezzo filosofo l'addossarla solo a se stesso, da filosofo il non darla né a se stesso né agli altri."

(5)
Questo mi sembra un insegnamento semplice ma operativo: l'opinione che abbiamo delle cose non è ciò che le cose realmente sono, ed è questa discrasia che crea sofferenza. Sebbene non si possa sapere cosa sono veramente le "cose", noi però sappiamo che l'opinione che abbiamo su di esse non coincide con esse: ciò basti per non attaccarci ad esse e soffrire.
Condivido, questa fu una delle prime cose che mi colpì quando lessi il Manuale.

Re: Il manuale di Epitteto

Inviato: 04/01/2017, 8:41
da Mauro
"Non devi cercare che le cose vadano a modo tuo, ma volere che vadano così come vanno, e ciò sarà bene."

(8)

Re: Il manuale di Epitteto

Inviato: 04/01/2017, 13:06
da cielo
Mauro ha scritto:"Non devi cercare che le cose vadano a modo tuo, ma volere che vadano così come vanno, e ciò sarà bene."

(8)
parole di verità, ma purtroppo ci si accorge che la maggior parte delle azioni sono impulsate dal desiderio, per quanto nobile.
Accettare quello che la vita mette sul piatto oggi, è difficile, si crea spesso (in me) una sorta di tormento interiore.
Per arrivare all'accettazione mi devo sempre impegnare e raccontarmi qualche cosa per placare il desiderio di annullare quello che accade, di sparire per non affrontarlo in tutte le sue conseguenze.

Re: Il manuale di Epitteto

Inviato: 04/01/2017, 14:31
da latriplice
cielo ha scritto:
Mauro ha scritto:"Non devi cercare che le cose vadano a modo tuo, ma volere che vadano così come vanno, e ciò sarà bene."

(8)
parole di verità, ma purtroppo ci si accorge che la maggior parte delle azioni sono impulsate dal desiderio, per quanto nobile.
Accettare quello che la vita mette sul piatto oggi, è difficile, si crea spesso (in me) una sorta di tormento interiore.
Per arrivare all'accettazione mi devo sempre impegnare e raccontarmi qualche cosa per placare il desiderio di annullare quello che accade, di sparire per non affrontarlo in tutte le sue conseguenze.

Potrebbe anche darsi che le azioni (karma) siano impulsate dalle vasane presenti nel corpo causale le quali sono generate dal mancato apprezzamento di se stessi in quanto ordinaria illimitata imperturbabile consapevolezza non agente e non duale. Questa ignoranza (maya) ci induce a desiderare per sopperire alla presunta carenza oggetti in samsara in un ciclo ripetitivo che si auto-sostiene ad infinitum (samsara chakra).
Pertanto abbiamo l'ignoranza che genera il corpo causale, sede delle vasane, che a sua volta costringe il corpo sottile ad una specifica linea di azione (karma) per allentare la tensione del desiderio che a sua volta rigenera la vasana che ha prodotto l'azione. Un vortice centrifugo che non si risolve con il karma (perché lascia sempre dei residui che vanno a contaminare il corpo causale), ma con la conoscenza (jnana), dato che i desideri sono prodotti dall'ignoranza. Quella del mancato apprezzamento di se stessi in quanto consapevolezza ...bla..bla...bla ecc. Samsara è un ciclo d'azione generato dall'ignoranza.

Esempio: ho un bisogno irrefrenabile di mangiarmi un gelato al cioccolato. E' una tensione emotiva al limite della sopportazione. E per disfarmi di questa tensione sono costretto mio malgrado a soddisfare tale desiderio e così facendo rinforzo la tendenza inconscia (vasana) a mangiarmi nuovamente il gelato al cioccolato per l'ennesima volta. Per questo motivo non si esce con il karma dal samsara chakra.

Adesso che lo sai non occorre impegnarsi a raccontarti qualche cosa (karma) per placare il desiderio di annullare quello che accade....ecc.

Re: Il manuale di Epitteto

Inviato: 04/01/2017, 15:08
da latriplice
Ecco perchè moksha (liberazione) giunge propizia nella sua definizione operativa:

Liberazione dalla dipendenza degli oggetti.

Re: Il manuale di Epitteto

Inviato: 04/01/2017, 16:40
da Fedro
latriplice ha scritto:
Adesso che lo sai non occorre impegnarsi a raccontarti qualche cosa (karma) per placare il desiderio di annullare quello che accade....ecc.
ok, ma mi stavo chiedendo che differenza ci fosse tra questo "sapere" che indicavi adesso, e quel raccontarsi qualche cosa per placare il desiderio di annullare ecc..

Re: Il manuale di Epitteto

Inviato: 04/01/2017, 17:41
da Mauro
A me pare-più semplicemente- che Epitteto parli di "accettazione" degli eventi.
In questo includendo anche i desideri che li impulsano.
Quindi, e mi rivolgo a cielo, a me pare che non vi sia niente da annullare, bensì accettarne "stoicamente" (quanto è azzeccato il termine in questo caso!) ogni conseguenza.

"Se c'è soluzione perché ti preoccupi? Se non c'è soluzione perché ti preoccupi?"
(Frase attribuita ad Aristotele rivolto ad Alessandro Magno)

Re: Il manuale di Epitteto

Inviato: 04/01/2017, 18:30
da cielo
Mauro ha scritto:A me pare-più semplicemente- che Epitteto parli di "accettazione" degli eventi.
In questo includendo anche i desideri che li impulsano.
Quindi, e mi rivolgo a cielo, a me pare che non vi sia niente da annullare, bensì accettarne "stoicamente" (quanto è azzeccato il termine in questo caso!) ogni conseguenza.

"Se c'è soluzione perché ti preoccupi? Se non c'è soluzione perché ti preoccupi?"
(Frase attribuita ad Aristotele rivolto ad Alessandro Magno)
Difatti, concordo, non è opportuno parlare di annullamento dei desideri, anche se uno vorrebbe non averli e li ha lo stesso, ma di accettazione. Almeno vederli come impulsano l'azione, nella speranza di apporre qualche cambiamento a quel tormento interiore di cui accennavo prima.
Leggevo, giorni fa, sul sacrificio nei Veda, dove si afferma che "il sacrificio è l'uomo", poichè è l'uomo (o la donna) che offre, ed è sempre per il suo tramite che il sacrificio viene compiuto. Perciò si può anche dire che "l'uomo è sacrificio" in quanto l'azione sacrificale (consapevole) implica sia l'immolazione che una nuova vita. L'ultimo sacrificio è quello sulla pira funeraria quando ci si libera del corpo mortale.
I debiti fondamentali sono verso gli Dei, i saggi, gli antenati e gli altri esseri umani e ci sono cinque grandi sacrifici rituali da compiere: a tutti gli esseri, agli uomini, agli antenati, agli Dei e al Brahman (o Sè).


"2. Giorno dopo giorno un uomo offre sostentamento alle creature, quello è il sacrificio agli esseri. Giorno dopo giorno l' uomo offre ospitalità ai suoi ospiti, anche di un bicchiere d'acqua; quello è il sacrificio agli uomini. Giorno dopo giorno un uomo compie offerte funebri, anche di un bicchiere d'acqua; quello è il sacrificio agli antenati. Giorno dopo giorno un uomo fa offerte agli Dei, anche solo di legna da ardere; quello è il sacrificio agli Dei.

3. E il sacrificio a Brahman? Il sacrificio a Brahman consiste nello studio sacro".


[Brano tratto da Puruṣayajña in Śatapatha - brāhmaṇa, in "I Veda" di Raimon Panikkar (Rizzoli, Bur classici)]

Per come la vedo io, lo "studio sacro" implica, più che lo studio delle scritture sapienziali, il conosci te stesso, l'accettazione stoica di ciò che si è, desideri compresi.
Osservandoli e "tenendoli tra le mani" potrebbero sciogliersi come un cubetto di ghiaccio, ma certamente ci vuole quel "calore ascetico", quell'austerità che viene espresso dalla parola sanscrita tapaṣ e anche nello "stoicismo" di Epitteto.
Anche il coraggio di vivere?

Re: Il manuale di Epitteto

Inviato: 04/01/2017, 18:36
da cielo
latriplice ha scritto:
cielo ha scritto:
Mauro ha scritto:"Non devi cercare che le cose vadano a modo tuo, ma volere che vadano così come vanno, e ciò sarà bene."

(8)
parole di verità, ma purtroppo ci si accorge che la maggior parte delle azioni sono impulsate dal desiderio, per quanto nobile.
Accettare quello che la vita mette sul piatto oggi, è difficile, si crea spesso (in me) una sorta di tormento interiore.
Per arrivare all'accettazione mi devo sempre impegnare e raccontarmi qualche cosa per placare il desiderio di annullare quello che accade, di sparire per non affrontarlo in tutte le sue conseguenze.

Potrebbe anche darsi che le azioni (karma) siano impulsate dalle vasane presenti nel corpo causale le quali sono generate dal mancato apprezzamento di se stessi in quanto ordinaria illimitata imperturbabile consapevolezza non agente e non duale. Questa ignoranza (maya) ci induce a desiderare per sopperire alla presunta carenza oggetti in samsara in un ciclo ripetitivo che si auto-sostiene ad infinitum (samsara chakra).
Pertanto abbiamo l'ignoranza che genera il corpo causale, sede delle vasane, che a sua volta costringe il corpo sottile ad una specifica linea di azione (karma) per allentare la tensione del desiderio che a sua volta rigenera la vasana che ha prodotto l'azione. Un vortice centrifugo che non si risolve con il karma (perché lascia sempre dei residui che vanno a contaminare il corpo causale), ma con la conoscenza (jnana), dato che i desideri sono prodotti dall'ignoranza. Quella del mancato apprezzamento di se stessi in quanto consapevolezza ...bla..bla...bla ecc. Samsara è un ciclo d'azione generato dall'ignoranza.

Esempio: ho un bisogno irrefrenabile di mangiarmi un gelato al cioccolato. E' una tensione emotiva al limite della sopportazione. E per disfarmi di questa tensione sono costretto mio malgrado a soddisfare tale desiderio e così facendo rinforzo la tendenza inconscia (vasana) a mangiarmi nuovamente il gelato al cioccolato per l'ennesima volta. Per questo motivo non si esce con il karma dal samsara chakra.

Adesso che lo sai non occorre impegnarsi a raccontarti qualche cosa (karma) per placare il desiderio di annullare quello che accade....ecc.
Grazie del riassunto, è stata un po' dura seguirti, ma potrebbe darsi che qualche vasana vagante si sia dissolta nel leggerti.

PS: non mi riferivo al desiderio di oggetti materiali, ma a desideri più sottili e spesso più infidi e meno visibili e osservabili, soprattutto se la mente non tace e produce pensieri ininterrottamente per trovare spiegazioni e giustificazioni a certi stati di sofferenza interiore, quasi sempre cercando cause esterne.

Re: Il manuale di Epitteto

Inviato: 05/01/2017, 11:23
da Mauro
"Non dire mai di alcuna cosa: io l'ho perduta; ma meglio: io l'ho restituita. Ti é morto per fatalità un figlio? Tu l'hai restituito. E' morta la tua donna? Tu l'hai restituita. Ti é stato tolto un podere? ora non è stato restituito anche questo? Ma colui che me ne ha spogliato è un ribaldo. Cosa ti importa se quello che te lo aveva dato te lo abbia richiesto per via di tale o tal’altra persona? Fino a quando egli ti lascia tenere o il terreno o qualunque altra cosa, prendila agendo come fosse cosa d'altri, proprio come fanno i viaggiatori in un albergo."

(11)

Re: Il manuale di Epitteto

Inviato: 05/01/2017, 15:53
da Mauro
Mauro ha scritto:"Non dire mai di alcuna cosa: io l'ho perduta; ma meglio: io l'ho restituita. Ti é morto per fatalità un figlio? Tu l'hai restituito. E' morta la tua donna? Tu l'hai restituita. Ti é stato tolto un podere? ora non è stato restituito anche questo? Ma colui che me ne ha spogliato è un ribaldo. Cosa ti importa se quello che te lo aveva dato te lo abbia richiesto per via di tale o tal’altra persona? Fino a quando egli ti lascia tenere o il terreno o qualunque altra cosa, prendila agendo come fosse cosa d'altri, proprio come fanno i viaggiatori in un albergo."

(11)
Quanto è importante per il mio percorso questo punto, e quanto difficile realizzarne a fondo il significato.
Realizzare che il senso di possesso, più che gratificazioni dà noie. Io, nel mio piccolo, ho cercato di ridurre al minimo ciò che credo di possedere, e questo mi ha aiutato molto nella vita. Ma devo imparare anche che ciò di cui mi preoccupo perchè ritengo "mio", in realtà è solo un prestito, a volte a lunga, a volte a brevissima scadenza.
Se riuscissimo a realizzare questa basilare verità, che vita deliziosa sarebbe, nel rapporto con le persone, gli animali, financo gli oggetti di cui ci circondiamo e che abbiamo paura di perdere.

Re: Il manuale di Epitteto

Inviato: 05/01/2017, 16:08
da cielo
Mauro ha scritto:
Mauro ha scritto:"Non dire mai di alcuna cosa: io l'ho perduta; ma meglio: io l'ho restituita. Ti é morto per fatalità un figlio? Tu l'hai restituito. E' morta la tua donna? Tu l'hai restituita. Ti é stato tolto un podere? ora non è stato restituito anche questo? Ma colui che me ne ha spogliato è un ribaldo. Cosa ti importa se quello che te lo aveva dato te lo abbia richiesto per via di tale o tal’altra persona? Fino a quando egli ti lascia tenere o il terreno o qualunque altra cosa, prendila agendo come fosse cosa d'altri, proprio come fanno i viaggiatori in un albergo."

(11)
Quanto è importante per il mio percorso questo punto, e quanto difficile realizzarne a fondo il significato.
Realizzare che il senso di possesso, più che gratificazioni dà noie. Io, nel mio piccolo, ho cercato di ridurre al minimo ciò che credo di possedere, e questo mi ha aiutato molto nella vita. Ma devo imparare anche che ciò di cui mi preoccupo perchè ritengo "mio", in realtà è solo un prestito, a volte a lunga, a volte a brevissima scadenza.
Se riuscissimo a realizzare questa basilare verità, che vita deliziosa sarebbe, nel rapporto con le persone, gli animali, financo gli oggetti di cui ci circondiamo e che abbiamo paura di perdere.
Condivido pienamente, tento di fare della lotta allo spreco, al superfluo, all'accumulo e alla produzione di rifiuto inutile un impegno quotidiano, ma vedo l'asina cascare a ogni piè sospinto.
Per confortarmi e sostenermi cerco di ricordarmi di esprimere gratitudine per tutto quello che ho a disposizione, cercando così di rendermi conto di quanto sono fortunata in rapporto ad altre persone (cibo, medicine per curarmi, casa, letto con materasso e coperte, acqua...) ed evitare di lagnarmi.
Un elenco interminabile di beni essenziali che ho a disposizione, ma meglio lasciar perdere i superflui che sono troppi.

Re: Il manuale di Epitteto

Inviato: 05/01/2017, 16:27
da Mauro
Quando ci fu il black out elettrico nazionale agli inizi degli anni 2000 (ricordi, cielo?), rimasi senza luce per quasi 24 ore. Mi sembrava di impazzire. Oddio come faccio col frigo? Niente tv? Di notte come accendo la luce? Il cordless non funziona. Lo scaldabagno/ caldaia! Etc etc etc.
Se penso che da più di sette anni non ho la corrente, sorrido. Certo, ancora usufruisco di un pò di energia elettrica per caricare la batteria a 44ah che mi consente di caricare il cell e la lampadina "da minatore" a led che uso di sera. E due pile mezze torce per la radio.
Ma se penso a quel black out, ora, sorrido.