Cannaminor ha scritto:
Hai ragione, è vero, non si può testimoniare la realtà, la si può solo essere. C'è una frase di Nisargadatta che diceva qualcosa del tipo:
Puoi conoscere solo ciò che non sei; ciò che sei lo puoi solo essere.
L'altro giorno passando in cucina ho notato una pila di piatti sporchi adagiati nel lavello, e prima di lavarli ho preso in considerazione una lunga serie di azioni necessarie alla loro pulizia. Innanzitutto la consapevolezza nella forma di attenzione fluisce all'esterno attraverso gli occhi fino a permeare l'intero lavello. Questo produce il pensiero: "Ci sono delle stoviglie sporche e adesso le pulirò". Per lavare i piatti sono necessarie le mani. Ma le mani non possono muoversi da sole. Esse richiedono energia. Devo respirare ed il sangue circolare attraverso il mio corpo. Da dove proviene l'energia? Essa non si crea da sola e non è cosciente pertanto non può pensare il pensiero che causò l'azione. Il pensiero "Ci sono delle stoviglie sporche e adesso le pulirò" fornisce l'energia. Pertanto qualunque azione ha luogo sono un prodotto della conoscenza. Ma neanche il pensiero è cosciente. Dove prende l'energia per muovere gli organi? Il pensiero provenne dal corpo causale, ma anche esso è inerte. E' solo capace di produrre pensiero perché è illuminata dalla consapevolezza, che è una delle tante ragioni per cui non sei l'agente. Se un qualsiasi fare ha luogo, la coscienza che illumina il corpo causale è l'agente. La sua stessa presenza è causa di movimento.
"Il Padre che rimane in me, compie le sue opere (Giovanni 14,10)".
Se, mentre stai leggendo questo ti ritrovi a pensare: " E allora?" o "Già lo sapevo", hai bisogno di riflettere profondamente su questa conoscenza e non considerarla come mera informazione, se lo fai commetti un errore. L'auto-conoscenza (jnana) da sola è in grado di trasformare la tua vita perché non è separata dalla verità. La verità libera. La riflessione è richiesta per convertire l'informazione in auto-conoscenza, e questa avviene al livello dell'intelletto (buddhi). Quando il significato dell'auto-conoscenza viene compreso avviene una trasformazione, un qualitativo spostamento nella tua visione. Non sei più costretto da una visione egocentrica della realtà. Non è comunque completamente corretto dire che fu la conoscenza a causare la trasformazione, sebbene lo sembri. La conoscenza rimuove l'ignoranza e l'intelletto libera dal suo senso di limitazione, si conforma alla verità di ciò che realmente siamo. Quando questo succede la sofferenza cessa.
Pertanto la conoscenza non solo causa karma, ma anche la liberazione. L'auto-conoscenza è assoluta e non può essere negata. Perché? C'è mai un momento che tu non sia questa consapevolezza? Nel caso delle stoviglie sporche, la trasformazione causata dalla conoscenza era puramente in termini della rimozione del cibo. L'auto-conoscenza invece cambia la relazione dell'intelletto nei confronti del Sé. Essa dimostra all'intelletto che non è separata dalla sua sorgente.
Cannaminor ha scritto:
Sì, però nel momento in cui dici è un viaggio dall'ignoranza alla Conoscenza (da - a) poni sempre una condizione duale e quindi in divenire.
Quando scopri per ignoranza di aver scambiato la corda per il serpente, dov'é il serpente? C'è mai stato un serpente? La dualità è solo una convinzione dell'intelletto che non ha mai messo in discussione.
Cannaminor ha scritto:
Vedi quando dici: "La liberazione è la comprensione che tu non sei lo sperimentatore ma la consapevolezza, il Testimone non-sperimentatore "
condivido l'affermazione, la trovo corretta, ma parimenti stai di fatto affermando che è la stessa consapevolezza che prende consapevolezza (comprensione) di essere consapevolezza. Che poi la chiami in un secondo momento Testimone non-sperimentatore, sempre della consapevolezza stiamo parlando.
Quindi liberazione è essere consapevoli di essere? se vuoi le metto in maiuscolo, ma non credo che cambi la sostanza. Al di là quindi di ogni sperimentazione, sperimentato e sperimentatore.
Se è quello che affermi lo condivido, ma resta sempre il problema dello sperimentatore, se vogliamo chiamarlo così, di colui che si identifica e ciò facendo diventa e si crede agente e sperimentatore dell'esperienza e dello sperimentato.
Costui chi è, cosa è? Ma ancor più la domanda è, il che relazione sta "costui" con la consapevolezza di cui prima? Anche che fosse meramente accidentale come magari è, una qualche relazione tra la consapevolezza e lo sperimentatore tu la ravvisi oppure no?
L'aspetto paradossale di tutta questa faccenda della liberazione è che è un processo che inizia dall'ego alla ricerca della liberazione che conduce infine alla comprensione che la liberazione non è per l'ego, ma dall'ego. In altre parole attraverso il meccanismo dell'intelletto che assimila l'auto-conoscenza, la consapevolezza identificata al corpo sottile (mente-intelletto-ego) riscopre se stessa in quanto scevra da tale identificazione. Cessa semplicemente l'identificazione con l'entità limitata e separata che erroneamente credeva di essere. Pertanto l'intelletto è il veicolo della liberazione. E ancora più paradossale è il fatto che tutto questo processo avviene nella realtà apparente (maya) di cui la consapevolezza-brahman è il testimone non sperimentatore. Questo perché l'ignoranza di cui la consapevolezza era apparentemente affetta non è mai stata reale.
Fatte queste considerazioni possiamo quindi affermare che qualcuno di fatto possa illuminarsi? E anche se ciò fosse possibile c'è mai stato un momento in cui non si era questa luce (la consapevolezza) in presenza della quale gli oggetti grossolani, sottili e causali giungono in esistenza? Pertanto se qualcuno afferma che si è illuminato come conseguenza di una particolare esperienza non-duale, significa forse che non lo era (la luce) prima che tale esperienza avesse luogo? Se tu sei questa luce della consapevolezza appare ovvio che non c'è mai stato un momento che tu fossi immerso nell'oscurità e che l'istanza di illuminarsi neanche si pone. Qual'è allora il punto cruciale di questa faccenda concernente l'illuminazione?
E' una riscoperta, è la conoscenza che tu sei e che sei sempre stato l'ordinaria, imperturbabile consapevolezza non-agente e non-duale che è illuminazione, e questo riscoprirsi avviene al livello dell'intelletto (buddhi), perché è quest'ultima in particolare che intrattiene la nozione di essere una entità separata, limitata ed inadeguata e che per sopperire a tale carenza costringa l'intero complesso corpo-mente-sensi a rincorrere gli oggetti (relazioni, persone e cose) in samsara e pertanto a causare la sofferenza tipica dell'essere umano.
Se qualcuno trova questo intervento troppo intellettuale e serba nel cuore la non meno intellettuale concezione che è sufficiente sedersi in silenzio alla presenza di una grande anima illuminata per illuminarsi, sappia almeno che il silenzio non è l'antidoto all'ignoranza, ma la conoscenza espressa a parole lo è.