Re: E' solo un'occhiata
Inviato: 09/01/2017, 8:11
Questo intendevo quando parlavo di speculazione filosofica: un bel gioco che a me personalmente piace molto.
Un breve testo per descrivere il tuo forum
https://vedanta.it/forum/
Perchè non metti questo pensiero/ citazione qui, dato che -credo- sia suscitato da questa discussione?Fedro ha scritto:"Occorre distinguere tra Brahman in sé e l'idea che ci si fa di Brahman, tra Brahman quando esso è e Brahman quale oggetto o semplice oggettivazione mentale. L'uomo oggettivizza il Reale,e antropomorfizza la Divinità e proietta nell'assoluto persino l'idea del bene e del male."
Raphael (Alle fonti della vita, ed.Parmenides)
Oltretutto, se i punti di vista sono, come li hai descritti tu, latriplice (e su questo concordo): quello dalla "prospettiva" del brahman, quello dalla "prospettiva" di Ishvara, e quello dalla "prospettiva" del jiva, il prarabdha karma esiste evidentemente solo nella prospettiva del jiva, il che dimostra chiaramente come fino a che questo prarabdha karma sussiste, il jiva è ancora in condizione di ignoranza, dato che è il jiva (e non il brahman o Ishvara) che lo vive e percepisce, ragion per cui, fino a che non si è completamente esaurito (con il definitivo riassorbimento di tutti i veicoli), non credo sia corretto parlare di "mukti".latriplice ha scritto:"Forse il jivan-mukta esiste solo per la Maya, non per Brahman. Cioè il jivan-mukta "si vede" come Brahman, mentre la maya vede solo un jiva."NowHere ha scritto:Mauro ha scritto:Nel mio penultimo post dicevo che se un jiva è ignoranza, un jivan-mukta (cioè un "liberato-in-vita"), è un ossimoro bello e buono.
Esattamente.
Diciamo che il prarabda karma continua a fare il suo corso fino ad estinguersi nonostante si sia realizzato il Brahman.
E' un'autocitazione.seva ha scritto:Ove nelle discussioni si ricorra a citazioni, delle stesse sarebbe opportuno riportare autore e testo di riferimento, anche se si tratta di autoreferenza. Questo per facilitare la comprensione di chi legge il testo a posteriori o non leggendo tutto l'argomento dal principio.
La parte in corsivo nel brano precedente è una evidenza? una citazione? un'autocitazione?
In questo argomento sono state fatte parecchie affermazioni che sono espressione del pensiero degli autori; ricordiamo a tutti che nella posizione di "aspirante" tali affermazioni sono di ordine individuale e personale ad aiutare l'esposizione dei propri pensieri, senza per questo presumere un valore universale.
A me, pura apparenza.NowHere ha scritto:Comunque, tornando al quesito di KaaRa, secondo me il problema non si pone, perché:
- la Maya non nasce dal Brahman, ma è una sovrapposizione.
Quindi non c'è nulla che sia fondamentalmente generato "fuori" da Brahman tale da potersi dire "perduto".
Questo è il dramma del jiva che ignora la propria vera identità e "diviene" ("Si diviene ciò che si pensa. Questo è l'eterno mistero.", Maitrī Upaniṣad).
In altre parole, il serpente può fare una paura tremenda, ma non può mai mordere, perché è immaginato, non esiste.
Il fatto di immaginarlo tuttavia non nasce dal nulla ma si poggia sul dato reale della corda.
Secondo me la vera domanda è:
- A chi appare questa Maya?
Namasté
E' vero, me lo hai detto già dall'inizio di fermarmi al Brahman. Ma il Brahman si è fermato al Brahman? La mente (non come l'hai intesa tu nel tuo discorso e nelle tue citazioni, ma come analogia del Brahman nel mio esempio), si è fermata alla mente? No, ha sognato. E' rimasta sempre mente, ma ha sognato. Dirmi che "è colpa di Ishvara", è come dare la colpa al sonno: di nuovo ci si raccomanda di dire che tutto è uno e che la maya non esiste, ma poi si dividono le responsabilità a vari enti. Anche questa è ignoranza. Intellettualmente abbiamo acquisito bene la formula che ci dice che c'è un solo ente, anche se ente non è (proprio perché è l'unico, non ha paragoni per potersi definire): Brahman.latriplice ha scritto:Te lo dissi già all'inizio di fermarti al Brahman perché procedere oltre avrebbe comportato l'ingresso nel paese delle meraviglie e complicazioni di ogni genere di cui ora stiamo assistendo ai suoi effetti: l'ignoranza pur di alimentarsi afferma la sua sostanzialità come se questa fosse un problema realmente avvertito e quindi urge trovare una soluzione. E' il cane che si morde la coda. E nonostante se ne parli ad nauseum e si sia fornito qualche spunto di riflessione tu continui a perdurare nell'ignoranza riproponendo la stessa ossessione. In verità è Ishvara che sta riciclando la sua vasana attraverso il complesso corpo-mente sensi chiamato KaRaa, pertanto è lui in fondo da biasimare. Si perché quello a cui stiamo assistendo è un processo impersonale e meccanico in cui il Corpo Causale sta attivando e riciclando delle vasane che trovano espressione nei vari corpi sottili, nella fattispecie quelli presenti a questa discussione.
E' vero, non si possono vedere le cose "dal punto di vista di maya", ma sempre e solo del Brahman! Quindi non si possono vedere neanche le cose dal punto di vista del Jiva, perché anche esso è un'oggettività apparente. C'è solo il Brahman, sognante o meno (modalità che lo lascia inalterato: sempre Brahman rimane, sempre "l'unico soggetto" resta).Mauro ha scritto:Poi mi spiegate cosa vuol dire: "il jivanmukta si vede come brahman mentre per la maya esiste solo il jiva"?
Stiamo parlando di due cose distinte?
Dal punto di vista del brahman la maya non esiste.
Non si può dare definizione di qualcosa che esiste per il reale ed esiste per il non reale.
E poi il punto di vista non è mai della maya, che non ha realtà oggettiva, ma del jiva, che ha realtà soggettiva.
[/quote]La mente per quanto una ed indistinta sembra scindersi. Questo è tutto ciò che è accaduto/non-accaduto.
In precedenza, latriplice aveva distinto (a mio avviso correttamente), tre "prospettive:KaaRa ha scritto: E' vero, non si possono vedere le cose "dal punto di vista di maya", ma sempre e solo del Brahman! Quindi non si possono vedere neanche le cose dal punto di vista del Jiva, perché anche esso è un'oggettività apparente.
Ho compreso cosa mi stai dicendo tu, e io non voglio negare la teoria della pluralità dei punti di vista. Però voglio andare oltre. Come ho detto prima, sono d'accordo perfettamente che non esiste una prospettiva della maya. Ma non può esistere neanche una prospettiva del Jiva (anche perché il Jiva, con Ishvara, è maya...). Esiste solo una prospettiva del Brahman: è l'unico soggetto!Mauro ha scritto:In precedenza, latriplice aveva distinto (a mio avviso correttamente), tre "prospettive:KaaRa ha scritto: E' vero, non si possono vedere le cose "dal punto di vista di maya", ma sempre e solo del Brahman! Quindi non si possono vedere neanche le cose dal punto di vista del Jiva, perché anche esso è un'oggettività apparente.
-quella del brahman
-quella di Ishvara (o jiva universale)
-quella del jiva individuale.
Non aveva menzionato (ripeto: per me giustamente), una "prospettiva" dalla parte di maya.
Perchè?
Perchè noi non conosciamo maya se non dalla parte della nostra prospettiva di jiva.
Quindi non esiste una "prospettiva di maya".
Posta poi l'identità formale tra macrocosmo e microcosmi, le "prospettive" si riducono a due: quella del brahman e quella del jiva individuale: noi.
Ora, posto che la prospettiva del brahman non è conoscibile dal jiva ma solo realizzabile, l'unica prospettiva da cui dobbiamo partire se vogliamo esperire una indagine davvero onesta, è la nostra, quella del jiva. L'unica che viviamo al momento.
KaaRa ha scritto:Ho compreso cosa mi stai dicendo tu, e io non voglio negare la teoria della pluralità dei punti di vista. Però voglio andare oltre. Come ho detto prima, sono d'accordo perfettamente che non esiste una prospettiva della maya. Ma non può esistere neanche una prospettiva del Jiva (anche perché il Jiva, con Ishvara, è maya...). Esiste solo una prospettiva del Brahman: è l'unico soggetto!Mauro ha scritto:In precedenza, latriplice aveva distinto (a mio avviso correttamente), tre "prospettive:KaaRa ha scritto: E' vero, non si possono vedere le cose "dal punto di vista di maya", ma sempre e solo del Brahman! Quindi non si possono vedere neanche le cose dal punto di vista del Jiva, perché anche esso è un'oggettività apparente.
-quella del brahman
-quella di Ishvara (o jiva universale)
-quella del jiva individuale.
Non aveva menzionato (ripeto: per me giustamente), una "prospettiva" dalla parte di maya.
Perchè?
Perchè noi non conosciamo maya se non dalla parte della nostra prospettiva di jiva.
Quindi non esiste una "prospettiva di maya".
Posta poi l'identità formale tra macrocosmo e microcosmi, le "prospettive" si riducono a due: quella del brahman e quella del jiva individuale: noi.
Ora, posto che la prospettiva del brahman non è conoscibile dal jiva ma solo realizzabile, l'unica prospettiva da cui dobbiamo partire se vogliamo esperire una indagine davvero onesta, è la nostra, quella del jiva. L'unica che viviamo al momento.
Jiva (e Ishvara) è SOLO il nome dato ad una condizione formale, non ad un punto di vista: alla fin fine, l'unico che "vede" è solo Brahman, l'unica soggettività è la sua. "Jiva" è il nome che diamo al Brahman quando tale Bahman (che è l'unica "cosa" che esiste) appare (a se stesso!) come Jiva. Sembra (è...) una sottigliezza, ma è utile per comprendere che quando parliamo di Brahman non stiamo parlando di una condizione. Non possiamo metterlo nella lista insieme ad Ishvara ed al Jiva. Infatti, tu dici che maya non è sperimentabile se non tramite il jiva, ma bisogna aggiungere che i jiva (e Ishvara) non sono mai gli sperimentatori veri: solo il Brahman lo è, perché è sempre il solo soggetto. Gli altri, fuori o dentro la lista, non sono mai il soggetto (per questo "tu sei Quello" o "io sono Brahman": Brahman è l'unica vita che abbiamo ora. Quella del Jiva è solo una vita nominale - e quindi formale, visto che nome e forma sono identici). Non credo ci sia esempio migliore dei sogni: la mente è l'unica vita che abbiamo, per quanto possa sognare (sequenze di idee, quindi nomi, quindi forme, che non negano il fatto che esista sempre e solo la mente, anche quando c'è un intero mondo di sogno).
Errore da matita blu!Il Jiva è quella "parte" del Brahman che ignaro della propria natura (maya) si identifica alla proiezione del corpo sottile sua espressione (mente-ego-intelletto)
Alcune definizioni prese dal glossario della Bhagavadgita della collezione Vidya:Mauro ha scritto:Errore da matita blu!Il Jiva è quella "parte" del Brahman che ignaro della propria natura (maya) si identifica alla proiezione del corpo sottile sua espressione (mente-ego-intelletto)
Oltretutto per definizione di Shankara, il Jiva è una modificazione della buddhi che (il jiva) esperisce e raccoglie i frutti dell'azione.
La buddhi quindi è a monte del jiva
E cosa NON È un riflesso dell'atman?Jiva : anima individuata. E' un riflesso dell'atman, un raggio di pura coscienza.
Si, è una lettura. D'altronde si racconta che Arjuna e Krishna fossero difatti incarnazione di Nara e Narayana.Restando in tema con la Bhagavadgita, ho sempre avuto l'impressione che si tratti di un dialogo realizzativo tra il Brahman ed il jiva, quella "parte" del Sé (Krishna) consapevole della sua natura, e quella "parte" del Sé ignara della sua natura (Arjuna).
E' proprio questo il punto, e forse mi è risultato particolarmente chiaro proprio grazie alle pagine che abbiamo scritto qui: è il jiva ad essere l'assioma indimostrabile (e quindi lo è anche Ishvara, e possiamo chiamare entrambi maya, per sintetizzare).Mauro ha scritto:Sarebbe utile parlare di ciò che si conosce e il punto di vista del jiva è l'unico che noi conosciamo.
Il brahman non lo conosciamo se non dalle testimonianze dei saggi.
La maya la conosciamo per il filtro della nostra soggettività.
Dire che noi siamo maya e quindi il nostro punto di vista è quello di maya è solo un sillogismo.
Dovremmo imparare a parlare, anche in termini di logica discorsiva, a partire da assunti verificabili e non da assiomi indimostrabili.