latriplice ha scritto:Cannaminor ha scritto:
Ripartiamo da qui; sì sono testimone di ciò che appare (aggiungerei anche accade) nella mia sfera coscienziale (realizzato o meno che io sia).
Perfetto, concordo.
Se per te è evidente tale tua affermazione non vedo che altro aggiungere. Solo che in seguito da quello che scrivi se ne deduce che non ne sei totalmente convinto.
Riprendevo una tua affermazione precedente...
latriplice ha scritto:In altre parole sei testimone di ciò che appare alla tua sfera coscienziale perché non puoi fare a meno di esserlo, realizzato o meno che tu sia. Pertanto la tua successiva considerazione "...non vivo tale condizione..(consapevolezza)" è quella plausibile.
Ovvero condividevo l'assunto di essere testimone di ciò che appare nella nostra sfera coscienziale. Ed il testimone che fa? Testimonia.
latriplice ha scritto:
Quando dici : "...ci identifichiamo con..." (della visione vista), intendi la consapevolezza testimone a cui attribuisci l'atto dell'identificazione? Sinceramente non vedo nessun'altro candidato dal momento che il corpo sottile (mente-intelletto-ego) è un'oggetto che appare all'interno di tale visione. Allora perché escluderla (la consapevolezza) impedendo la discriminazione tra ciò che è reale (perché è sempre presente) e ciò che appare essere (perché è intermittente)?
Non la escludo, la consapevolezza, anzi. Vedi quando tu parli della discriminazione tra ciò che è reale e ciò che non lo è (appare), che nel vedanta viene definito quale neti-neti, dovresti anche aggiungere, credo, che non è solo una discriminazione "virtuale", a tavolino, tra oggetti reali e quelli che non lo sono. Per capirci non stiamo parlando, o almeno non più, della nuvola in cielo che appare e scompare quindi non è reale secondo i canoni di realtà di permanenza e costanza, non è quindi un esercizio meramente accademico ed eruditivo, stiamo invece parlando di quella sfera coscienziale, ovvero di noi.
La disciminazione tra reale e non reale è una disciminazione interiore di noi stessi, della nostra stessa sfera coscienziale nella sua più radicata esseità; stiamo di fatto discriminando tra ciò che siamo (reale) e ciò che non siamo (non reale - apparente). Di tutto ciò che compare e di cui siamo testimoni sulla (nostra) sfera coscienziale discriminiamo di tutto ciò cosa sia noi e cosa non lo sia. Sopratutto la seconda (neti-neti, non questo non questo) perchè della prima (iti-iti è questo è questo) in effetti è un processo indiretto, nel senso che l'essere, la consapevolezza si svela ed è ad opera del ciò che non siamo e che scartiamo quale sopvrapposizione di noi.
Scartando, realizzando nella consapevolezza ciò che non siamo (non reale - apparente) sveliamo di fatto in atto ciò che siamo (reale - costante - permanente).
latriplice ha scritto:
Pertanto dovrebbe esserti chiaro che non c'è un soggetto cosciente individuale che testimonia la coscienza come se questa fosse un'oggetto di conoscenza. Questa è una confusione tipica dei cercatori spirituali quella di invertire i termini della relazione soggetto-oggetto in cui la consapevolezza-brahman diventa oggetto di realizzazione (maya è sempre all'opera qui). Pertanto il corpo sottile e le sue funzioni inerenti di mente-intelletto-ego, è una forma di materia appunto sottile non diversa da un qualunque oggetto inanimato e non può quindi testimoniare e decidere nulla.
Non sto invertendo nulla, sto, stavo, solo dicendo che quella consapevolezza che testimonia la sfera coscienziale e ciò che in essa appare, testimonia sia ciò che è reale ma anche ciò che non lo è (apparente - non reale). Questa disciminazione, questo atto di consapevolezza di sè (non sono questo e ciò discriminando svelo ciò che sono) nella sua compiutezza e ultimazione è, tranne in pochi e rari casi storici in cui ciò è avvenuto in brevissimo tempo (relativamente breve tempo), ultimativa e definitiva solo al seguito di una lunga sadhana e quindi nel divenire di una o più vite.
Ramana, a 16 anni ci mise mezz'ora di tempo a realizzare il Sè, a portare a termine quella discriminazione tra ciò che non era e (svelando-realizzando) ciò che era, ma questo Ramana. E come lui ben pochi "ralizzati", "illuminati" etc.
Per la maggior parte di noi si richiede un divenire, a meno di voler leggere certi eventi come quello di Ramana (e altri come lui) con la storiella di quello che smazzava i sassi, e che si domandava del perchè ad uno ne fossero bastate 10 di mazzate e ad altri 1000, per spaccare lo stesso sasso.
Forse, si diceva, quello delle 10 ne aveva tirate 990 nella vita precedente, quindi sempre divenire è, solo allargato a più vite invece che una sola.
Forse anche Ramana nella vita precedente aveva tirato le sue 990 mazzate e quindi nell'ultima ne erano bastate 10 per ultimare l'opera.
latriplice ha scritto:
Si, torniamo terra a terra. Il fatto che tu sia l'ordinaria imperturbabile consapevolezza che non è mai nata e mai morirà non è una opzione tra cui scegliere o un motto di vita a cui aderire o meno. Lo sei per default. Pertanto non incorri nel rischio di prenderti per i fondelli e peccare di presunzione se lo pensi. L'unico peccato non è non esserlo, ma non saperlo, il che genera tutta una serie di fraintendimenti che si può riassumere nel termine sanscrito di samsara. Fare affidamento allo stato d'animo (guaina mentale-emozionale), cioè dire ciò che si "prova" per esprimere una valutazione su se stessi, puoi chiamarla onesta intellettuale ma che ha ben poco di spirituale. La mente non sa nulla di ciò che tu veramente sei.
Pensare di esserlo non coincide con essere-esserlo.
Una frase di R. (che mi pare anche tu stimi..) diceva:
«Capire è una cosa, comprendere è un'altra, realizzare è ancora altra cosa.
I molti capiscono e discettano, i pochi comprendono e meditano, i pochissimi realizzano e sono.»
Comunque quello che poi volevo dire tornando al discorso testimoniare-testimonianza era poi semplicemente questo.
Nel divenire di una sadhana, ovvero nel divenire del neti-neti, nel tempo e nello spazio in cui un neti-neti si sviluppa nella disciminazione e attua nella consapevolezza, vi sono oggetti su quella sfera della coscienza di cui si parlava prima che vengono ancora condiderati e sono stati considerati per lungo tempo "noi". Certo viene spesso e sempre il momento il cui la discriminazione illumina tali ombre realizzando che non erano noi, non erano reali, ma fino a due secondi prima ci avevamo creduti essere tali.
E' di questo quando parlo di testimonianza e testimoniare. Testimoniamo oltre al ciò che siamo (o che pensiamo di essere allo stato attuale) anche ciò che eravamo e credavamo essere, e non parlo di secoli fa, parlo anche solo di un mese fa, di una settimana, fa di un giorno fa.
Se ci siamo creduti essere qualcosa\qualcuno (che appariva appunto sulla nostra sfera coscienziale) ed oggi non lo siamo più, benissimo, a maggior ragione diciamolo, testimoniamolo, che male c'è. Ho creduto essere questo e quello, credevo in questo e quello, pensavo di essere questo e quello, ma non lo sono. E a maggior ragione testimoniamo ciò che invece oggi (ma forse domani non crederemo più) essere.
Tu dici (tra le altre) "siamo l'ordinaria imperturbabile consapevolezza che non è mai nata e mai morirà non è una opzione tra cui scegliere o un motto di vita a cui aderire o meno. Lo sei per default."
Questa è una tua affermazione di oggi, in ciò credi e ti identifichi essere, e come tale la testimoni. Per te oggi ciò è reale è la realtà che tu sei e nella quale ti identichi essere. Così come tu la testimoni per te altri potrebbero testimoniarne altre, altre che magari tu hai già discriminato e visto non essere te-reali, ma questo vale per te non per tutti. Ognuno vive la sua discriminazione, il suo neti-neti, le sue realizzazioni e consapevolezze.
Quello che chiedevo soltanto a tutti del forum era semplicemente testimoniate ciò che siete, che credete di essere, e aggiungerei anche allora visto l'ultimo sviluppo del discorso, testimoniate anche ciò che eravate e vi credavate essere fino a poco tempo fa, o nella vostra storia e sadhana personale. Potrebbe essere di aiuto e chiarimento-discriminazione per altri. Tu stesso se non ricordo male hai detto che per anni hai pensato e seguito non ricordo cosa, fa parte del tuo cammino, della tua esperienza, della tua discriminazione e realizzazione di te.
Perchè non darne testimonianza anche di questo, per chi magari è sulla stessa strada e vi si riconosce dai dettagli che descrivi, come detto potrebbe essere di aiuto e ausilio a tanti alle volte. Aiutarli e discrimanre e riconoscere ciò che anche per loro non è reale, non è "loro".