IL CREATORE E LA CREAZIONE
Come ci può essere una creazione, un non-sé, se il Sé è non-duale, immutabile e privo di azione?
Questa è una domanda logica perché una volta che hai utilizzato la discriminazione per infrangere la convinzione che gli oggetti sono reali e che tu ne sia in qualche misura associato, rimani ancora con la fondamentale dualità Sé e non-sé irrisolta. Dal momento che la realtà e non-duale, in ultima analisi i due devono essere riconciliati.
Per fare questo, il testo categorizza il non-sé un po’ diversamente rispetto a prima: come individuo, la creazione ed il creatore. Per prima cosa spiega la natura del creatore e come la creazione e l’individuo vennero in esistenza. In seguito dimostra che l’individuo non è differente dalla creazione in quanto materia, e procedendo con l’analisi dimostra che l’individuo ed il creatore non sono differenti in quanto il Sé, facilitando così la conoscenza della non-dualità.
È dovuto a maya, un potere che dipende dal Sé per la sua esistenza apparente.
La Maya rende possibile l’impossibile: essa fa in modo che il Sé non-duale sembri come fosse una moltitudine di oggetti differenti. Il testo mette in risalto questo punto nel dire che maya dipende dal Sé, che è sathya, per la sua apparente esistenza. Questo significa che maya, insieme con i suoi effetti, è mithya. Sebbene sathya e mithya sembrino una dualità, in verità non lo sono perché non ci può essere una vera e propria dualità tra il Sé e qualcosa che in realtà non esiste.
Ma dal momento che l’apparenza della dualità non può essere semplicemente respinta, la relazione tra sathya e mithya necessita di una spiegazione: mentre mithya (maya) è sempre sathya (il Sé), sathya non è mai mithya. Ciò che viene definito come mithya è solo il Sé che appare, ma che in effetti non diviene, mithya.
È come l’esempio summenzionato del vaso d’argilla. Mentre il nome “vaso” e la forma a cui si riferiscono sono sempre l’argilla, l’argilla non è mai il nome (nama) e la forma (rupa). L’argilla non diventa una sostanza chiamata vaso perché il vaso è solo una apparenza priva di effettiva esistenza. E prima, durante e dopo l’apparenza del vaso, l’argilla rimane sempre la stessa.
Potresti dire che c’è un vaso di argilla perché ne fai l’esperienza. Ma quando cerchi di dimostrare la sua esistenza, non puoi perché l’apparenza del vaso si risolve nella sua base, l’argilla. Allo stesso modo, sebbene mithya può essere esperita, procedendo con l’indagine essa si risolve in sathya, il Sé.
Per esempio, in ogni esperienza ci sono due fattori: oggetti, mithya, e coscienza, sathya. Il termine “fattore” viene qui utilizzato perché sebbene la coscienza è insita in ogni esperienza, essa stessa non è un oggetto esperibile. Ora, se entrambi la coscienza egli gli oggetti fossero reali, allora nessuno dei due sarebbe in grado di cambiare. Se così fosse, ci sarebbero due realtà indipendenti che non potrebbero influenzarsi a vicenda e tu saresti bloccato con la dualità.
Ma questo non corrisponde alla realtà dei fatti perché gli oggetti sono transitori ed in continua evoluzione; in altre parole non sono reali. E dal momento che gli oggetti non sono auto-rivelanti, che significa indipendentemente esistenti, devono dipendere da qualcos’altro per la loro apparente esistenza, nello stesso modo che il nome e la forma “vaso” dipende dall’argilla. L’unico altro fattore oltre gli oggetti è la coscienza, pertanto quello che appare essere degli oggetti deve essere per davvero la coscienza. Proviamo ad esaminare un oggetto come una sedia per vedere in che modo questo corrisponda alla verità. La logica di questo esempio può essere applicata non solo agli oggetti fisici, ma anche a quelli sottili come i pensieri perché entrambi sono materia.
Allora a cosa ti riferisci quando dici che c’è una sedia? Se osservi da vicino ti rendi conto che non c’è alcuna sedia, solo legno. Il legno è una realtà? Assolutamente no, perché è fatto di solo atomi. L’atomo è una realtà? Assolutamente no, perché è fatto di protoni, neutroni ed elettroni che a loro volta sono fatti di quark e altre varie particelle subatomiche che periodicamente appaiono dallo spazio e scompaiono nello spazio. Così alla fine dell’indagine sulla sedia, tutto ciò che si trova è lo spazio. Ma è lo spazio una realtà? Se lo fosse, esisterebbe in modo indipendente. Ma non è così perché dello spazio si può dire che esiste solo in presenza della coscienza. Dal momento che lo spazio non è conscio, non è logico concludere che la coscienza derivi dallo spazio. Pertanto lo spazio proviene dalla coscienza, ed infine non è altro che coscienza.
In questo modo tutti gli oggetti, mithya, si risolvono nella coscienza, sathya, il Sé. L’esperienza di mithya è solo una apparenza che in realtà è il Sé. È simile nel pensare che stai sperimentando un’onda dove c’è solo acqua, un anello dove c’è solo oro o una maglietta dove c’è solo cotone.
Prima di procedere, è una buona idea ribadire questi due fatti:
1. Maya è mithya, è irreale. Pertanto, qualsiasi dei suoi effetti sono ugualmente irreali.
2. Mithya dipende da sathya, il Sé, per la sua apparente esistenza. Pertanto, mithya si risolve in, e non è niente altro che, sathya, ma sathya non è mai mithya.
Ora, il testo spiegherà in che modo la maya si evolva nella creazione.
La maya è composta da tre guna (qualità): sattva, rajas e tamas. Da queste tre qualità evolvono i cinque elementi (spazio, aria, fuoco, acqua, terra) nelle loro forme sottili non-fisiche. Da questi elementi sottili a sua volta si sviluppa il corpo sottile. Quando i cinque elementi si dividono e si ricombinano, le forme grossolane degli elementi vengono create. Dagli elementi grossolani il corpo grossolano si sviluppa. Di conseguenza, vi è una identità tra l’individuo e l’intero universo. Essi sono entrambi composti dei cinque elementi (materia) e sono perciò essenzialmente non differenti.
Come precedentemente accennato, il corpo causale è il potenziale immanifesto per la mente ed il corpo individuale. Ma è solo parte del corpo causale totale, maya, il potenziale immanifesto di tutti i corpi, di tutte le menti e l’intera creazione. A questo proposito maya è il creatore ed è composta dai tre fattori necessari per creare: conoscenza (satva), potere (rajas) e sostanza (tamas).
Pensa a quello che serve per costruire una casa. In primo luogo bisogna avere la conoscenza per elaborare un progetto e l’abilità nella costruzione. Questo è satva. Ma la conoscenza e l’abilità non è sufficiente se non disponi del potere o dell’energia per attuare la costruzione stessa. Questo è rajas. Ma la conoscenza di come fare il lavoro ed il potere di realizzarlo non è di alcuna utilità se non ci sono i materiali per costruirla. Questo è tamas.
Inizialmente questi tre guna si manifestano come i cinque elementi, che sono un modo per descrivere la materia. Ma prima ancora, essi sono nella loro forma sottile, energia, materia nella sua forma non-fisica. Dagli elementi sottili, vengono formati i corpi sottili. Poi, quando gli elementi sottili si dividono e si ricombinano, diventano gli elementi grossolani, materia fisica, da cui il corpo ed il cosmo sono formate.
Questo processo complesso si articola in dettaglio nel testo originale, ma l’ho semplificato qui perché il punto dell’intera faccenda è questo: la creazione e l’individuo, entrambi nei loro aspetti sottili e grossolani sono solo materia, i cinque elementi. Perché questo è importante? Per il semplice motivo che abitualmente tu tracci un confine tra te stesso ed il mondo, e lo vedi come diverso da te stesso. Ma in verità, non c’è una distinzione tra la materia che compone il tuo corpo e la tua mente e la materia di cui è composto il mondo. Dal punto di vista della materia, la creazione e l’individuo sono la stessa cosa; essi sono essenzialmente indifferenziati e questo fatto risolve l’uno nell’altro.
Ora, poiché la materia è inerte ed inconscia, è inconcepibile che essa si sia organizzata in una creazione. Pertanto, l’esistenza di un creatore consapevole ed intelligente viene dedotto. Così, subito dopo aver determinato l’unicità della creazione e dell’individuo, si giunge ad un’altra dualità: il creatore e la creazione. Per riconciliare i due, il testo spiega la natura del creatore, Ishvara, e la creazione/individuo, il jiva.