FEDRO:
Fedro ha scritto: ↑29/01/2017, 1:06
KaaRa ha scritto: ↑28/01/2017, 20:42
Fedro ha scritto: ↑28/01/2017, 16:22
KaaRa ha scritto: ↑28/01/2017, 15:50
lo
jnana yoga usa appunto la speculazione. E' sufficiente guardare la
puntigliosità e la prolissità che Shankara ci fornisce, per accorgersi che
lo Jnana yoga usa la razionalità, anche se come incentivo verso l'intuito. O l'intuito viene da sé, o si è
costretti a seguire il ragionamento
non intendo entrare in merito o contrapposizione rispetto a questa tua ostinata opinione personale sullo Jnana yoga (visto che continui a riproporla) quindi mi astengo da ulteriori commenti, grazie.
Va bene; prima però, se vuoi, puoi proporre una definizione diversa, magari usando anche le definizioni di qualche trattato vedantico (moderno o antico, da usare come guida, senza che nessuno debba considerarlo dogma) che parli di tale via; ma solo se sperimentata da te direttamente, e quindi non opinabile da parte mia, se non al massimo per la forma in cui l'esporrai: infatti non si può opinare se la via di qualcuno è o no un percorso autentico, a meno che non ci si ponga come suo guru. Se invece porterai uno jnana yoga non sperimentato, sarà interamente un'opinione tua, e quindi interamente opinabile anche da me.
Ma guarda che lo avevo fatto, e tutto era fuorché un dogma o trattato, quanto resoconto di esperienza personale, descrivendo lo strumento principe dello Jnana yoga: il neti neti, e così dicevo:
Il neti neti è continua spoliazione di ciò che è non reale, dunque man mano si tratta di riconoscere ed elidere ciò che è ragionamento che non si basi su propria esperienza (quindi falso e irreale).
Lo avevi fatto, e io non avevo dissentito sul fatto che il tuo fosse un percorso autentico, che fosse spirituale, che fosse una tua esperienza. Come avrei potuto? Se anche scoprissimo che ci conosciamo da anni, come potrei mai poter affermare che ciò di cui mi parli è un "anti jnana"? Prima ho detto che solo il tuo eventuale guru potrebbe dirtelo, ma forse non lo farebbe neanche lui.
Nonostante questo, tra noi, qui, possiamo comunque ragionare su ciò che esponiamo. Non abbiamo altro da fare, a meno che non lo sostituiamo con un continuo rimproverarci per aver ragionato. Tu hai appunto fatto anche adesso una esposizione (ragionata!) del neti neti, così come avevo fatto delle esposizioni anche io. E tu avevi chiarito il modo in cui vedevi tale mia esposizione, a cui ho ulteriormente posto un chiarimento anche io. Adesso il gioco prosegue, nel caso io veda che ciò che hai appena detto mi suscita una nuova riflessione. Senza che tutto ciò debba suscitare anche giudizi sull'autenticità della sadhana o dello yoga intrapreso dall'uno o dall'altro. Una incapacità di sintetizzare per iscritto le proprie idee più sottili (come è il mio caso), non deve essere sostituita da un giudizio spazientito. Siamo qui anche per comprenderci e, inizialmente, tollerarci.
Qui mi pare si vada invece, verso la direzione opposta: un continuo e sovrapposto accumulo di costrutti e immaginazioni personali.
Quindi, continuando (se si vuole) le nostre riflessioni, appunto in riferimento a ciò che hai appena detto sul neti neti: hai perfettamente ragione, il neti neti è una spoliazione di tutte le varie aderenze-identificazioni che la coscienza ha verso i suoi contenuti (che altro non sono che modificazioni formali della stessa coscienza). Questo non può essere fatto da tutti in modo diretto, ovvero ponendosi in un totale (totale!) silenzio, per lo meno psichico (ma meglio ancora se anche fisico), osservando tali contenuti uno per uno (o, per chi è ancora più capace, osservando direttamente la fonte di tutti i contenuti), con una coscienza inamovibile. (Tra l'altro, è bene averlo presente subito, anche QUESTO metodo è altrettanto irreale come lo sono i ragionamenti!)
Come possono comunque fare i "poveri mortali" come me, che (soprattutto un tempo) non sanno stare che poche decine di minuti in meditazione, al massimo? Quelli come me possono usare i propri strumenti mentali di altro genere, quelli più grossolani (illusori, ma è illusorio anche il sottile strumento della meditazione o della silenziosa osservazione diretta): ovvero strumenti come le azioni, le energie istintuali, i sentimenti emotivi, i pensieri volitivi, i ragionamenti intuitivi (Shankara ce ne mostra un esempio, facendoci ragionare su migliaia di pagine!!!), il puro intuito.
Il risultato non cambia: così come colui che ha usato l'azione (magari in battaglia, come Arjuna: altro che osservazione diretta inamovibile!!) comincerà a veder svilire le aderenze-identificazioni ai propri contenuti, vedendosele al massimo sostituire da intuizioni sempre più sottili (religiosamente si potrà dire, come nella Gita, che "con le azioni ha offerto le proprie istanze a Dio"), allo stesso modo capiterà la stessa cosa a chi, come me, usa l'intelletto con lunghi ragionamenti: non a caso, è questo che mi sta capitando (nel primo post lo avevo specificato, che tutto quel che scrivevo nasceva da un'intuizione e non da un ragionamento), anche se poi, qui, se voglio mettere per iscritto eventuali intuizioni sintetiche, devo proporle per esteso (con il mio scarso dono di sintesi scritturale).