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la mente: una pagina bianca?

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cielo
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la mente: una pagina bianca?

Messaggio da cielo » 22/09/2023, 8:52

I realizzati non seguono una particolare via. Semplicemente rinunciano alla dualità cessando di immaginarsi le cose. Per loro, la liberazione viene così ottenuta facilmente.

Sri Dattatreya
(Avadhuta Gita; 2.28)

Rinunciare alla dualità cessando di immaginarsi le cose. Fantastico, vibra nella sua essenziale verità.

Ieri sera, preparandomi, nella veglia nel letto, a dormire, sono stata testimone della mia mente come uno schermo immobile, sul quale non avevo più la forza di animare correnti di pensieri, "di farmi film", di immaginare. La scimmia non riusciva più a saltare da un ramo all'altro, ci provavo ma nulla si animava sullo schermo.

Contemplavo con un certo sgomento interiore quella pagina bianca mentale sulla quale non si formavano più sequenze di parole a formare pensieri tra loro connessi, ma neppure disconnessi. Nulla, una pagina bianca, senza memoria, senza alcunché da attenzionare.
La memoria non si formava. Non riuscivo a pensare. Un coagulo del mio io di "non realizzata" riusciva ancora a pensare di rimanere attenta a quell'esperienza di stasi della mente. Di stare nel presente, senza alcun sostegno-pensiero a cui aggrapparmi.
Lasciati cadere nel vuoto mi indicava Bodhananda.

Forse lo stress, fisico e mentale, forse la stanchezza di una giornata intensa senza spazi per un po' di ritiro nel silenzio, forse persino le immagini tv sulla giornata internazionale per i malati di alzheimer...ma la mente era una pagina bianca che non andava nè indietro nè avanti, e nessun personaggio tentassi di animare riusciva a prendere la scena.
Stavo nell'immoto e si stava benissimo. Un po' inquietante per l'io abituato a coagularsi continuamente per "essere nel divenire" col suo fardello di desideri e aspettative, bagagli da trascinare, trolley di ricordi.
Poi sono scivolata nel sonno e mi sono risvegliata serena.

Oggi che i pensieri per necessità riescono a formarsi osservo che la mente come una pagina bianca resta una possibilità, un "fare che è un non fare".
Non si rinuncia alla dualità e conseguentemente all'io e al tu, al soggetto e all'oggetto, come atto di volontà, non c'è un metodo (pur se ci sono vari mezzi da utilizzare, come per l'alpinista che vuole scalare una vetta), è una possibilità che accade.
Un percorso che non è un percorso, ma tutto da percorrere.
Quando l'essere individuato, che percepisce solo il fenomenico, per intuizione, per conoscenza indiretta, accede all'informazione sul Reale e decide di perseguire la risoluzione dell'individuazione, è opportuno che mantenga ferma l'attenzione sulla percezione, perché quello è il presente fenomenico da "risolvere".

Un presente che comprende tutte le sfere percettive dell'ente, note e innote.
Qualsiasi tentativo di accedere, immaginare, percepire, definire, congetturare il Reale, è inutile, nonché impedisce la realizzazione del Reale stesso (...)
Bodhananda
da qui

latriplice
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Re: la mente: una pagina bianca?

Messaggio da latriplice » 22/09/2023, 13:43

"Ieri sera, preparandomi, nella veglia nel letto, a dormire, sono stata testimone della mia mente come uno schermo immobile, sul quale non avevo più la forza di animare correnti di pensieri, "di farmi film", di immaginare. La scimmia non riusciva più a saltare da un ramo all'altro, ci provavo ma nulla si animava sullo schermo."

L'esortazione di "cessare di immaginarsi le cose" non è riferito alla presenza o meno di un flusso di pensieri o immagini nel proprio ambito coscienziale, ma che tu abbia, immaginandolo, una relazione della presenza o meno di un flusso di pensieri o immagini da parte di un io testimone.
Pertanto la rinuncia alla dualità consiste proprio nel cessare di rappresentarsi l'esperienza che stai essendo in un contesto duale, frammentata da un ipotetico io e altro da me.

Potresti anche renderti conto che non c'è una cosa chiamata mente (che sussiste solo nel rapporto immaginario di soggetto-oggetto).

Quel rendersi conto può riassumersi in un "toh......ma guarda te...non ci avevo pensato". E' come risvegliarsi da un sogno.

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cannaminor
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Re: la mente: una pagina bianca?

Messaggio da cannaminor » 23/09/2023, 12:02

cielo ha scritto:
22/09/2023, 8:52
I realizzati non seguono una particolare via. Semplicemente rinunciano alla dualità cessando di immaginarsi le cose. Per loro, la liberazione viene così ottenuta facilmente.

Sri Dattatreya
(Avadhuta Gita; 2.28)

“Cessando di immaginarsi le cose...”

L’uso del verbo “immaginare” (che non è casuale) mi rammenta alcuni sutra, uno in particolare, del Vivekacūḍāmaṇi il 172:

“Il vento ammassa le nuvole e lo stesso vento le disperde, così la mente immagina la schiavitù, ma immagina anche la liberazione.”

Immaginare deriva da immagine, ovvero da forma; l’immagine è forma, quindi immaginare è dare forma, formare, creare, plasmare, “movimento conformato” diceva Raphael. L’atto immaginativo, di immaginazione è un atto creativo, plasmante, proiettivo...

“Secondo la metafisica Vedanta, la percezione avviene perché il soggetto sperimentatore proietta il suo mentale sull'oggetto. Non è l'oggetto che entra nella mente e la plasma, ma è invece la mente del soggetto che, simile ad una proboscide di elefante, si dirige verso l'oggetto, ne assume la forma o il modello creando la sensazione.”

Quindi è la mente, il manas che si proietta (movimento) e immagina-forma l’oggetto, o come dice Raphael “movimento conformato”. L’oggetto in fondo altro non è che una modificazione del soggetto stesso, un movimento del soggetto stesso, del manas-mente stesso.
É la mente-manas che muovendosi-proiettandosi crea-plasma la forma, immagina l’oggetto altro da lei. Ma quell’oggetto è sempre lei, solo che è una sua modificazione-movimento-creazione cui ha creduto essere, immaginato essere.
La corda è la mente-manas, è la Coscienza, siamo “noi”, soggetti, ma ci immaginiamo e crediamo altro (modificazione-alterità), ovvero il serpente, la ghirlanda, etc.

47. Come il movimento di un tizzone ardente sembra avere una linea dritta o curva, così la coscienza in movimento appare essere il conoscitore e il conosciuto.
48. Come il tizzone ardente quando non è in moto diviene libero dalle apparenze e dalla nascita, così la coscienza quando non in movimento rimane libera dalle apparenze e dalla nascita.
49. Quando il tizzone ardente è in moto, le apparenze (erroneamente percepite) non gli provengono da nessuna parte. Né esse vanno in alcun altro luogo quando il tizzone ardente è fermo, né ad esso ritornano.
50. Le apparenze non provengono dal tizzone ardente a causa della loro mancanza di sostanzialità. anche neo confronti della coscienza avviene così perché le apparenze sono sempre identiche.
51. Quando la coscienza è in movimento (come nel sogno e nella veglia) le apparenze (percepite) non giungono ad essa da nessuna parte. Né esse vanno in qualche altra parte quando la coscienza è in riposo (nel sonno profondo), né entrano in essa.
52. Né ancora sono nella stessa coscienza perché sono prive di sostanzialità, esse risiedono di là dalla comprensione perché sono senza alcuna relazione di causa-effetto. (Māṇḍūkya Upaniṣad – IV Alātaśānti Prakaraṇa)

“Coscienza in movimento”, “movimento conformato”, movimento…proiezione-immaginazione.
Quindi quel “Cessando di immaginarsi le cose…” iniziale da cui si era partiti, altro non è che il cessare di proiettare-immaginare (movimento conformato) o come dice l’ Amṛtabindu Upaniṣad al sutra 2 :

“Per l’uomo la mente costituisce causa di schiavitù e di liberazione; quando aderisce agli oggetti dei sensi è causa di schiavitù; quando non ha rapporto con gli oggetti, di liberazione.”

o la stessa Maitry Upaniṣad al sutra VI, 34, 11 :

“Per gli uomini la mente è causa di schiavitù o di liberazione: quando è congiunta con gli oggetti [porta] alla schiavitù, quando è priva di oggetti è chiamata liberazione.”

La stessa Maitry Upaniṣad al sutra VI, 34, 3 diceva:

“Si cerchi con estremo impegno di purificare la mente che, invero, è il saṁsāra stesso. Si diviene ciò che si pensa. Questo è l’eterno mistero”.

Si diviene ciò che si pensa, posto in un’ottica in divenire-movimento. Volendo essere più attuali si potrebbe anche dire, "siamo ciò che pensiamo", ovvero siamo il movimento stesso, il movimento conformato stesso, l’aderenza-credenza-identificazione all’alterità pensata, creduta, alla modificazione coscienziale di noi stessi immaginata in alterità (dualità) di\da “noi” soggetti percipienti.
Non si cessa di immaginarsi le cose, si cessa di immaginare, si cessa il movimento conformante (le cose); si addiviene a contemplare la Realtà, a realizzare la Realtà, ad Essere la Realtà in Identità.
Non c’è una via, un percorso, un divenire-movimento-immaginazione che in alterità e modificazione di noi stessi ci porti a “noi stessi”; a meno di considerare e pensare il fermarsi, l’arrestarsi, il centrarsi un “movimento”, un’azione, un agire. L’assenza di movimento o meglio il divenire all'assenza di movimento è movimento lui stesso? Il rallentare sì (sino a fermarsi), quindi in questo senso può essere inteso come via e percorso, altrimenti no. Forse in questo senso è da intendersi la distinzione-differenza tra via diretta e via indiretta, tra il fermarsi di colpo in un’unica soluzione-evento, ed il rallentare progressivamente nel tempo-spazio del divenire. In entrambi i casi non credo vi sia e faccia poi molta differenza all’eterna presenza del Presente-Infinito-Essere.

cielo
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Re: la mente: una pagina bianca?

Messaggio da cielo » 23/09/2023, 21:23

cannaminor ha scritto:
23/09/2023, 12:02
Non si cessa di immaginarsi le cose, si cessa di immaginare, si cessa il movimento conformante (le cose); si addiviene a contemplare la Realtà, a realizzare la Realtà, ad Essere la Realtà in Identità.
Non c’è una via, un percorso, un divenire-movimento-immaginazione che in alterità e modificazione di noi stessi ci porti a “noi stessi”; a meno di considerare e pensare il fermarsi, l’arrestarsi, il centrarsi un “movimento”, un’azione, un agire. L’assenza di movimento o meglio il divenire all'assenza di movimento è movimento lui stesso? Il rallentare sì (sino a fermarsi), quindi in questo senso può essere inteso come via e percorso, altrimenti no. Forse in questo senso è da intendersi la distinzione-differenza tra via diretta e via indiretta, tra il fermarsi di colpo in un’unica soluzione-evento, ed il rallentare progressivamente nel tempo-spazio del divenire. In entrambi i casi non credo vi sia e faccia poi molta differenza all’eterna presenza del Presente-Infinito-Essere.

Vero.
Si cessa di immaginare, ma prima e durante, si continua a immaginare di stare smettendo di immaginare, oppure si è certi di esserci riusciti.

Per quello che mi riguarda sono consapevole di avere ancora parecchie sovrapposizioni velanti: upadhi, vedo partire il processo immaginativo e non sempre lascio pacificamente che si arresti da sè, lo trattengo o mi giudico.
A volte invece spontaneamente cessano le costruzioni mentali, le autodifese dell'"io sono questo e quello" che crea e distrugge il mondo interiore appena immaginato diverso nel tempo, mai soddisfatto dell'arredamento delle stanze, così sposta i mobili di qua e di là. Tutte fantasie, moscerini che danzano la loro breve vita, illusioni.

17. Per la distruzione di questo terribile universo di veleno che dà la non-consapevolezza dell’illusione, c’è un solo rimedio infallibile: il nettare dell’esistenza originaria. (Avadhutagita, II, 17)

Rallento progressivamente, la pagina bianca mi ha aiutato. C'è la possibilità di immergere la mente sensoriale proiettata all'esterno nel silenzio e nel vuoto.
Resta sconcertata e imbarazzata, così abituata ad allungare i suoi tentacoli che prendono vita come le teste dell'Idra.
La mente crea il flusso temporale e spazi immaginari dove giocare e far giocare personaggi immaginari: "gli altri".

Contemplare il Reale, nel fermo immagine della sua essenza immobile. Unico Spirito (atma) che è e non diviene.

Posto per completezza il sutra citato da Latriplice nella versione di cui al testo Avadhutagita dei Pitagorici, è un po' diverso ma l'essenza coincide.

28. Conoscendo ciò che non può essere detto, gli yogi hanno un cammino particolare. Per essi il cammino è l’abbandono della dualità. La suprema realizzazione arriva da sé. (Avadhutagita, II, 28)

latriplice
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Re: la mente: una pagina bianca?

Messaggio da latriplice » 24/09/2023, 13:56

Cannaminor ha scritto:
"Non si cessa di immaginarsi le cose, si cessa di immaginare, si cessa il movimento conformante (le cose); si addiviene a contemplare la Realtà, a realizzare la Realtà, ad Essere la Realtà in Identità."
Le "cose" sono riferite ai sostantivi che emergono nel rappresentarsi in un contesto duale l'esperienza dell'immaginare, in quanto attività spontanea ed espressione dell'Essere non duale. Pertanto l'esortazione "si cessa di immaginare", oltre a porre sullo stesso piano di realtà l'immagine (in quanto sostantivo) e l'Essere da realizzare a tal punto che uno esclude l'altro in un rapporto interdipendente, quindi alimentando una visione dualistica, ovviamente è diretta ad un soggetto (colui che immagina in quanto sostantivo) della rappresentazione succitata.

Tu in quanto soggetto della rappresentazione sei impotente nel far cessare una attività espressione dell'Essere (sat) che ti precede, ma hai la libertà di astenerti dall'immaginarti le "cose", i sostantivi (l'io e l'immagine) sovrapposti al verbo (l'immaginare) e la loro relazione immaginaria.

I realizzati non seguono una particolare via. Semplicemente rinunciano alla dualità cessando di immaginarsi le cose. Per loro, la liberazione viene così ottenuta facilmente.

Sri Dattatreya
(Avadhuta Gita; 2.28)

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