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D. Spesso condizioniamo il nostro presente sulla base dei ricordi: “Questo adesso non lo faccio più perché due anni fa mi era successo quello”. Quindi, tramite il manas, sovrapponiamo un ricordo a quello che c’è.
R. Ma, infatti, il manas va utilizzato, quando serve. Ora, nel momento in cui vi si sta parlando, ad esempio non serve, non ce n’è bisogno. Al massimo il manas può agire a livello sottile per utilizzare una certa voce per esporre le parole, ma non c’è un’azione di ricordo, mentre prima serviva un esempio e dunque serviva un ricordo.
Ma già mentre ve lo si dice, si sa che quell’esempio usato (venuto con il ricordo) non è vero, perché nella memoria si è degradato ed è comunque un qualche cosa che non è un presente. È stato archiviato, è pensiero, non è reale, ha una sua oggettività perché è avvenuto, ma si sta stemperando nel tempo, diventa sempre più un riflesso.
D. Non sono i file, i programmi che stiamo usando oggi, sono solo file archiviati nel computer del manas.
R. Sì, ma potremmo dire che i file che sono messi nella memoria centrale non hanno una memoria di massa. Il nostro presente sono i file che girano nella memoria centrale e non nella memoria di massa.
D. Che cos’è la memoria di massa?
R. L’hard disk. Ci sono alcuni programmi che, ad un certo punto, parcheggiano nella memoria di massa alcune parti del programma che sta girando in quanto non servono. Ho un degrado, difatti quando il programma va a riprendere quei pezzi parcheggiati li ricontrolla tramite delle copie multiple per fare una verifica.
D. Allora la mente si impadronisce di qualsiasi cosa, ma poi utilizza solo quello che le serve? Fa dei ragionamenti che poi archivia?
R. Ed è la prassi, perché è il principio di entropia che prevede il minor consumo energetico. Mi spiego, nella mente io ho questa stanza, vado a vedere questa immagine della stanza che viene classificata automaticamente: “tappetini, materassini, persone, corpi, vestiti.ˮ
Sto parcheggiando dei dati. Parliamo in generale, una mente “sana” quando ha visto, cancella quasi subito.
Una mente che, invece, rimane sul ricordo non è molto pura, è “sporca” perché questa immagine viene trattenuta. Questa immagine trattenuta può poi riaffiorare nel sogno o, se c’è una sporcizia particolare, alcune parti rimangono, anche nello stato di veglia.
A volte si pensano cose del tipo: “Questa persona mi sta proprio antipatica perché non mi sta ascoltando, sta leggendo mentre io parlo” o “Guarda quello come si è messo scomposto e che brutte calze che ha!”.
Ci sono alcune cose che vanno a toccare un mio vissuto, delle mie storie personali che sono già delle vāsanā.
La mente non è pura perché ci sono dei solchi segnati, è come se fosse uno schermo che trattiene queste altre immagini che mi creano altre strutture, altre sovrapposizioni. Ma non è la mente. Sono le scorie che circolano, la mente è uno spazio vuoto. È come se fosse uno schermo che trattiene la sporcizia.