Un'istruzione utile a sollevare il velo dell'ignoranza, avidyā, che ci oscura e ci stringe nel recinto dell'io e del mio, da cui non se ne esce se non morendo a sè stessi. Qualcosa tipo: chiudo gli occhi, medito e contemplo, respiro, poi li riapro e il fantasma-onda non c'è più. Splendido!
Vecchia storia, morire a sé stessi. Fa male?
Nel brano, secondo mia visione, Bo ci invita a sollevare il velo (non stare inerti a contemplare il sè nel Sè, teoricamene filosofando), a uscire, provarci almeno, dalla dimensione duale in cui si alternano notte e giorno e gli stati d'animo sono alternati, corrente spenta, corrente accesa, panico e estasi, per andare agli estremi. La pace interiore è una parola che sfugge ad essere definita com'è in sè stessi, e capire se c'è o non c'è.
A riconoscersi onde tra le onde così da sperimentarci anche mare (tante onde insieme nel medesimo mare-mondo a farne il ritmo), niente di Assoluto, neppure il mare esiste nel per sempre..
E poi, infine, ritrovarsi Acqua che nutre ogni più piccola cellula nel microcosmo delle "cose" in cui siamo, fisicamente parlando, pure noi.
Solleviamo il velo per vedere con la lucida chiarezza discriminante della ragione "pura", ovvero, secondo mia visione, la mente che riconosce sè stessa al "lavoro" del distacco e della discriminazione, che analizza i concetti e le definizioni, si divide per conoscere le parti, pur sapendo che non descrivono la Realtà, l'insieme, perchè nulla può definire l'Indefinibile. Inutile cercare la luce della ragione per illuminare ciò che mai è oscuro.
La ragione attraversa, conosce e sperimenta continuamente la potenza del dubbio, che è fuoco intellettivo discriminante che cerca la Perfezione (che non c'è nel fenomeno in divenire) , e poi ha da gettare ogni cenere del pensiero al vento, che soffia dove vuole.
C'è solo un Fuoco ed è incolore, pur avendo ogni sfumatura di colore in sé.
La mente sensoriale e percettiva nel frattempo decolla e vortica, ci crede ancora di spostarsi da un qui a un là, crede di essere onda che danza sull'Oceano secondo propria direzione e nel frattempo si schianta andando a sbattere, senza più trovare una ragione alle cose che accadono.
Sono onda e sono mare, Acqua?
Le cose accadono, il mondo gira, un'onda tra le onde può fare solo l'onda. Che altro?
Buona domenica
Dicono che la differenza fra un realizzato e un non realizzato, fra un Conoscitore e un non conoscitore, è che entrambi sono l'Essere, solo che il primo lo sa e il secondo lo pensa.
Noi tutti siamo il Sé, dobbiamo semplicemente sollevare il velo che ci impedisce di saperlo. Il sole è già lì, tocca solo aprire gli occhi e vederlo.
Non appena si placano le onde, rimane l'acqua. Certo non è il Sé, l'io che si interroga, o meglio lo è così come lo è qualsiasi altra cosa emanata dal Sé, ma certo non ne è consapevole.
Inoltre, considera che ci sono tanti livelli di realizzazione, alcuni sconosciuti, altri idealizzati, alcuni indicibili.
La realtà è che la mente empirica non può concepire il Sé, né lo può il jīva [anima individuale], esattamente come l'onda non può concepire il mare sino quando si vede individuata come onde. Anche perché il mare non esiste, siamo noi che lo chiamiamo mare. È semplicemente acqua.
Bodhānanda, dialoghi dIstruzione by ML (opera in preparazione)
